( Parte prima- Ruolo e doveri dell'uomo nella famiglia e nella Società)
La creazione della prima famiglia
Il sesto giorno Iddio creò l’uomo (maschio e femmina), un solo termine per individuare il genere umano.
Questo il primo ordine di Dio dato all’uomo:
E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra" (Genesi 1:28).
Considerando bene questo versetto possiamo dedurre che il celibato ed il nubilato non sono nell’ordine di pensiero di Dio, solo alcune eccezioni sono consentite per un unico scopo, il servizio al Signore, ma questo non fa parte del tema che tratteremo.
A conferma leggiamo un altro versetto:
“Poi l'Eterno Iddio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole" (Genesi2:18).
Se Dio dice, come dice:”Non è bene che l’uomo sia solo …”, bisogna crederci; per questo scopo Dio completò il Suo piano donando la donna come compagna all’uomo che sarà per quest’ultimo un aiuto convenevole ma, soprattutto, un dono di Dio.
Noi uomini disprezzeremmo dono e donatore? Così non sia, quindi la cosa più giusta e saggia da fare è: amare Dio (il donatore) e la donna (il dono).
Come abbiamo letto, Iddio, con la creazione della prima coppia, Adamo ed Eva, diede inizio al genere umano affinché quest’ultimo crescesse e si moltiplicasse attraverso l’atto d’amore dell’unione carnale dell’uomo con la propria donna (moglie); e Dio disse:
“Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Genesi 2:24).
Dicendo una stessa carne, Dio stabilisce, sin dalla prima coppia, la famiglia come unità indissolubile dalla quale inizia la procreazione.
L’unione e l’indissolubilità della coppia familiare viene anche confermata dalle parole di Gesù:
“Quello dunque che Iddio ha congiunto l'uomo non lo separi” (Marco 10:9).
IL RUOLO DELL’UOMO NELLA FAMIGLIA
Ora cercheremo di considerare il ruolo dell’uomo nella famiglia riportando le stesse considerazioni, che ci sono servite per stabilire quello della donna, come enunciate nella precedente nota dal titolo “Le donne possono insegnare e predicare?”.
Precisazione:
- Considerare i ruoli dell’uomo e della donna non significa creare lite fra di loro affinché si stabilisca chi debba essere padrone e chi servo o chi sia qualcosa di più e chi di meno grande agli occhi di Dio, ma solo ristabilire i confini segnati da Dio per ciascuno affinché si possa convivere serenamente e santamente. Quando si fa riferimento ai “ruoli”, non bisogna pensare che essi siano basati sulla intelligenza od altre capacità mentali o fisiche, perché sarebbe da stolti pensare che dal “genere” dipendano le capacità di una persona poiché tutto viene da Dio ed Egli dà a ciascuno secondo la propria volontà.
Ora possiamo considerare alcuni punti (come già fatto nella mia precedente nota prima menzionata).
I due ruoli – uomo – donna
Pari dignità fra uomo e donna
La Scrittura dice:
“E Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Genesi 1:27).
Con queste parole Dio stabilisce una dignità per “l’uomo” creato “a sua immagine e somiglianza”, una sola pari dignità per l’uomo e la donna.
In questa parola “uomo”, contenuta nel versetto suddetto, s’intende l’essere umano (maschio e femmina).
L’uomo creato prima della donna
“Poi l'Eterno Iddio disse: - Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole - " (Genesi 2:18).
Qui “uomo” sta per “maschio” poiché la femmina non era ancora stata creata.
La donna tratta dalla costola di Adamo
“E l'Eterno Iddio, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la menò all'uomo” (Genesi 2:22)
I due versetti precedenti (Genesi 2:18 e 2:22) ci dicono che:
1. Dio creò per primo l’uomo;
2. Dio creò la donna traendola dalla costola dell’uomo.
Ruoli diversi tra uomo e donna
I due punti precedenti ci dicono che Iddio stabilì:
1. la priorità dell’uomo (Dio creò prima l’uomo, dopo la donna);
2. la subordinazione della donna all’uomo (creata per essere “un aiutoconvenevole” a quest’ultimo).
Dio, formando la donna dalla costola di quest’ultimo e non dalla terra dichiara la subordinazione della donna all’uomo “in quanto all’origine” (come i figli ai genitori).
In merito all’origine di Eva qualcuno disse:
“Non fu tratta dalla testa dell’uomo affinché Eva non pensasse di poterlo comandare, né dai piedi affinché non si pensasse che poteva essere calpestata, ma dalla costola, la parte più vicina al cuore, affinché fosse amata dall’uomo”.
Come abbiamo già detto, l’uomo e la donna insieme, Adamo ed Eva, formarono la prima famiglia e Dio ne affidò il governo e la responsabilità all’uomo.
Infatti, dopo il peccato, quando i due sentendosi in colpa cercarono di nascondersi …
“ … l'Eterno Iddio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?" " (Genesi3:9).
Si, Dio chiamò l’uomo come “responsabile della propria famiglia” per il rispetto delle regole ricevute.
Possiamo considerare un altro chiaro segno del ruolo dell’uomo e della donna leggendo dalla Scrittura:
“Alla donna disse: - Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figliuoli; i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te -" (Genesi 3:16).
Anche Pietro, dopo aver parlato degli ornamenti delle virtù che Dio richiede alle donne, dice:
“… stando soggette ai loro mariti, come Sara che ubbidiva ad Abramo, chiamandolo signore; della quale voi siete ora figliuole, se fate il bene e non vi lasciate turbare da spavento alcuno” (I Pietro 3:5,6).
La Parola dice:
“Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, cosi le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa” (Efesini 5:24).
I DOVERI DELL’UOMO NELLA FAMIGLIA
1°) Amare la propria moglie.
La Parola dice all’uomo:
“Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Efesini 5:25).
Poiché non può esistere un amore più grande di quello che Cristo ha avuto (ed ha) per la Chiesa, con questa Parola viene indicato chiaramente all’uomo quale sia il suo primo (nel senso di più grande) dovere: amare la propria moglie.
Amore … la parola è facile a dirsi … ma molto difficile risulta il comprenderne appieno il significato e, soprattutto, il metterla in pratica.
Questo termine, che nel nostro paese assume significati diversi (che vengono spesso confusi), frequentemente viene usato in maniera impropria.
In greco questo problema non si pone perché esistono tre termini diversi per esprimere ciò che nella nostra lingua è detto con la parola “amore”.
Questi termini sono: Eros, Philia, Agape e caratterizzano tre “tipi di amore” o “tre modi di amare”, questo è il loro significato:
1. Eros = attrazione carnale;
2. Philia = sentimento di amicizia di carattere generalmente non sessuale, voler bene ad una persona “per un perché” (perché figlio, simpatico, ecc.);
3. Agape = amore disinteressato, amare nonostante …!
Tra uomo e donna generalmente nasce all’inizio il primo (eros), ma, con l’andare avanti della convivenza, nella normalità dei casi dovrebbero nascere e crescere nei cuori della coppia anche il secondo (philia) e poi il terzo (agape), in genere secondo quest’ordine.
La prima precisazione da fare è che l’eros è lecito “esclusivamente” nel rapporto di coppia, fra marito e moglie.
A questo punto ciascun uomo convertito a Cristo (me compreso) dovrebbe chiedersi:
“Sto amando mia moglie come Cristo ha amato (ed ama) la Chiesa?”
Amare in questo modo (come Cristo) significa dare tutto se stesso per la moglie.
Consideri ora l’uomo se abbia avuto Amore verso la propria moglie, domandandosi, “Nei confronti di mia moglie …:
1. Ho avuto sempre pazienza?;
2. … sempre clemenza, simpatia, affabilità?;
3. Ho sempre concesso il perdono richiestomi?;
4. Ho evitato di essere invidioso di qualche sua dote particolare?;
5. … di vantarmi alla sua presenza?;
6. Ho represso il mio orgoglio?;
7. Ho avuto sempre un comportamento decente e conveniente?;
8. Ho evitato il mio esclusivo interesse?;
9. Ho usato dolcezza senza inasprirmi, lasciandomi trasportare dall’ira, alzare minacciosamente la voce?;
10. Ho evitato sempre di sospettare il male in ciò diceva o faceva?;
11. … di godere interiormente per qualcosa di brutto che le è capitato?;
12. Ho avuto gioia per qualcosa di bello che le è successo, per un riconoscimento, un apprezzamento o un dono che ha ricevuto?
13. Ho dedicato a lei una parte sufficiente del mio tempo per ascoltarla?
Se le risposte sono tutte “SI” allora può affermare di aver sempre amato sua moglie.
(Ognuno trovi nel proprio cuore la risposta per se stesso!)
2°) La fedeltà alla moglie
Quando nel cuore del marito il secondo “tipo di amore” (philia) tarda a nascere o non nasce affatto, è impossibile che possa germogliare il terzo (agape) ed in questo caso la coppia è destinata ad un tragico naufragio.
L’eros da solo non basta a tenere saldo nel tempo il rapporto di coppia per due motivi:
1. la diminuzione dell’attrazione fisica di un corpo ormai “conosciuto” ed in decadimento fisico;
2. l’inizio della concupiscenza di altre donne (che non gli appartengono, a volte anche meno belle della propria moglie, fenomeno noto che rientra nel detto “l’erba del vicino è sempre più verde!”).
Anche la presenza del sentimento “philia”, non serve a frenare e ad annullare la concupiscenza, quando questa si affaccia nel cuore dell’uomo!
Solo se l’uomo nutre verso la moglie il sano “agape” il vincolo matrimoniale è saldo ma, come sanno le persone convertite a Cristo Gesù, questo “Amore” non può nascere spontaneamente nell’uomo perché appartiene a Dio e viene sparso nei cuori unicamente per mezzo dello Spirito Santo, come dice la Parola:
“Or la speranza non rende confusi, perché l'amor di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5).
L’uomo, solo quando possiede questo sentimento, l’agape, può comportarsi verso la moglie (come Cristo verso la Chiesa) dandole tutto se stesso, perciò è scritto:
“Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Efesini 5:25).
La fedeltà è legata all’amore
“Tu sei l'Eterno, l'Iddio che scegliesti Abramo, lo traesti fuori da Ur de' Caldei, e gli desti il nome d'Abrahamo; tu trovasti il cuor suo fedele davanti a te, e fermasti con lui un patto, promettendogli di dare alla sua progenie il paese de' Cananei, degli Hittei, degli Amorei, de' Ferezei, de' Gebusei e de' Ghirgasei; tu hai mantenuta la tua parola, perché sei giusto” (Nehemia 9:7-8)
Questo passo, come tanti altri contenuti nella Scrittura, mette in luce l’importanza della “fedeltà” e l’apprezzamento di Dio per l’uomo che la possiede.
E in cosa è richiesta all’uomo la fedeltà verso Dio se non nell’Amore per Lui?
Abramo amò Dio più del Suo unico figlio Isacco e lo dimostrò proprio nel momento in cui stava per sacrificarglielo in obbedienza alla Sua richiesta.
Proprio partendo da questo concetto possiamo considerare che, se la fedeltà di Abramo, superando ogni limite di capacità umana, si dimostrò nell’Amore verso Dio questa deve ritrovarsi anche nell’amore dell’uomo verso la propria moglie.
A conferma di questo concetto, Dio comandò esplicitamente:
“Non commettere adulterio” (Esodo 20:14).
Il tradimento si realizza nell’accettazione della concupiscenza
































































