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Vuoi servire il Signore?

Vuoi servire il Signore?

Vuoi servire il Signore? - DIO E' DIO!

Ogni essere umano dal momento in cui si affaccia a questa vita inizia un periodo di crescita durante il quale, salvo poche eccezioni, manifesta comportamenti e modi di esprimersi che cambiano durante gli anni.

Sappiamo benissimo che i comportamenti degli individui variano, dalla nascita fino alla vecchiaia, perfezionandosi ed evolvendosi (nella norma) verso forme di razionalità e di saggezza.

I comportamenti di un bambino, infatti, sono molto diversi da quelli di un adulto.

 

Anche nella vita spirituale dei credenti avviene la stessa cosa, possiamo assistere ad una crescita che modifica il loro comportamento e, con questo scritto, vogliamo meditare alcuni aspetti affinché, anche noi, si possa dismettere le “cose da fanciulli”.

Dice la Parola:

“Quand'ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo” (I Corinzi 13:11).

 

Di solito, la persona che si converte parte “lancia in resta” alla conquista delle altre anime e, piena di zelo per il Signore, inizia ad evangelizzare chiunque gli capita vicino.

(In queste persone posso guardare me stesso all’inizio della mia nuova vita in Cristo!

Fratello o sorella che leggi, forse, nel tuo primo amore per il Signore, proprio come ho fatto io, ti stai dando da fare moltissimo senza, però, badare se operi nel modo giusto, cioè secondo la Parola di Dio).

 

Ora, esclusivamente alla luce della Parola di Dio, considereremo quattro aspetti che riguardano il lavoro nel campo del Signore.

1. Da dove incominciare;

2. quando aprire la nostra bocca;

3. quando smettere di parlare;

4. saper ascoltare.

 

1) DA DOVE COMINCIARE

Il Signore, che ci ha chiamati ad essere la luce del mondo, ci ha detto:

“e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a TUTTI QUELLI CHE SONO IN CASA” (Matteo 5:15).

Limitandomi a sottolineare il significato di quanto sopra solo in riferimento al punto in questione, posso dire che, con queste parole, il Signore ci fa intendere che I PRIMI che debbono essere illuminati dalla luce dello Spirito (che è in noi e ci fa risplendere per un comportamento santo) SONO I NOSTRI FAMILIARI.

 

La salvezza, che dobbiamo far conoscere a tutti, DEVE INIZIARE (e non finire) in casa nostra.

Purtroppo, quante persone che oggi predicano agli altri, forse, per colpa del fatto che “questa loro lampada” (il loro comportamento) non “brilla” nelle proprie case, hanno ancora i loro familiari non convertiti!

Teniamo presente che alla Parola dell’Evangelo debbono essere sempre associati "i fatti"!

Quando diciamo che il Signore ci ha portato pace e serenità queste parole debbono trovare riscontro nei nostri comportamenti e, forse, in casa nostra ciò non avviene sempre, vanificando, perciò, ogni nostra parola.

 

Meditiamo, ancora, sulle parole che Gesù disse all’indemoniato di Gerasa dopo averlo liberato:

“TORNA A CASA TUA, e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te. Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando quanto grandi cose Gesù aveva fatte per lui” (Luca 8:39).

Gesù gli aveva detto “Torna a CASA TUA, e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te” (quello che dovrebbe fare ognuno di noi appena liberato e rinato a novità di vita) ma quell’uomo, forse inebriato dalla salvezza ricevuta, non lo fece ed invece, subito … “andò per tutta la città …”!

 

La salvezza di tutta la nostra famiglia sta molto a cuore a nostro Signore! E le parole dell’Angelo che si presentò al centurione Cornelio lo dimostrano.

Infatti come riferisce l’Apostolo Pietro: “Ed egli (il Centurione) ci raccontò come aveva veduto l'angelo che si era presentato in casa sua e gli aveva detto: Manda a Ioppe, e fa chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu E TUTTA LA CASA TUA” (Atti11:13-14)

Anche Paolo e Sila dicendo al carceriere di Filippi: “ … Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e LA CASA TUA” (Atti 16:31), dimostrano che Dio vuole la salvezza tua e della tua famiglia.

 

Appare chiaro, quindi, che dovrebbe essere LA NOSTRA CASA (cioè i nostri familiari), il primo luogo dove far risplendere la luce del Signore venuta ad abitare nel nostro cuore ed invece … succede che alcuni neoconvertiti si improvvisano missionari e lascino le proprie famiglie “al buio” e nei bisogni per andare a far risplendere la “loro luce” in altri luoghi lontanissimi.

Sembra che questi neofiti non abbiano preso in considerazione (o non conoscano) la Scrittura che dice:

“Che se uno non provvede ai suoi, E PRINCIPALMENTE A QUELLI DI CASA SUA, HA RINNEGATO LA FEDE, ED È PEGGIORE DELL'INCREDULO” (I Timoteo 5:8).

 

Il Vero Amore per la salvezza delle anime deve spandersi come il vero profumo che pervade le molecole che sono più prossime alla sorgente!

(Tralascio, per brevità di riportare dei fatti concreti che hanno avuto tutti un disastroso finale!)

 

2) QUANDO APRIRE LA NOSTRA BOCCA

Se Dio non ci dà l’occasione, il nostro parlare diventa un “vano cianciare”!

È scritto:

“Se l'Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l'Eterno non guarda la città, invano vegliano le guardie” (Salmi 127:1).

 

La Scrittura, se ad essa diamo retta, ci dà una chiara indicazione.

 

Paolo e Barnaba … “Giunti colà (Antiochia) e radunata la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro, e come AVEVA APERTA LA PORTA della fede ai Gentili” (Atti 14:27).

San Paolo dice:

“Ma mi fermerò in Efeso fino alla Pentecoste, perché UNA LARGA PORTA mi è qui aperta ad un lavoro efficace, e vi son molti avversari” (I Corinzi 16:8,9).

Ed ancora:

“Or essendo venuto a Troas per l'Evangelo di Cristo ed essendomi APERTA UNA PORTA nel Signore” (II Corinzi 2:12).

Il fine delle preghiere chieste ai Colossesi appare evidente dalla Scrittura che dice:

“ … pregando in pari tempo anche per noi, affinché IDDIO CI APRA UNA PORTA per la Parola onde possiamo annunziare il mistero di Cristo, a cagione del quale io mi trovo anche prigione” (Colossesi 4:3)

 

Già, solo da questi pochi versetti, è chiara la necessità che il Signore ci apra una PORTA per poter evangelizzare.

L’occasione è Lui che la crea, non la nostra bravura, il nostro sapere o la nostra pesante o lunga fatica.

 

L’episodio più indicato per chiarire questo secondo punto lo troviamo nel seguente brano:

 

Lettura da: Luca

5:1 Or avvenne che essendogli la moltitudine addosso per udir la parola di Dio, e stando egli in piè sulla riva del lago di Gennesaret,

5:2 vide due barche ferme a riva, dalle quali erano smontati i pescatori e lavavano le reti.

5:3 E montato in una di quelle barche che era di Simone, lo pregò di scostarsi un po' da terra; poi, sedutosi, d'in sulla barca ammaestrava le turbe.

5:4 E com'ebbe cessato di parlare, disse a Simone: Prendi il largo, e calate le reti per pescare.

5:5 E Simone, rispondendo, disse: Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiam preso nulla; però, alla tua parola, calerò le reti.

5:6 E fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano.

5:7 E fecero segno a' loro compagni dell'altra barca, di venire ad aiutarli. E quelli vennero, e riempirono ambedue le barche, talché affondavano.

 

Il cuore di questo brano è l’ammaestramento che il Signore ci fa al fine di insegnarci ad essere pescatori di uomini (e non di pesci).

 

Gesù disse: ”Prendi il largo, e calate le reti per pescare.”

E la risposta di Simone fu: “Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; PERÒ, ALLA TUA PAROLA, CALERÒ LE RETI”

 

Quante volte ci siamo affaticati cercando di conquistare un cuore al Signore senza alcun risultato!

Ma, come Pietro, abbiamo calato le reti dell’Evangelo alla Sua Parola, cioè QUANDO LUI CE NE HA DATA L’OCCASIONE?

 

Se abbiamo davanti a noi una persona che vorremmo evangelizzare, aspettiamo prima di aprir bocca e preghiamo affinché anche a noi venga aperta una PORTA.

Vedremo che il discorso dell’evangelo sarà iniziato proprio da quella persona e sentiremo, allora, la voce del Signore che ci dirà: “Adesso parla … QUESTO È IL MOMENTO” e, alla Sua Parola, caleremo le reti dell’Evangelo e raccoglieremo certamente tanti frutti alla Sua gloria.

 

3) QUANDO SMETTERE DI PARLARE

Tutti sappiamo che il Signore bussa alla porta del cuore, non la sfonda, quindi … anche noi dobbiamo far così.

Molte volte il nostro insistere e eccessivo argomentare per convincere gli altri su cose che a nostro avviso sono di facile comprensione ci fanno dimenticare che a convincere le persone non siamo noi ma lo Spirito di Dio.

La nostra insistenza smodata produrrà solo fastidio a chi ci ascolta e dal quel momento, quel tale, girerà alla larga da noi e consiglierà ai suoi amici di fare lo stesso.

Non dobbiamo pensare di essere noi, ma il Consolatore, lo Spirito di Verità che deve operare.

È scritto, infatti, dello Spirito di Dio che …:

“E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio” (Giovanni 16:8).

Capita anche che non si presenti l’Evangelo in maniera semplice, come ha insegnato il Signore:

“… e dite loro: Il regno di Dio s'è avvicinato a voi” (Luca 10:9)

Un glorioso e chiaro esempio di evangelizzazione lo troviamo nel capitolo decimo degli atti degli Apostoli.

Pietro, dopo aver atteso in preghiera che il Signore gli aprisse una PORTA, si recò dal Centurione Cornelio al quale parlò di Gesù il Cristo dicendo queste semplici parole:

“Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare ch'egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti.

Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remissione dei peccati mediante suo nome”(Atti 10:42, 43) e … cosa successe?

“Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola” (Atti 10:44)

 

Parole semplici, comprensibili, portate agli altri al comando del Signore e non lunghissime scuole bibliche della serie “tutto e di più”!

Solo allora lo Spirito mostra la Verità e chiama a ravvedimento le persone che ascoltano.

 

Noi, a volte, con i nostri ragionamenti lunghi ed insistenti, pretendiamo di convince gli altri.

 

Può un cieco vedere una cosa a lui ignota situata in una stanza buia?

Se quel cieco non recupera la vista per mezzo della fede e nella stanza non si accende la Luce dello Spirito che mostra la Verità, è impossibile per chiunque vedere (capire).

Gesù disse a Nicodemo:

“… In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3)

 

Stiamo attenti alla voce del Signore ed obbediamogli quando ci dice: “Basta, non parlare molto a lui di me, ma molto a me di lui, nelle tue preghiere”.

 

 

4) SAPER ASCOLTARE

La fretta di agire è zelo senza conoscenza.

Dice la Parola:

“L'ardore stesso, senza conoscenza, non è cosa buona: e chi cammina in fretta sbaglia strada” (Proverbi 19:2).

San Paolo parlando ai Romani si lamenta degli Israeliti dicendo:

“Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza” (Romani 10:2).

 

Una similitudine ----

Avete mai fatto caso a ciò che succede al mosto durante il processo di vinificazione?

Appena raccolto il mosto nel tino, dopo alcune ore esso comincia a ribollire e se una persona avvicina il proprio orecchio, ne sente il rumore.

Il mosto è frizzante e bello da vedere, ed il suo rumore dovuto alle bollicine di gas sprigionate, continua anche se in minima parte, anche dopo essere stato deposto nelle botti.

Il produttore, infatti, prima di aprire le botti, si avvicina con l’orecchio per accertarsi se ancora si senta il ribollio.

Il ribollio del mosto indica che esso ancora non è diventato vino e, quindi … NON SI PUÒ BERE!

 

Aspettiamo di diventare vino prima di offrirci agli altri.

 

Consideriamo che il Signore ci ha dato DUE orecchie ed UNA sola bocca … questo ci dovrebbe insegnare che dovremmo ascoltare più che parlare!

Dice la Parola:

“Questo lo sapete, fratelli miei diletti; ma sia ogni uomo pronto ad ascoltare, tardo al parlare, lento all'ira” (Giacomo 1:19).

 

Ascoltare gli altri, com’è difficile!

E se qualcuno ci riesce, forse avviene con gli estranei ma con nostra moglie (o marito) ed i nostri figli …?

Abbiamo dato loro un tempo durante il quale ascoltare le loro ragioni e/o bisogni?

Iddio ci perdoni e ci aiuti!

 

Molte volte ci sono state delle bellissime conversioni di persone conquistate dall’Amore di chi le ha sapute ascoltare!

Chi sa ascoltare gli altri sa anche amare ed è questo Amore che fa brillare la lampada del nostro cuore.

 

Iddio ci benedica.

La crescita spirituale

La crescita spirituale - DIO E' DIO!

(La crescita spirituale)

 

Lettura da Efesini

4:10 Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.

4:11 Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori,

4:12 per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo,

4:13 finché tutti siamo arrivati all'unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d'uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo;

4:14 affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore,

4:15 ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

4:16 Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d'ogni singola parte, per edificar se stesso nell'amore.

 

Quanto abbiamo letto in questo brano della Scrittura ci parla di una cosa fondamentale:

la crescita spirituale del credente.

Questa crescita spirituale, ci avverte lo Spirito di Dio, è necessaria al credente come quella fisica all'organismo di ogni essere vivente.

 

Parlando dell'uomo possiamo senz'altro comprendere come un bambino rappresenti un essere debole e indifeso contro tante insidie e/o ostacoli che quotidianamente gli si oppongono; infatti i genitori si prendono costantemente cura di lui fino alla sua crescita completa sia direttamente che servendosi di altre persone quali insegnanti, tutori, medici, ecc.

Nello stesso modo il nostro Padre celeste provvede della crescita spirituale dei Suoi figlioli sia direttamente, cioè per mezzo del Suo Spirito che è la sola ed unica vera guida dell'uomo ("E non vi fate chiamar guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo" Matteo 23:10 ), che utilizzando uomini che Egli ha scelto ed ai quali ha dato i carismi "per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo,".

 

Dobbiamo tener ben presente che la scelta degli uomini eletti "per il perfezionamento dei santi" viene fatta da Lui e solo da LuiGesù (come dice il vers. 11 " Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, …": quel Lui si riferisce chiaramente a Gesù, come precisato nel versetto 10, a "Colui che è disceso.."

Per crescere sani nello spirito ed avere la forza necessaria per proseguire con sicurezza sulla giusta Via della salvezza che è Cristo Gesù, è quindi necessario che ci lasciamo nutrire dal Signore acquistando sapienza per mezzo dei carismi affidati da Dio agli uomini che Egli ha scelto.

È necessario, pertanto, discernere gli uomini che hanno ricevuto da Dio i carismi per potersi servire di tali doni e per essere certi di averli ben individuati: non v'è che un termine di paragone, la Parola.

Come un padre non sceglierebbe un cattivo insegnante per suo figlio così Dio, che vigila su i Sui figlioli, non permette che essi vengano indottrinati nella menzogna da falsi profeti o da falsi dottori provvedendo con il Suo Spirito a sussurrare nei cuori dei Suoi figlioli sempre e solo la Verità la quale dobbiamo sempreconfrontare con la Parola che ascoltiamo.

Come dice la Scrittura:

  • "Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, …" (Giov. 15:26).

 

  • “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giov. 14: 16,17). 

 

  • "ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire" (Giov.16:13).

 

Si, Dio avrebbe potuto fare a meno di usare altri uomini per insegnare e badare ai Suoi figlioli ma così non ha ritenuto di fare, ha voluto parlare all'uomo per mezzo dell'uomo, così solo l'uomo umile lo ascolta completamente!

 

Lo Spirito della verità che parla ai nostri cuori, la parola di coloro ai quali ha affidato i carismi e la Scrittura, non possono avere un linguaggio contrastante, perciò, se stiamo attenti alla voce di Dio che arriva ai nostri cuori e cercheremo nella Scrittura la conferma di quanto udito dagli uomini, avremo la certezza di essere ben guidati nella verità.

 

Si, abbiamo bisogno di un buon nutrimento per poter crescere forti e sani nello spirito.

 

Questo buon cibo ci viene "offerto" nel momento in cui ci viene rivelata la Parola di Dio e diventa nostro nutrimento quando lo "mangiamo", cioè lo facciamo nostro mettendolo in pratica, così la Parola diventa carne in noi.

"Gesù disse loro: Il mio cibo è di far la volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l'opera sua" (Giov. 4:34).

 

In conclusione possiamo affermare che:

  1. 1.   È indispensabile individuare il buon cibo.
  2. 2.   Bisogna nutrirsi con questo cibo.

 

Ricordiamoci le parole del Maestro:

"Adopratevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, il quale il Figliuol dell'uomo vi darà; poiché su lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio suggello" (Giov. 6:27).

Il vero cibo è, dunque, quello che ci viene dato da Gesù.

Ed ancora:

“Io sono il pan della vita.

I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono.

Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo” (Giov. 6: 48-51).

Gesù è il pane della vita disceso dal cielo, la Parola di Dio fatta carne poiché Egli ha "vissuto", messo in pratica, la Parola che condivideva pienamente nel Suo cuore.

 

Meditiamo questi due versetti:

  1. "Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Giov. 14:6).
  2. "Chi non ama non ha conosciuto Iddio; perché Dio è amore" (I Giovanni 4:8).

 

Il primo ci dice che Gesù è la Verità ed il secondo che Dio è Amore (o Carità) ed i due sono uniti indissolubilmente in una sola cosa come ci dice la Scrittura:

"Io ed il Padre siamo uno" (Giov. 10:30) .

Gesù è la Verità, viveva (e vive) unito alla Carità, ecco il segreto: la Verità "vera" deve essere unita alla Carità, solo seguendo questa Verità sappiamo di crescere in Cristo Gesù (ved. vers.15).

Per questo troviamo scritto:

“Bontà e verità non ti abbandonino; lègatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore” (Proverbi 3:3).

 

Per trovare la forza necessaria per il nostro cammino spirituale camminando in Verità e in Carità, nutriamoci del vero cibo che è la sana Parola di Dio, condividendola e praticandola facendola, così, diventare anche in noi carne.

Iddio ci benedica.

 

Amen.
Antonio Strigari



Le opere dell'uomo

Le opere dell'uomo - DIO E' DIO!

 

Diamo uno sguardo alle opere dell'uomo per stabilirne il giusto valore affinchè nessuno creda di poter ricevere la salvezza per mezzo di esse ma possa capire che sono indice del proprio cammino spirituale e misura della fede.

 

Premesso che le opere che l’uomo compie durante la sua vita terrena si suddividono, secondo il parere di Dio, in due categorie, quelle buone e quellecattive, vorrei ora considerare, alla luce delle scritture, la loro importanza in relazione:

1.  al rapporto che ne scaturisce con Dio;

2.  alla salvezza eterna dell’anima;

3.  al premio che la nostra anima riceverà dal Signore.

 

Le opere dell’uomo in genere:

-         fanno conoscere la vera anima delle persone (l’albero si vede dal frutto!):

“Costoro sono falsi apostoli, operai ingannevoli, travestiti da apostoli di Cristo.

Né è da meravigliarsene, poiché lo stesso Satana si traveste in angelo della luce;

non è dunque un gran che se i suoi ministri si travestono come ministri della giustizia. Ma la loro fine sarà conforme alle loro opere” (II Corinzi 11:13-15). 

 

-         Testimoniano “la paternità” di chi le compie

Gli replicarono: “Il nostro padre è Abramo”. Soggiunse Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo.

Invece voi ora cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità, che udii da Dio. Abramo non fece così.

Voi fate le opere del padre vostro” (Giovanni 8:39-41).

 

“Uomini d'Israele, ponete mente a queste parole: Gesù Nazareno, uomo approvato da Dio tra voi con opere potenti e prodigi e segni, che Dio ha fatto per mezzo di lui tra voi, come voi stessi ben sapete; Atti 22:22

 

 La consapevolezza del giudizio dell’uomo attraverso le sue opere ci porta a vivere con timore di Dio 

“E se invocate come padre Colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le opere sue, vivete con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio” (1 Pietro 1:17).

 

  • L’opera principe

Gli chiesero adunque: “Che cosa dobbiam fare per compiere le opere di Dio?”.

Gesù rispose: “Questa è l'opera di Dio, che crediate in Colui che fu inviato” (Giovanni 6:28,29)

 

  • Coerenza tra parole ed opere

E così, (Mosè) istruito in tutta la sapienza degli Egiziani, divenne potente in parole e in opere” (Atti 7:22).

  

  • Esempio di incoerenza tra parole ed opere

“ Allora Gesù, rivolgendosi alle turbe e a' suoi discepoli, parlò in questo modo: “Sulla cattedra di Mosè stan seduti gli Scribi e i Farisei.

Fate dunque e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non imitate le loro opere, perché dicono e non fanno”  (Matteo 23:1-3).

 

  • Le buone opere creano un buon rapporto con Dio

 Leggendo i seguenti versetti possiamo notare come una persona dedita a buon opere trovi l’aiuto ed il suggerimento di Dio per scoprire la strada della salvezza.

“ E in Cesarea v'era un uomo, di nome Cornelio, centurione della coorte detta l'Italica; pio e timorato di Dio, come tutta la sua famiglia, egli faceva molte limosine a' poveri e molte orazioni a Dio.

Egli ebbe una visione in sull'ora nona del giorno: chiaramente vide un angelo di Dio, che entrò da lui e gli disse: “Cornelio”.

Ed egli, mirandolo fiso, tutto spaventato esclamò: “Che è, Signore?”.  E l'angelo disse: “Le tue preghiere e le tue limosine son salite a Dio, che se n'è ricordato.

Su, manda qualcuno a Joppe, e fa' chiamare un certo Simone, soprannominato Pietro;

egli dimora con un tal Simone, coiaio, che ha la casa presso il mare: egli ti dirà ciò che devi fare” (Atti Cap. 10:1-6).

 

 

Continuando la lettura del capitolo 10 degli Atti degli Apostoli si scopre, poi, che Pietro, obbedendo al Signore,  rivelò a Cornelio l’unica via di salvezzaGesù Cristo il Signore.

 

Le opere buone di Cornelio non gli avevano dato per frutto la salvezza ma la rivelazione da parte di Dio sul modo come ottenerla.

Iddio, infatti, compiaciuto delle opere di Cornelio, gli rivelò il Suo piano di salvezza.

 

Anche Tabita ebbe il soccorso di Dio per le sue buone opere:

C'era poi nella terra di Joppe una cara discepola, chiamata Tabita, che tradotto significa Dorcade. Ella abbondava in buone opere e faceva molte limosine.

E avvenne, proprio in que' giorni, ch'ella ammalò e morì. E, dopo che l'ebbero lavata, la posero nella sala del pian di sopra.

E siccome Lidda era vicina a Joppe, i discepoli, udito che Pietro era lì, gli mandarono due uomini a pregarlo: “Non t'incresca venir sino a noi!”.

Pietro si levò, e andò con essi; e, come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove gli furono attorno, piangendo, mostrandogli le vesti e i mantelli d'ogni genere che Dorcade faceva per esse.

Allora Pietro, fatti uscir tutti fuori, si mise in ginocchio e pregò: poi, rivoltosi alla morta, disse: “Tabita, alzati!”. Ed ella aprì gli occhi; e, visto Pietro, si drizzò a sedere.

Poi, datale una mano, la fece alzare; e, chiamati i santi e le vedove, la presentò viva” (Atti 9:36-41).

  

  • Quando l’uomo compie opere buone spontaneamente, solo perché spinto dalla Carità, avviene quello che è scritto:

44  Nessuno può venire a me se non vi è attratto dal Padre che mi ha inviato; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

45  Sta scritto nei Profeti: "Ed essi saranno tutti ammaestrati da Dio". Chiunque ha udito il Padre ed ha appreso, viene a me. (Giovanni 6:44,45).

 

Nel momento in cui l’uomo sente nel proprio cuore l’amore di Dio che gli “sussurra” di compiere una buona azione ed obbedisce, in quel momento “apprende da Dio” e dopo riuscirà a trovare la strada  che lo porta a Gesù.

 

Chi ha accettato nel proprio cuore il buon fondamento della Carità ed opera secondo Verità va alla luce (Cristo), come leggiamo:

“ E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.

Perché chi fa il male, odia la luce e non si accosta alla luce affinché le sue opere non siano giudicate.

Chi invece opera secondo la verità s'accosta alla luce, affinché le sue operesi manifestino come compiute in Dio” (Giovanni 3:19-21).

 

 

  • Possiamo, quindi, affermare che le opere buone:

-         sono certamente utili per avere un buon rapporto con il Signore e premianti, se fatte senza scopi di tornaconto ma seguendo l’impulso che deriva da Dio; infatti:

“Guardatevi dal fare le vostre buone opere dinanzi agli uomini per essere veduti da loro, altrimenti non ne avrete la ricompensa dal Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 6:1).

 

-         Iddio le gradisce; leggiamo:

“Va' dunque e mangia allegramente il tuo pane, e bevi con gioia il tuo vino; poiché Dio ha gradito le tue opere” (Ecclesiaste 9:7).

 

 

  • Chi le compie riesce ad avere anche una buona considerazione da parte degli uomini che accettano la verità, come impariamo leggendo il seguente passo della Scrittura:

 

“Del pari esorta i giovani a esser savi in tutto, mostrando te stesso modello diopere buone, e nell'insegnare mostra purità, gravità, parola sana e incensurabile, acciocché chi ci sta contro abbia rispetto, non avendo nulla di male da dire di noi”  (Tito 2:6-8).

 

  • Fanno considerare “positivamente” chi le compie, anche  nelle stesse comunità cristiane

 

“Una vedova non sia messa in nota se non abbia almeno sessant'anni di età, e sia stata moglie d'un solo marito, e abbia attestazione di opere buone, se allevò figliuoli, se praticò l'ospitalità, se lavò i piedi dei santi, se aiutò gl'infelici, se ad ogni opera buona tenne dietro” (I Timoteo 5:9,10)

 

  • Placano l’ira di Dio; leggiamo:

“Pertanto, essendosi umiliati, si distolse da loro l'ira del Signore, né furono totalmente dispersi, poiché anche in Giuda erano state trovate opere buone. (II Cronache 12)

 

“E il Signore vide le loro opere, e come si erano convertiti dalla loro cattiva condotta, e ne ebbe compassione; e il male che aveva detto di fare loro più non lo fece” (Giona 3:10)

 

  • Sono premiate con la pazienza e l’aiuto di Dio che porta chi  le compie verso la salvezza

“Ma rispetto a voi, o diletti, se anche parliamo così, noi abbiam fiducia in cose migliori, che menino alla salvezza.

Non è infatti ingiusto Iddio da dimenticarsi delle opere vostre e dell'amore che mostraste al suo nome, avendo reso servigi ai santi e tuttora rendendone” (Ebrei 6:9,10)

 

  • Sono preordinate da Dio per i credenti

“Noi siamo fattura di lui, creati in Cristo Gesù per opere buone, a cui ci preparò Iddio perché le praticassimo” (Efesini 2:10).

 

  • Sono compiute in noi da Dio

“O Signore, tu ci darai la pace, perché anche tutte le opere nostre hai operato per noi. Isaia 26:12).

  

  • Dobbiamo vigilare, incoraggiarci a vicenda affinché esse siano continue e siamo responsabili se non lo vigiliamo!

“ e a vicenda usiamoci vigilanza per incitarci all'amore e alle opere buone”( Ebrei 10:24).

 

 “Carissimi, io vi scongiuro che, come forestieri e pellegrini, vi asteniate dai desideri carnali, che fan guerra all'anima.

Tenete tra i Gentili una condotta onesta, affinché se sparlan di voi come di malfattori, essi, considerando le vostre opere buone, diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà” (1 Pietro 2:11,12).

 

 “Perciò, fratelli miei, studiatevi sempre più di rendere certa la vostra vocazione ed elezione per mezzo delle buone opere; perché così facendo, non peccherete giammai” (II Pietro 1:10)

 

“E se il giusto si perverte dalla sua giustizia e commette la colpa, e io gli pongo davanti un inciampo; egli morrà perché non lo hai avvisato: morrà nel suo peccato e non saranno ricordate le buone opere che fece, ma della sua condanna domanderò conto a te” (Ezechiele 3:20).

  

  • sono un esempio per gli altri uomini

“Chi è saggio e intelligente tra voi? Faccia vedere con la buona vita le sue opere fatte con la mansuetudine [propria] della saggezza” (Giacomo 3:13).

  

  • portano gloria a Dio

“La vostra luce risplenda dinanzi agli uomini in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, diano gloria al Padre vostro, che è nei cieli” (Matteo 5:16).

  

  • debbono essere affidate a Dio

“Confida al Signore le opere tue, e i tuoi disegni riusciranno” (Proverbi 16:3).

 

  • i credenti che le praticano continuano ad avere aperta la porta della salvezza

(Sesta lettera: alla chiesa di Filadelfia)

“E all'angelo della chiesa ch'è in Filadelfia, scrivi: Il santo e il verace, colui che ha la chiave di David, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre, dice questo:

Io so le tue opere. Ecco, t'ho messa davanti una porta aperta, che nessuno la può chiudere; perché hai poca forza, e [tuttavia] hai serbato la mia parola e non hai negato il mio nome. (Apocalisse 3:7,8).

 

  • chi le tralascia corre un grave pericolo

(Prima lettera: alla chiesa di Efeso)

“ All'angelo della chiesa ch'è in Efeso, scrivi: Colui che tien le sette stelle nella sua destra, colui che cammina in mezzo a sette candelabri d'oro dice questo:

Io so le tue opere e la fatica e la pazienza tua, e che non puoi sopportare i malvagi, e hai messo alla prova quei che dicon di essere apostoli e non lo sono, e gli hai trovati bugiardi; e hai pazienza, e hai sofferto a motivo del mio amore e non ti sei stancato.

Ma ho [questo] contro di te, che hai abbandonato la tua prima carità.

Ricordati dunque da dove tu sei caduto, e ravvediti e fa' le opere di prima. Se no, verrò da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi”  (Apocalisse 2:1-5).

 

  • testimoniano il favore di Dio verso chi le compie

“Io però ho una testimonianza maggiore di Giovanni, perché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, queste opere che io compio, testificano a mio riguardo che il Padre mi ha mandato” (Giovanni 5:36).

 

  • vanno compiute con semplicità, impegno ed animo lieto

“chi esorta [lavori] nell'esortazione; chi dà, [lo faccia] con semplicità; chi presiede, [lo faccia] con tutto impegno: chi fa opere di pietà [le faccia] con animo ilare” (Romani 12:8).

 

  • Dio ci ha lasciato un modello di esse (Chi mette mano alle opere di Dio avrà il Suo aiuto)

 “Tutto ciò” egli disse “è stato scritto a me dalla mano del Signore, affinché avessi a conoscere il modello di tutte le opere da farsi”. Disse ancora Davide a Salomone suo figlio: “Fatti animo, prendi coraggio e poni mano all'opera; non temere e non ti spaventare, poiché il Signore Dio mio sarà con te, né ti abbandonerà e non ti lascerà, finché abbia condotto a termine ogni opera per il servizio della casa del Signore” (I Cronache 28:19,20).

 

 

Davide ben sapeva la sorte degli operatori di iniquità e, convinto che Dio scrutasse tutti i cuori e vedesse tutte le opere dell’uomo che potevano riuscire solo con il Suo aiuto, così pregava:

“Non mi trascinar via con i malfattori, e con gli operatori d'iniquità non mi mandare in rovina; i quali parlan di pace al loro prossimo, e malizia invece è ne' loro cuori.

Rendi ad essi secondo le loro opere, e secondo la malizia delle loro macchinazioni: secondo le opere delle lor mani retribuiscili, paga loro la mercede che si meritano” (Sal. 28:3,4).

 

 “Dalla salda Sua sede guarda su tutti gli abitanti della terra,

Egli che ad uno ad uno ha formato i loro cuori, egli che scruta tutte le opere loro”(Sal. 33:14,15).

 

“Una volta [per sempre] ha parlato Iddio, e queste due cose ho udito: che la potenza è in Dio, e in te, o Signore, la benignità. Perché tu rendi a ciascuno secondo le sue opere (Sal. 62:12,13).

 

Davide sapeva che se il Signore non dirigeva i cuori e le mani degli uomini nessuna cosa avrebbe avuto successo e compimento.

 

17  E sia la luce [e la benignità] del Signore Iddio nostro su noi! e le opere delle nostre mani dirigi [e sostieni] in noi, l’opera delle nostre mani dirigi [e sostieni] tu”(Salmo 90:17).

 

Quello che l’uomo compie “di buono” ha un significato positivo solo se a spingerlo è la Carità (come possiamo apprendere leggendo nella prima epistola di San Paolo ai Corinzi, cap. 13)

“ Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, e non avessi amore, non sarei che un bronzo risonante, o un cembalo squillante.

E se avessi il dono della profezia, e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessi tutta la fede, sì da trasportar le montagne, e poi mancassi di amore, non sarei nulla.

E se anche distribuissi a favor dei poveri tutto quel che ho, e dessi il mio corpo per esser arso, e non avessi amore, non ne avrei alcun giovamento” (I Corinzi 13:1-3).

 

  • Abbiamo solo il tempo che trascorriamo sulla terra (la nostra vita terrena) per compiere le opere che Iddio ci ha preparato

 

 

Ove l'operare rettamente non è più conosciuto, dice il Signore, da costoro che ammassano nelle loro case tesori di iniquità e di rapina. -

 

Perciò, così dice il Signore: - La terra sarà stretta dal nemico e aggirata, e la tua forza ti sarà strappata, e saranno saccheggiati i tuoi palazzi”  (Amos 3:10,11).

 

 

 

 

 

 

  • la retribuzione per le opere dell’uomo è una certezza

“ Alessandro il ramaio, mi ha fatto del male assai; lo retribuirà il Signore secondo le sue opere”  (II Timoteo 4:14).

 

“Poiché se Dio non perdonò agli angeli che peccarono, ma li precipitò nell'abisso e li consegnò alle catene d'inferno per essere tormentati e riservati al giudizio;

se non perdonò all'antico mondo, ma salvò con sette altri Noè predicatore della giustizia, mandando il diluvio sul mondo degli empi;

se condannò alla distruzione le città di Sodoma e di Gomorra, riducendole in cenere, facendole esempio a coloro che vogliono vivere empiamente;

e se liberò il giusto Lot vessato dalle ingiurie e dall'impuro vivere di uomini infami; -

poiché [Lot] era giusto di vista e di udito, mentre dimorava con gente, che ogni giorno metteva alla tortura quell'anima giusta con opere inique -

 

vuol dire che il Signore sa liberare i giusti dalla tentazione, e riservare gli empi per il giorno del giudizio;

specialmente quelli che vanno dietro alla carne nell'immonda concupiscenza e disprezzano l'autorità. Audaci, arroganti, non temono d'ingiuriare le maestà;

mentre gli angeli, benché siano superiori in forza e in potenza, non riportano giudizio ingiurioso contro quelli.

Costoro invece come bestie irragionevoli, naturalmente fatte per esser prese e perire, bestemmiano le cose che ignorano; periranno così nella loro corruzione,

ricevendo la mercede della loro iniquità, essi che fanno loro piacere delle delizie del giorno; macchie e vituperi, pieni di mollezza, dissoluti nei conviti che fanno con voi.

Essi, che han gli occhi pieni di adulterio e d'incessante delitto, adescano le anime vacillanti; hanno il cuore esercitato nell'avarizia, figli di maledizione”(II Pietro 2:4-14).

 

  • provocano l’ira di Dio

“Avevano innalzato statue e piantato boschetti in ogni colle elevato, e sotto ogni pianta frondosa; vi bruciavano incenso sopra altari costruiti a modo delle genti, che il Signore aveva disperso dalla loro faccia e avevano colle loro opere perverse irritato il Signore” (II Re 17:10,11).

 

“Di più (Manasse) fece passare i suoi figli attraverso il fuoco nella Valle di Benennom; dava ascolto ai sogni, si atteneva agli auguri, era dedito alle arti magiche, aveva con sé maghi e incantatori, e fece molte opere perverse dinanzi al Signore per provocarlo a sdegno” (II Cronache 33:6).

 

 

  • sono dettate all’uomo dal maligno

“Chi commette il peccato, è dal diavolo; perché il diavolo pecca dal principio. Per questo venne il Figliuol di Dio, per distruggere le opere del diavolo. (I Giovanni 3:8).

 

 

  • hanno radici nell’invidia e vivono nell’odio

“Questo è l'annunzio che avete udito da principio, che vi amiate l'un l'altro.

Non come Caino, che era dal maligno, e uccise il proprio fratello. E perché lo uccise? Perché le sue opere erano cattive, e quelle del suo fratello giuste” (I Giovanni 3:11,12).

 

 

  • rendono l’uomo nemico di Dio

21  E voi che eravate una volta alienati e nemici nell'anima per le opere malvagie, ora vi ha riconciliati nel corpo della carne sua per via della morte,  sì da presentarvi santi e immacolati e irreprensibili di fronte a se stesso, se pur perseverate ben fondati e saldi nella fede, e non vi lasciate smuovere dalla speranza del Vangelo che avete udito,  e che è stato predicato a tutte le creature sotto il cielo, di cui io Paolo sono stato fatto ministro. (Colossesi 1:21-23).

 

 

  • chi le riprende si attira l’odio del mondo

“Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io attesto che le sue opere sono malvagie” (Giovanni 7:7).

 

 

  • non hanno nessun fondamento di amore e non sono da imitare; chi le compie non conosce Iddio

“Per questo, se io verrò, gli ricorderò le opere che egli fa, cianciando contro di noi con parole maligne. E quasi ciò non gli basti, non solo non accoglie i fratelli, ma proibisce agli altri di accoglierli e li  caccia dalla Chiesa.

Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene, è da Dio; chi fa il male, non ha veduto Dio” (III Giovanni 1:10,11).

 

 

  • non bisogna partecipare ad esse

“Niuno v'inganni con vuoti discorsi, poiché per tali cose viene l'ira di Dio sui figli ribelli.

Non fatevi dunque consoci di costoro, poiché una volta eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore; e come figli della luce dovete vivere, giacché il frutto della luce è in ogni bontà e giustizia e verità, esaminando quel che è accetto al Signore; e non prendete parte alle opere infeconde delle tenebre, ma anzi riprendetele,  perché quel che si fa in segreto, è turpe anche il dirlo, e le cose condannate son tutte messe in chiaro dalla luce, poiché tutto quello che è manifestato è luce” (Efesini 5:6-13).

 

 

“ Se alcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa e non lo salutate.

Chi infatti lo saluta, partecipa alle opere malvagie di lui” (II Giovanni 1:10,11).

 

  • chi le compie rinnega Iddio ed è un ribelle

“  Professano di saper chi è Dio, ma colle opere lo rinnegano, essendo abominevoli e ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona” (Tito 1:16).

 

  • Molti uomini non si ravvederanno da esse neanche durate il periodo in cui l’ira di Dio, alla fine dei tempi, si riverserà sulla terra per distruggerla

“E il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia: e s'ottenebrò il suo regno, e si mordevan [gli uomini] la lingua per il travaglio, e bestemmiavano Iddio nel cielo a causa de' loro travagli e delle loro piaghe; e [tuttavia] non si ravvidero dalle opere loro” (Apocalisse 16:10,11).

 

“E il resto degli uomini, che non furono uccisi da queste piaghe, non si ravvidero dalle opere delle lor mani, sì da non [più] adorare i demoni e gli idoli d'oro e d'argento e di bronzo e di pietra e di legno, che non possono né vedere né udire né camminare; e non si ravvidero [neppure] dai loro omicidi né dalle loro malie né dalla loro fornicazione né dalle loro ruberie” (Apocalisse 9:20,21).

 

Le opere della carne sono contrapposte ai frutti dello Spirito

“Or le opere della carne è chiaro quali sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, lussuria,

idolatria, malefici, inimicizie, discordie, gelosie, risentimenti, contese, divisioni, sètte, invidie, omicidii, ubriachezza e gozzoviglie, e cose simili; io vi prevengo, come ho già detto prima, che quelli che fanno codeste cose non avranno in eredità il regno di Dio.

Invece frutto dello Spirito è l'amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la longanimità, la mitezza, la fede, la moderazione, la continenza, la castità. Contro siffatte cose non c'è Legge.

I seguaci di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze” (Galati 5:19-24).

 

 

La salvezza dell’anima.

 

I brani della Scrittura, che di seguito leggeremo, ci dovrebbero bastare per ammettere che Dio concede all’uomo la grazia unicamente per la fede in Gesù Cristo.

 

La salvezza:

  •  ci viene per grazia da Dio:

“Or noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice a quelli che son nella Legge, affinché ogni bocca sia chiusa, e tutto il mondo sia soggetto al giudizio di Dio; perché dalle opere della Legge “nessuno sarà giustificato dinanzi a Dio”, giacché per via della Legge si ha (solo) la conoscenza del peccato.

Ma ora all'infuori della Legge s'è manifestata la giustizia di Dio, attestata dalla Legge stessa e dai Profeti; Giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo; estesa a tutti quelli che in essa credono; giacché non v'è differenza; tutti hanno peccato e rimangono lontani dalla gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la grazia di lui a mezzo della redenzione in Cristo Gesù; lui Dio ha prestabilito mezzo di propiziazione, per via della fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, a motivo della tolleranza per le passate colpe durante la sua divina sopportazione; per dimostrare (dico) la sua giustizia nel momento presente, sì da essere lui giusto, e giustificare colui che ha fede in Gesù.

Dov'è dunque il tuo vanto? è escluso. Per qual legge? quella delle opere? no, ma per la legge della fede, poichè riteniamo essere l'uomo giustificato per la fede, all'infuori delle opere della Legge” (Romani 3:19-28).

 

 

Leggendo il seguente brano della Scrittura ci viene riconfermato il concetto di salvezza per grazia e non per opere:

 “Ma quando apparve la bontà e l'amore verso gli uomini di Dio Salvatore nostro, egli ci salvò, non per opere di giustizia fatte da noi, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro di rigenerazione e un rinnovamento dello Spirito Santo, ch'Egli copiosamente diffuse su noi per mezzo di Cristo Gesù Salvatore nostro, affinché giustificati per la grazia di lui diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna” (Tito 3:4-7).

 

Certamente tutta la Parola è basata su questo tipo di salvezza.

Proviamo a chiederci:

“La salvezza può essere ottenuta dall’uomo per mezzo delle proprie opere e osservanza della Legge?”

Se rispondiamo “si”, allora ci dovremmo anche chiedere se era proprio necessario che Gesù morisse sulla croce e noi sappiamo che proprio per quel Suo sacrificio e per la nostra fede in quel sangue da Lui versato abbiamo ottenuto “giustificazione” e quindi “salvezza”.

 

  • Mediante la fede in Cristo Gesù

Sì, per grazia siete stati salvati mediante la fede; e ciò non è da voi ma è dono di Dio;

non dalle opere vostre, che nessuno abbia a gloriarsene.

Noi siamo fattura di lui, creati in Cristo Gesù per opere buone, a cui ci preparò Iddio perché le praticassimo” (Efesini 2:8-10).

(Ecco nel versetto 10 si riaffaccia il concetto delle opere buone che sono praticate da chi crede “solo come strumenti di Dio”.)

 

 

  • mediante la purificazione dalle nostre opere malvagie per mezzo del sangue di Cristo

“Se il sangue di capri e di tori, e la cenere d'una giovenca, sparsa su quelli che sono immondi, li santifica rispetto al  procurare la purità della carne,  quanto più il Sangue di Cristo, il quale per via dell'Eterno Spirito offrì se stesso immacolato a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché rendiamo culto al Dio vivente?” (Ebrei 9:13,14).

 

  • viene preparata da Dio quando l’uomo si trovava ancora nel peccato e poi offertagli gratuitamente

“E Iddio, ricco di misericordia, per il grande amore che ci portava pur essendo noi morti per le nostre colpe, ci richiamò a vita in Cristo (per sua grazia siete stati salvati), in Cristo Gesù ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, affinché nelle età avvenire fosse fatta palese l'immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità verso noi in Cristo Gesù” (Efesini 2:4-7).

 

  • Accettata dall’uomo produce una nuova vita

“ Sicché, se uno è in Cristo, è una creatura nuova, quel ch'era vecchio è sparito, ecco è sorto il nuovo.

E il tutto è da Dio che ci ha a sé riconciliati per mezzo di Cristo, e ci affidò il ministero della riconciliazione; giacché era Dio colui che in Cristo riconciliava a sé gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti, e riponendo in noi la parola della conciliazione.

Noi facciamo dunque le veci di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi esortasse per mezzo nostro. Per Cristo vi preghiamo, riconciliatevi con Dio.

Colui che non conosceva il peccato, per noi [Dio] lo ha fatto peccato affinché noi diventassimo in lui giustizia di Dio”  (II  Corinzi 5:17-21).

 

  • produce un cambiamento della vita dell’uomo che si manifesterà con le opere

“ Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato affinché abbondi la grazia? non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come vivremo ancora in esso?

 

O ignorate che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di lui? Siamo stati dunque sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come fu resuscitato Cristo da morte per la gloria del padre, così anche noi camminiamo in novità di vita.

Poiché se siamo stati come innestati alla somiglianza della morte di lui, lo saremo anche a quella della risurrezione; sapendo questo, che il nostro uomo vecchio fu crocifisso con lui perché fosse ridotto a nulla il corpo del peccato, in modo da non esser più noi schiavi del peccato; perché chi è morto è stato giustificato dalla colpa.

E se siamo morti in Cristo, abbiamo fede che rivivremo anche con lui, sapendo che Cristo risorto da morte non muore più, la morte non avrà più dominio su lui.

Poiché per il fatto che è morto, è morto una volta per sempre al peccato, e quel che vive vive in Dio.

Così anche voi fate conto di esser morti al peccato, e di vivere a Dio in Cristo Gesù.

Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da ubbidire alle sue concupiscenze;

né prestate le vostre membra come armi d'ingiustizia al peccato; ma offrite voi stessi a Dio come risuscitati da morte, e le vostre membra siano a Dio armi di giustizia.

Poiché il peccato non vi comanderà più non essendo più sotto la Legge, ma sotto la grazia.

Che dunque? peccheremo perché non siamo sotto la Legge ma sotto la grazia? non mai;

non sapete che a chi vi fate schiavi per obbedienza siete schiavi di quello cui ubbidite, sia del peccato che conduce alla morte, sia dell'obbedienza che mena alla giustizia?

E grazie si rendano a Dio perché eravate schiavi del peccato, ma avete di cuore obbedito a quella forma di dottrina a cui siete stati ascritti; e liberati dal peccato, siete divenuti schiavi della giustizia”  (Romani 6:1-18).

 

 

 

Il premio che l’uomo otterrà in base alle proprie opere

 

L’uomo che, per fede in Cristo Gesù, avrà accettato la salvezza sarà trasformato in un uomo nuovo che cammina in “novità di vita” (come è scritto nel versetto 4 del passo sopra riportato in grassetto) e produrrà le opere che Dio gli ha preparato affinché le praticasse.

 

L’uomo che, come servo di Dio, farà ciò che gli viene comandato dal Signore (le buone opere) riceverà inoltre il premio nel cielo in considerazione di quanto ha fatto e per questo è necessario un giudizio (quello finale – ved Matteo 6:27).

 

  • Gesù unico giudice.

“Perché il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giudizio nelle mani del Figliuolo, affinché tutti onorino il Figliuolo, come onorano il Padre. Chi non onora il Figliuolo, non onora neppure il Padre che l'ha mandato.

 

In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non è sottoposto a giudizio, ma passa da morte a vita.

In verità, in verità vi dico che l'ora viene, ed è questa, nella quale i morti intenderanno la voce del Figliuol di Dio, e quelli che l'avranno intesa, vivranno.

Perché come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figliuolo di averla in sé, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è il Figliuol dell'uomo. (Giovanni 5:22-27).

 

  • Il primo giudizio:

“E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.

Perché chi fa il male, odia la luce e non si accosta alla luce affinché le sue opere non siano giudicate.

Chi invece opera secondo la verità s'accosta alla luce, affinché le sue opere si manifestino come compiute in Dio” (Giovanni 3:19-21).

 

(Come abbiamo letto sopra ritorna il concetto che chi ama operare il male e non ascolta la voce di amore di Dio non andrà verso la salvezza che è Gesù.)

 

  • Il giudizio finale e la ricompensa per le opere:

“Perché il Figliuol dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le opere sue” (Matteo 16:27).

 

 

“E vidi i morti, grandi e piccoli, in pie' davanti al trono. E furono aperti de' libri, e un altro libro fu aperto, ch'è quello della vita; e furon giudicati i morti dalle cose scritte ne' libri, secondo le opere loro.

E il mare diede i suoi morti, e la Morte e l'Orco diedero [anch'essi] i loro morti, e furon giudicati ciascuno secondo le loro opere” (Apocalisse 20:12,13).

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