Le qualità del Diacono
Dice la Scrittura:
“Parimente i diaconi debbono esser dignitosi, non doppi in parole, non proclivi a troppo vino, non avidi di illeciti guadagni; uomini che ritengano il mistero della fede in pura coscienza.
E anche questi siano prima provati; poi assumano l'ufficio di diaconi se sono irreprensibili. (I Timoteo 3:8-10)
Ed ancora:
“I diaconi siano mariti di una sola moglie, e governino bene i loro figliuoli e le loro famiglie.
Perché quelli che hanno ben fatto l'ufficio di diaconi, si acquistano un buon grado e una gran franchezza nella fede che è in Cristo Gesù” (I Timoteo 3:12,13)
Assumere l’ufficio di diacono non deve essere considerato come una scalata al potere ma come una discesa nel servizio.
Nel campo del Signore se uno vuole salire i gradini della scala di santificazione deve scendere quelli della scala del potere e dell’orgoglio umano!
Questi i diritti e i doveri del Diacono.
Come sappiamo, la Parola di Dio vale per sempre quindi anche oggi dobbiamo notare nell’uomo che assume questo ruolo nelle chiese le stesse caratteristiche e l’attitudine a svolgere gli stessi compiti; caratteristiche comportamentali e compiti diversi da quelli menzionati nella Parola non sono scritturali.
Valuteremo l’argomento dell’essere “mariti di una sola moglie” dopo aver esaminato il ruolo di Vescovo o Pastore.
Come Anziano - Vescovo - Presbitero – Pastore
Anziano
Con il termine “anziano” si definiva un credente che aveva raggiunto una certa statura spirituale e possedeva i requisiti che possiamo leggere nel seguente passo della Scrittura.
Dice San Paolo a Tito:
“1:5 Per questa ragione t'ho lasciato in Creta: perché tu dia ordine alle cose che rimangono a fare, e costituisca degli anziani per ogni città, come t'ho ordinato;
1:6 quando si trovi chi sia irreprensibile, marito d'una sola moglie, avente figliuoli fedeli, che non sieno accusati di dissolutezza né insubordinati.
1:7 Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non manesco, non cupido di disonesto guadagno,
1:8 ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, temperante,
1:9 attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d'esortare nella sana dottrina e di convincere i contraddittori” (Tito 1:5-9)
Nel versetto 5 del succitato passo, Paolo dice a Tito di costituire “anziani” per ogni città e, dopo aver elencato le doti morali che debbono possedere, spiega il perché dicendo “Poiché il vescovo …”; questo ci fa capire che la figura dell’anziano coincideva con quella del Vescovo o con un ruolo in vista dell’ufficio di Vescovo.
Vescovo
La parola viene dal greco επίσκοπος (episcopos), che significa "supervisore", "sorvegliante".
Il vescovo, in alcune chiese Cristiane, è il responsabile (Pastore).
Nella Chiesa cattolica romana è il responsabile di una diocesi ed è considerato successore degli apostoli.
Nella Scrittura non troviamo che chiese o comunità cristiane; di diocesi non si parla per cui un Pastore non può, secondo la Scrittura, avere sotto il proprio dominio o controllo altre comunità guidate da altri pastori o anziani o presbiteri che siano.
Presbitero (anziano) - Pastore
Il presbitero (dal greco πρεσβύτερος, presbyteros, "anziano"; attraverso il latino presbyter deriva anche il termine italiano “presbitero”) nella Chiesa cattolicaromana è detto “prete”.
Nelle altre Chiese “cristiane” è quello, tra i ministri del culto, che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere al culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.
Nel Nuovo Testamento, l’Apostolo Pietro afferma:
“Esorto gli anziani (presbytèrous) che sono tra voi, quale anziano come loro (sympresbýteros), testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (I Pietro 5:1-4).
Questo testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero o anziano è funzione identica a quella del pastore cioè di guida di una parte del popolo di Dio.
I termini quindi sono (da intendersi) simili ed indicanti il medesimo servizio comunemente definito oggi con l’uso del vocabolo Pastore.
Pascere il gregge di Dio
I versetti di cui sopra (I Pietro 5:1-4), poi, chiariscono molto bene il modo in cui adempiere questo compito.
La similitudine della conduzione di una comunità di cristiani con quella di un gregge di pecore è stata portata per la prima volta nella Scrittura da Gesù quando disse:
“Io sono il buon pastore; il buon pastore mette la sua vita per le pecore” (Giovanni 10:11); accettando in pieno la Parola, come ogni vero cristiano dovrebbe sempre fare, noi crediamo che esista un solo “Buon Pastore”, Cristo Gesù.
Sulla terra i Pastori possono essere “dei” buoni pastori ma mai “il” Buon Pastore.
I Pastori terreni che vogliono imitare Cristo, come dovrebbero fare tutti, debbono osservare quanto richiede loro di fare la Parola che rileggiamo:
“pascete il gregge di Dio che vi è affidato sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge” (I Pietro 5:2,3).
Premesso che con questo termine allegorico “pascere” si vuol significare “dar da mangiare il pane spirituale”, istruire e far crescere nella Parola, i credenti che Dio ha affidato alle cure del Pastore spirituale terreno, nello stesso versetto notiamo un altro compito essenziale che egli deve svolgere con la massima attenzione, e cioè:
La sorveglianza del gregge
Come un pastore di pecore non si distrae e non si allontana dal gregge, così quello spirituale deve vigilare con attenzione.
Un Pastore vigila e non perde mai di vista le proprie pecore.
Le gite ed i campeggi estivi, i viaggi turistici in terra santa ed altri impegni o diversivi, che allontanano il Pastore dal gregge, costituiscono una mancanza, anche se limitata nel tempo, di sorveglianza del gregge che si trova, quindi, esposto ai lupi!
La costanza di sorveglianza non deve costituire per il pastore un obbligo da assolvere forzatamente ma “di buon animo” , come dice la Parola.
Il “pascere sorvegliando” è un compito che un uomo chiamato a questo ruolo da Dio svolge non solo di buon animo ma anche senza “vile interesse” e senza “spadroneggiare sulle persone a lui affidate” ma servendole ed istruendole innanzitutto con l’esempio.
L’autorità che Dio ha data al Pastore non deve trasformarsi mai in autoritarismo!
Il ruolo di guida quando viene dato da Dio è riconosciuto naturalmente e spontaneamente da tutti i credenti e non c’è bisogno che alcuno lo imponga.
Quando Dio sceglie un uomo per affidargli il ruolo di Pastore, non lo lascia nudo ed inerme ma gli fornisce tutto ciò che gli occorre per sostenere questo difficilissimo e pesantissimo compito.
Dio dà al Pastore una virtù essenziale, l’umiltà ed inoltre lo dota di un ricco corredo di conoscenza e sapienza; oltre a ciò, come ho potuto diverse volte constatare in molti Pastori, una incredibile massiccia dote di pazienza.
Quante volte, sapendo che alcuni credenti spesso avevano telefonato al Pastore alle 2 od alle 3 di notte per chiedergli di pregare per il loro mal di testa … sono stati pazientemente ascoltati, mi son chiesto come avrei reagito se mi fossi trovato al suo posto!
Non bisogna, per amore della verità, sottacere e non elogiare debitamente le sofferenze, la fame, le ingiurie, le derisioni che questi uomini, scelti da Dio per questo ruolo, debbono affrontare e superare nello svolgimento del loro mandato.
Il punto che esamineremo di seguito, riguarda in modo specifico l’uomo che si è auto attribuito il ruolo di Pastore.
Il pericolo del “plagio” da parte di pseudopastori, sedicenti pastori o falsi pastori
Il significato di questo termine “plagio” che utilizzeremo è quello di:
Illecito penale di chi assoggetta qualcuno al proprio potere, privandolo di ogni libertà di giudizio e di iniziativa.
(Purtroppo, non costituisce più reato dal 1981).
Quando la chiamata non viene da Dio, è facile intuire che il ruolo di Pastore venga assunto da persone che, pur con doti notevoli di intelligenza, buona volontà ed altre positive, manchino di quelle indispensabili e specifiche provenienti da Dio cioè umiltà, sapienza divina e discernimento degli spiriti.
Queste deficienze di doti spirituali procurano seri danni a loro stessi ed agli altri.
Spesso capita di vedere Pastori (autonominatisi tali) inorgogliti per il loro ruolo e pecore che sembrano “registratori” che ripetono sempre la stessa musica registrata su di esse dal Pastore al quale rendono onore e gloria per qualunque cosa dica o faccia.
Questi falsi Pastori non pascolano il gregge di Dio (perché a loro mai affidato da Dio) ma solo se stessi.
A rendere evidente la falsità del loro presunto ministerio, è il fatto che essi incitano all’odio, alle separazioni fra chiese delle stesse denominazioni cristiane, pongono barriere di incomunicabilità fra i credenti, non sono aperti al dialogo ed al sano confronto con gli altri per chiarire, se necessario, punti di vista diversi e sono sempre pronti a gridare in ogni occasione allo scandalo appena vedono qualcosa che negli altri non va senza, in questi casi, seguire le vie indicate dal Signore.
Questi chiari segnali sono stati evidenziati nell’esortazione scritturale:
“Or io v'esorto, fratelli, tenete d'occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l'insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro.
Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de' semplici” (Romani 16:17,18).
Il risultato che vediamo in quelle chiese dove si trova un Pastore del genere è che le pecore si trasformano in lupi che, anziché reagire con l’Amore alle provocazioni o alle ingiurie che ricevono, reagiscono da “fondamentalisti” con odio e rabbia omicida contro chiunque osi dissentire dall’operato del loro Pastore o dalle loro abitudini.
Per esaminare il ruolo del Pastore, che fra i suoi compiti ha anche quello dell’edificazione della chiesa assieme a tutti i ministeri che Dio ha dato ad altre membra (dottori, profeti, evangelisti), partiamo da questo brano di Scrittura:
“ Poiché noi siamo collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.
Io, secondo la grazia di Dio che m'è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com'egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù.
Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera d'ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l'opera di ciascuno.
Se l'opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa;
se l'opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco” (I Corinzi 3:9-15).
Per considerare meglio questo punto, riporto una parte di quanto ho già detto in una mia riflessione (già pubblicata su Internet) dal titolo: L’ALTARE DEL SIGNORE.
[Abbiamo certamente potuto notare come i popoli che praticano una qualunque religione costruiscano templi e altari al loro Dio e, adoperando materiali preziosi, gareggino fra di loro in quanto allo sfarzo ed alla magnificenza di queste costruzioni.
La relativa libertà di religione che oggi esiste nel mondo stimola ancora una sorta di concorrenza nell’ostentare i simboli delle diverse appartenenze e perciò si costruiscono splendide moschee o chiese protestanti di varie denominazioni vicine a chiese cattoliche preesistenti e viceversa.
Senza voler entrare nel merito delle intenzioni di coloro che non si dichiarano “cristiani”, solo con questi ultimi vorrei considerare alla luce della Scrittura, se, dopo tanti sforzi fatti per la realizzazione di tali opere, Dio sia contento.
Ecco la richiesta fatta da Dio a Mosè:
“Fammi un altare di terra; e su questo offri i tuoi olocausti, i tuoi sacrifizi di azioni di grazie, le tue pecore e i tuoi buoi; in qualunque luogo dove farò che il mio nome sia ricordato, io verrò a te e ti benedirò.
E se mi fai un altare di pietra, non lo costruire di pietre tagliate; perché, se tu alzassi su di esse lo scalpello, tu le contamineresti” (Es. 20 : 24 – 25).
Alcuni conduttori si sforzano di trasformare le persone neoconvertite in credentisimili a loro e, per far ciò, tagliano uno spigolo di queste “nuove pietre”, ne appiattiscono un lato cercando di renderle come a loro pare giusto debbano essere per sistemarle nella chiesa dove ritengono opportuno.
Quale grande errore! Spetta a Dio sistemare le pietre grezze nel suo tempio, Egli decide il giusto compito da affidare a ciascuna di esse e sceglie la posizione ove inserirle, perché Egli solo conosce il peso che ognuna può sopportare.
Altare di terra e tempio di pietre grezze, non tagliate: ecco cosa siamo e ciò che Dio vuole.
Non solo chi collabora alla costruzione di questo tempio spirituale deve, come Mosè, porre attenzione nell’obbedire all’ordine dato da Dio - cioè di utilizzare le pietre così come sono, senza tentare di modificarle - ma anche la singola persona che si offre a Dio deve presentarsi a Lui così come è, senza cercare di andare al Signore dopo essersi data una “parvenza di perfezione”: perderebbe solo tempo!
Dio ci vuole come siamo, povere creature di terra, per trasformarci in creature celesti; mortali, per darci l’immortalità; deboli, per darci la Sua forza.
Ecco perché Egli vuole che queste pietre si offrano a Lui così come sono: grezze e non tagliate “perché, se tu alzassi su di esse lo scalpello, tu le contamineresti.”
Solo Dio può tagliare queste pietre e collocarle nell’edificio santo al posto giusto!
Naturalmente per far ciò Dio si serve dei Suoi ministri.
“Or l'Iddio d'ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà.” (I Pt. 5:10)
Gesù, il nostro Signore, entrando in questo mondo disse:
“…Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà.” (Eb. 10: 5,6,7).
Egli offrì al Padre attraverso il proprio corpo “se stesso” (il proprio Io) come ostia vivente ed in somiglianza al nostro Maestro noi dobbiamo fare altrettanto.
I nostri corpi sono dunque: tempio, altare, sul quale e per mezzo del quale offriamo a Dio il nostro culto; e poiché siamo noi stessi che offriamo il culto a Dio, ne siamo anche sacerdoti ed assieme offerta perché, su quell'altare, immoliamo i nostri corpi.
Perciò la Parola ci dice:
“Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale” (Rom. 12: 1).
Antonio Strigari
































































