Nessuna religione al mondo ha subito un frazionamento come è avvenuto per il cristianesimo.
Decine di denominazioni di comunità, che si autodefiniscono cristiane, sono all’opera in questo mondo, ciascuna con un’identità che differisce dalle altre a volte su punti dottrinali di importanza capitale ma più spesso su punti marginali (se così può dirsi) che non mettono in pericolo la salvezza ma impediscono solo una crescita spirituale, oppure su diversità di riti o esegesi della Parola.
Se ci chiediamo il perché di queste divisioni, dobbiamo sapere (parlo ai credenti) che per Satana va benissimo che l’uomo pratichi tutte le religioni all’infuori, naturalmente, del vero cammino cristiano.
C’è un’enorme differenza fra religione e cristianesimo!
La religione è un’insieme di regole, norme e prescrizioni (questo si fa e questo non si fa).
La legge data da Dio a Mosè era questa, una religione che gli uomini dovevano osservare per salvarsi ma, come sappiamo, nessuno riuscì ad osservarla.
Vorremmo riuscirci noi?
Iddio, guardando il mondo poté dire:
“… Non v'è alcun giusto, neppur uno.
Non v'è alcuno che abbia intendimento, non v'è alcuno che ricerchi Dio.
Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v'è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno.”
(Romani 3:10)
La legge fu data agli uomini affinché si rendessero conto della loro debolezza ed accettassero la salvezza offerta loro gratuitamente da Gesù per mezzo del Suo sacrificio sulla croce.
Controlliamo con la Scrittura la precedente affermazione:
“Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che son sotto la legge, affinché ogni bocca sia turata, e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio;
poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato.
Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v'è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù, il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d'esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond'Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù. (Romani 3:19-26)
Il sacrificio di Gesù non va visto solo come un atto di grazia salvifica ma anche come una grazia santificante che per mezzo dello Spirito di Dio agisce sull’uomo facendolo “rinascere” a novità di vita. L’uomo nuovo, cibandosi della Parola, che gli è diventata indispensabile come l’aria che respira, con un cuore nuovo, riconoscente, che sa apprezzare la grazia si avvia sul cammino della santificazione “senza la quale nessuno vedrà Iddio” (ved. Ebrei 12:14)
Se la religione che pratica l’uomo è espressione di quanto è contenuto nella Parola, allora si può dire che egli si è incamminato sulla via del cristianesimo.
All’inizio di questo scritto abbiamo visto come “il nemico” si sia dato da fare per combattere il vero ed unico vangelo sin dai primi tempi.
La sua determinazione nel combattere l’Evangelo della grazia non è diminuita né è cessata la sua attenzione: infatti, non appena l’uomo cerca di uscire dall’errore e di riportarsi sulla strada maestra, secondo la volontà di Dio, egli interviene favorendo una ulteriore divisione (conosce bene il detto “Divide et impera”).
Quando nel XVI secolo alcuni cristiani decisero di ritornare alle verità scritturali, il Diavolo immediatamente propose a queste uomini alcune interpretazioni, all’apparenza marginali, sì da creare molteplici divisioni mentre la Parola di Dio ci dice:
“Ora, fratelli, io v'esorto, per il nome del nostro Signor Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare, e a non aver divisioni fra voi, ma a stare perfettamente uniti in una medesima mente e in un medesimo sentire.” (I Corinzi 1:10)
Le sètte sono un frutto della carne, leggiamo:
“Or le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali vi prevengo, come anche v'ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio.” (Galati 5:19-21)
Sono certo che questo passo è conosciuto da molti, ma chi ha meditato bene sulle conseguenze che subiranno coloro che fanno tali cose?
Lo abbiamo appena letto: “ non erederanno il Regno di Dio” sembra poca cosa?
Diventa settario colui che, avendo un’opinione diversa da quella del fratello, si separa da esso non riconoscendolo più tale, interrompendo la comunione fraterna e l’amore reciproco forte del proprio giudizio.
Una diversità di opinione non può e non deve separare dal proprio fratello, ma deve indurre ad accoglierlo, come dice la Scrittura:
“Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni.” (Romani 14:1)
Le divisioni sono sempre frutto dell’orgoglio che risiede nell’uomo carnale.
La Scrittura ci ammaestra su tale caso.
“Or, fratelli, queste cose le ho per amor vostro applicate a me stesso e ad Apollo, onde per nostro mezzo impariate a praticare" il non oltre quel che è scritto"; affinché non vi gonfiate d'orgoglio esaltando l'uno a danno dell'altro.” (I Corinzi 4:6)
Se in tutte le comunità cristiane si fosse praticato “il non oltre ciò che è scritto” e se non si fossero create violenti dispute sulle “opinioni” diverse di chi è ancora debole nella fede (come abbiamo letto sopra), sicuramente non ci sarebbero state divisioni.
L’introduzione di nuove dottrine, la dimenticanza o l’abbandono di quelle originali hanno portato alla divisione e formazione di comunità che di “cristiano” hanno appena e solo il nome e che sono diventate “sette”.
In alcune di queste, certe Verità fondamentali sono rimaste integre (la fede in Dio Unico e Trino, la salvezza ricevuta dall’uomo gratuitamente per la fede nel sacrificio di Gesù Cristo, il battesimo, la santa cena, la risurrezione del corpo, la vita eterna, ecc…); in molte altre comunità, le verità scritturali sono state stravolte anche per il punto più importante, la divinità di Gesù Cristo.
Così abbiamo comunità “cristiane” nelle quali si:
• pratica il Battesimo (il cui significato è “immersione”) ai bambini ed in altre agli adulti. San Pietro dice del battesimo: “Alla qual figura (quella dell’Arca di Noè) corrisponde il battesimo (non il nettamento delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio)” e per fare una richiesta a Dio bisogna essere consapevoli! (I Pietro 3:21). Dopo il discorso di Pietro, fatto ai Giudei ed a tutti gli abitanti di Gerusalemme nel giorno della Pentecoste “…Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone” (Atti 2:41). Notiamo che quelli che furono battezzati, per “accettare la sua parola” dovevano, necessariamente, essere in grado di intendere e volere!!! I primi cristiani battezzavano dopo una lunga catechesi e questa non era certo fatta a neonati!
• mangia di tutto ed in altre si evita la carne di maiale ed altri cibi; (mentre Gesù dice: “Non è quel che entra nella bocca che contamina l'uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l'uomo.” (Matteo 15:11)
• santifica il sabato ed in altre la domenica; (La Parola dice: “L'uno stima un giorno più d'un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.” (Romani 14:5)
• crede che Iddio abbia un corpo (I mormoni) - Gesù dice: “Iddio è spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in ispirito e verità” (Giovanni 4:24).
• nega la divinità di nostro Signore Gesù Cristo e l’esistenza della Trinità (questa è la dottrina di una delle maggiori sette per numero di adepti, i Testimoni di Geova). Anche se non troviamo nella Bibbia la “parola” Trinità il suo “concetto” è espresso chiaramente. In questo contesto sarebbe troppo lungo trattarlo, ma ai TdG faccio una sola domanda: Perché Gesù disse: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo,” (Matteo 28:19) se non per dichiarare la Trinità? La frase indica con un solo nome, tre persone.
I Testimoni di Geova, facendo fede su un libro, che è una libera interpretazione della Bibbia e non una fedele traduzione, che non riporta integralmente, senza capovolgimenti di senso, la Scrittura, non possono trovarvi scritto, riguardo a Gesù, ciò che disse Tommaso quando si trovò davanti al Risorto che lo invitava a credere, e cioè:
“Toma gli rispose e disse: Signor mio e Dio mio!” (Giovanni 20:28)
Aggiungo che i “capi” di questa setta pretendono di avere scoperto il nome di Dio, cosa impossibile per diversi buoni motivi, vediamone, ora, solo due:
1. Giustino martire (convertito nel 130 e vissuto fino al 155) dice: "… non esiste un nome da dare al Padre di tutte le cose perché ciò presupporrebbe un essere più antico che abbia impartito il nome." - 2a apologia cap. 6.1.-
2. Dio, rispondendo a Mosè (che gli aveva chiesto il nome) disse: "dirai ai figlioli d'ISRAELE: l'Io sono m'ha mandato da voi" (Esodo 3:14). Il verbo ebraico usato è "hih" che significa "essere", "divenire", "continuare ad essere". Dio si presentò con un "VERBO" e non con un "Nome".
Molte sarebbero le cose da dire a riguardo dei TdG, ma uscirei dall’argomento “sètte”.
Dio vi benedica.
Antonio Strigari
































































