Ogni essere umano dal momento in cui si affaccia a questa vita inizia un periodo di crescita durante il quale, salvo poche eccezioni, manifesta comportamenti e modi di esprimersi che cambiano durante gli anni.
Sappiamo benissimo che i comportamenti degli individui variano, dalla nascita fino alla vecchiaia, perfezionandosi ed evolvendosi (nella norma) verso forme di razionalità e di saggezza.
I comportamenti di un bambino, infatti, sono molto diversi da quelli di un adulto.
Anche nella vita spirituale dei credenti avviene la stessa cosa, possiamo assistere ad una crescita che modifica il loro comportamento e, con questo scritto, vogliamo meditare alcuni aspetti affinché, anche noi, si possa dismettere le “cose da fanciulli”.
Dice la Parola:
“Quand'ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo” (I Corinzi 13:11).
Di solito, la persona che si converte parte “lancia in resta” alla conquista delle altre anime e, piena di zelo per il Signore, inizia ad evangelizzare chiunque gli capita vicino.
(In queste persone posso guardare me stesso all’inizio della mia nuova vita in Cristo!
Fratello o sorella che leggi, forse, nel tuo primo amore per il Signore, proprio come ho fatto io, ti stai dando da fare moltissimo senza, però, badare se operi nel modo giusto, cioè secondo la Parola di Dio).
Ora, esclusivamente alla luce della Parola di Dio, considereremo quattro aspetti che riguardano il lavoro nel campo del Signore.
1. Da dove incominciare;
2. quando aprire la nostra bocca;
3. quando smettere di parlare;
4. saper ascoltare.
1) DA DOVE COMINCIARE
Il Signore, che ci ha chiamati ad essere la luce del mondo, ci ha detto:
“e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a TUTTI QUELLI CHE SONO IN CASA” (Matteo 5:15).
Limitandomi a sottolineare il significato di quanto sopra solo in riferimento al punto in questione, posso dire che, con queste parole, il Signore ci fa intendere che I PRIMI che debbono essere illuminati dalla luce dello Spirito (che è in noi e ci fa risplendere per un comportamento santo) SONO I NOSTRI FAMILIARI.
La salvezza, che dobbiamo far conoscere a tutti, DEVE INIZIARE (e non finire) in casa nostra.
Purtroppo, quante persone che oggi predicano agli altri, forse, per colpa del fatto che “questa loro lampada” (il loro comportamento) non “brilla” nelle proprie case, hanno ancora i loro familiari non convertiti!
Teniamo presente che alla Parola dell’Evangelo debbono essere sempre associati "i fatti"!
Quando diciamo che il Signore ci ha portato pace e serenità queste parole debbono trovare riscontro nei nostri comportamenti e, forse, in casa nostra ciò non avviene sempre, vanificando, perciò, ogni nostra parola.
Meditiamo, ancora, sulle parole che Gesù disse all’indemoniato di Gerasa dopo averlo liberato:
“TORNA A CASA TUA, e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te. Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando quanto grandi cose Gesù aveva fatte per lui” (Luca 8:39).
Gesù gli aveva detto “Torna a CASA TUA, e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te” (quello che dovrebbe fare ognuno di noi appena liberato e rinato a novità di vita) ma quell’uomo, forse inebriato dalla salvezza ricevuta, non lo fece ed invece, subito … “andò per tutta la città …”!
La salvezza di tutta la nostra famiglia sta molto a cuore a nostro Signore! E le parole dell’Angelo che si presentò al centurione Cornelio lo dimostrano.
Infatti come riferisce l’Apostolo Pietro: “Ed egli (il Centurione) ci raccontò come aveva veduto l'angelo che si era presentato in casa sua e gli aveva detto: Manda a Ioppe, e fa chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu E TUTTA LA CASA TUA” (Atti11:13-14)
Anche Paolo e Sila dicendo al carceriere di Filippi: “ … Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e LA CASA TUA” (Atti 16:31), dimostrano che Dio vuole la salvezza tua e della tua famiglia.
Appare chiaro, quindi, che dovrebbe essere LA NOSTRA CASA (cioè i nostri familiari), il primo luogo dove far risplendere la luce del Signore venuta ad abitare nel nostro cuore ed invece … succede che alcuni neoconvertiti si improvvisano missionari e lascino le proprie famiglie “al buio” e nei bisogni per andare a far risplendere la “loro luce” in altri luoghi lontanissimi.
Sembra che questi neofiti non abbiano preso in considerazione (o non conoscano) la Scrittura che dice:
“Che se uno non provvede ai suoi, E PRINCIPALMENTE A QUELLI DI CASA SUA, HA RINNEGATO LA FEDE, ED È PEGGIORE DELL'INCREDULO” (I Timoteo 5:8).
Il Vero Amore per la salvezza delle anime deve spandersi come il vero profumo che pervade le molecole che sono più prossime alla sorgente!
(Tralascio, per brevità di riportare dei fatti concreti che hanno avuto tutti un disastroso finale!)
2) QUANDO APRIRE LA NOSTRA BOCCA
Se Dio non ci dà l’occasione, il nostro parlare diventa un “vano cianciare”!
È scritto:
“Se l'Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l'Eterno non guarda la città, invano vegliano le guardie” (Salmi 127:1).
La Scrittura, se ad essa diamo retta, ci dà una chiara indicazione.
Paolo e Barnaba … “Giunti colà (Antiochia) e radunata la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro, e come AVEVA APERTA LA PORTA della fede ai Gentili” (Atti 14:27).
San Paolo dice:
“Ma mi fermerò in Efeso fino alla Pentecoste, perché UNA LARGA PORTA mi è qui aperta ad un lavoro efficace, e vi son molti avversari” (I Corinzi 16:8,9).
Ed ancora:
“Or essendo venuto a Troas per l'Evangelo di Cristo ed essendomi APERTA UNA PORTA nel Signore” (II Corinzi 2:12).
Il fine delle preghiere chieste ai Colossesi appare evidente dalla Scrittura che dice:
“ … pregando in pari tempo anche per noi, affinché IDDIO CI APRA UNA PORTA per la Parola onde possiamo annunziare il mistero di Cristo, a cagione del quale io mi trovo anche prigione” (Colossesi 4:3)
Già, solo da questi pochi versetti, è chiara la necessità che il Signore ci apra una PORTA per poter evangelizzare.
L’occasione è Lui che la crea, non la nostra bravura, il nostro sapere o la nostra pesante o lunga fatica.
L’episodio più indicato per chiarire questo secondo punto lo troviamo nel seguente brano:
Lettura da: Luca
5:1 Or avvenne che essendogli la moltitudine addosso per udir la parola di Dio, e stando egli in piè sulla riva del lago di Gennesaret,
5:2 vide due barche ferme a riva, dalle quali erano smontati i pescatori e lavavano le reti.
5:3 E montato in una di quelle barche che era di Simone, lo pregò di scostarsi un po' da terra; poi, sedutosi, d'in sulla barca ammaestrava le turbe.
5:4 E com'ebbe cessato di parlare, disse a Simone: Prendi il largo, e calate le reti per pescare.
5:5 E Simone, rispondendo, disse: Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiam preso nulla; però, alla tua parola, calerò le reti.
5:6 E fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano.
5:7 E fecero segno a' loro compagni dell'altra barca, di venire ad aiutarli. E quelli vennero, e riempirono ambedue le barche, talché affondavano.
Il cuore di questo brano è l’ammaestramento che il Signore ci fa al fine di insegnarci ad essere pescatori di uomini (e non di pesci).
Gesù disse: ”Prendi il largo, e calate le reti per pescare.”
E la risposta di Simone fu: “Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; PERÒ, ALLA TUA PAROLA, CALERÒ LE RETI”
Quante volte ci siamo affaticati cercando di conquistare un cuore al Signore senza alcun risultato!
Ma, come Pietro, abbiamo calato le reti dell’Evangelo alla Sua Parola, cioè QUANDO LUI CE NE HA DATA L’OCCASIONE?
Se abbiamo davanti a noi una persona che vorremmo evangelizzare, aspettiamo prima di aprir bocca e preghiamo affinché anche a noi venga aperta una PORTA.
Vedremo che il discorso dell’evangelo sarà iniziato proprio da quella persona e sentiremo, allora, la voce del Signore che ci dirà: “Adesso parla … QUESTO È IL MOMENTO” e, alla Sua Parola, caleremo le reti dell’Evangelo e raccoglieremo certamente tanti frutti alla Sua gloria.
3) QUANDO SMETTERE DI PARLARE
Tutti sappiamo che il Signore bussa alla porta del cuore, non la sfonda, quindi … anche noi dobbiamo far così.
Molte volte il nostro insistere e eccessivo argomentare per convincere gli altri su cose che a nostro avviso sono di facile comprensione ci fanno dimenticare che a convincere le persone non siamo noi ma lo Spirito di Dio.
La nostra insistenza smodata produrrà solo fastidio a chi ci ascolta e dal quel momento, quel tale, girerà alla larga da noi e consiglierà ai suoi amici di fare lo stesso.
Non dobbiamo pensare di essere noi, ma il Consolatore, lo Spirito di Verità che deve operare.
È scritto, infatti, dello Spirito di Dio che …:
“E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio” (Giovanni 16:8).
Capita anche che non si presenti l’Evangelo in maniera semplice, come ha insegnato il Signore:
“… e dite loro: Il regno di Dio s'è avvicinato a voi” (Luca 10:9)
Un glorioso e chiaro esempio di evangelizzazione lo troviamo nel capitolo decimo degli atti degli Apostoli.
Pietro, dopo aver atteso in preghiera che il Signore gli aprisse una PORTA, si recò dal Centurione Cornelio al quale parlò di Gesù il Cristo dicendo queste semplici parole:
“Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare ch'egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti.
Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante suo nome”(Atti 10:42, 43) e … cosa successe?
“Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola” (Atti 10:44)
Parole semplici, comprensibili, portate agli altri al comando del Signore e non lunghissime scuole bibliche della serie “tutto e di più”!
Solo allora lo Spirito mostra la Verità e chiama a ravvedimento le persone che ascoltano.
Noi, a volte, con i nostri ragionamenti lunghi ed insistenti, pretendiamo di convince gli altri.
Può un cieco vedere una cosa a lui ignota situata in una stanza buia?
Se quel cieco non recupera la vista per mezzo della fede e nella stanza non si accende la Luce dello Spirito che mostra la Verità, è impossibile per chiunque vedere (capire).
Gesù disse a Nicodemo:
“… In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3)
Stiamo attenti alla voce del Signore ed obbediamogli quando ci dice: “Basta, non parlare molto a lui di me, ma molto a me di lui, nelle tue preghiere”.
4) SAPER ASCOLTARE
La fretta di agire è zelo senza conoscenza.
Dice la Parola:
“L'ardore stesso, senza conoscenza, non è cosa buona: e chi cammina in fretta sbaglia strada” (Proverbi 19:2).
San Paolo parlando ai Romani si lamenta degli Israeliti dicendo:
“Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza” (Romani 10:2).
Una similitudine ----
Avete mai fatto caso a ciò che succede al mosto durante il processo di vinificazione?
Appena raccolto il mosto nel tino, dopo alcune ore esso comincia a ribollire e se una persona avvicina il proprio orecchio, ne sente il rumore.
Il mosto è frizzante e bello da vedere, ed il suo rumore dovuto alle bollicine di gas sprigionate, continua anche se in minima parte, anche dopo essere stato deposto nelle botti.
Il produttore, infatti, prima di aprire le botti, si avvicina con l’orecchio per accertarsi se ancora si senta il ribollio.
Il ribollio del mosto indica che esso ancora non è diventato vino e, quindi … NON SI PUÒ BERE!
Aspettiamo di diventare vino prima di offrirci agli altri.
Consideriamo che il Signore ci ha dato DUE orecchie ed UNA sola bocca … questo ci dovrebbe insegnare che dovremmo ascoltare più che parlare!
Dice la Parola:
“Questo lo sapete, fratelli miei diletti; ma sia ogni uomo pronto ad ascoltare, tardo al parlare, lento all'ira” (Giacomo 1:19).
Ascoltare gli altri, com’è difficile!
E se qualcuno ci riesce, forse avviene con gli estranei ma con nostra moglie (o marito) ed i nostri figli …?
Abbiamo dato loro un tempo durante il quale ascoltare le loro ragioni e/o bisogni?
Iddio ci perdoni e ci aiuti!
Molte volte ci sono state delle bellissime conversioni di persone conquistate dall’Amore di chi le ha sapute ascoltare!
Chi sa ascoltare gli altri sa anche amare ed è questo Amore che fa brillare la lampada del nostro cuore.
Iddio ci benedica.
































































