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La nuova nascita

Per chi crede di credere....

Per chi crede di credere.... - DIO E' DIO!

Tutti i credenti che hanno letto il passo del vangelo di Giovanni (Giov. 3:1-21), nel quale Nicodemo va a Gesù, sanno della "nuova nascita".

Fra queste persone ne troviamo alcune che:

  • avendone capito l'importanza, umiliato il loro cuore, chiesto perdono al Signore dei propri peccati, ne hanno fatto l'esperienza diretta;
  • altre, vivendo in un lassismo spirituale abitudinario, non si sono poste alcun problema;
  • altre ancora che si sono pacificamente autoconvinte di essere "nate di nuovo"solo perché credono di credere in Gesù.

Dico "credono di credere" perché queste ultime persone sono convinte di "credere in Gesù Cristo" solo perché credono che Gesù sia esistito.

Quando, poi, faccio notare loro che anche il diavolo sa benissimo che Gesù è esistito ma non per questo possiamo considerarlo un "credente" in Cristo, allora vanno in crisi.

 

Il credere in Cristo Gesù è ben altra cosa!

Vediamone alcuni aspetti con l'aiuto del Signore.

  1. Credere in Cristo Gesù significa credere nella Sua Parola;
  2. Credere nella Sua Parola significa condividerla (cioè accettarla incondizionatamente, puramente ed integralmente  nella propria mente come consona al proprio pensiero. Soprattutto bisogna che la Parola modifichi il pensiero dell'uomo e non viceversa).
  3. Se la Sua parola è da noi condivisa, accettata come giusta, consona al nostro pensiero (e, soprattutto, se amiamo Gesù - ved. Giov. 14:21, 24 ), sarà proprio questa Parola che ci "condurrà" nella nostra vita quotidiana perché agiremo secondo il nostro pensiero che sarà diventato uguale a quello di Cristo.

Per questo è scritto:

"Ma noi abbiamo la mente di Cristo." (I Cor. 2:16)

Se uno crede in questo modo si vedono gli effetti nella propria vita perché chi crede obbedisce spontaneamente, naturalmente, senza sentire in sé alcuna forma di costrizione, a ciò che ritiene conforme a giustizia e bontà.

 

Il processo che ci porta alla nuova nascita può essere così espresso:

Il seme della Parola:

  1. entra nel nostro cuore e se quest'ultimo è un buon terreno - ved. Mat. Cap. 13 - 
  2. nasce, fecondato dallo Spirito della Verità (ci convince di peccato di giustizia e di giudizio perché ci fa vedere la nostra innata debolezza e l'incapacità di osservare la Legge di Dio);
  3. cresce ( arricchisce di esperienza e di forza la nostra vita);
  4. porta frutto ( ci fa operare ciò che Dio ha preparato per noi - ved. Ef. 2:10)).

Dopo aver conosciuto la Parola ed averla amata occorre obbedirla.

Meditiamo su questa Parola:

"Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua" (Matteo 16:24).

 

 "Rinunziare a se stesso" vuole significare svuotare la mente completamente per lasciarsela riempire dalla pura Parola.

La propria scienza e conoscenza non servono a nulla per seguire il Signore.

Così, fra le cose da abbandonare c'è anche l'inganno della "religiosità" (il cristianesimo, infatti, non è una religione ma una vita nuova in Cristo Gesù).

Tu hai fatto questo?

Hai abbandonato la tua religione per seguire gli insegnamenti che lo Spirito di Dio, unica vera e sicura guida, mette nel tuo cuore?

Ricordiamoci che gli Ebrei (esclusi pochi di loro) proprio per non abbondonare la "propria religione" non hanno seguito Cristo Gesù!

 

Se facciamo spazio nella nostra vita alla Parola, allora quello che chiediamo in preghiera dicendo " venga il Tuo Regno" si realizza perché sarà Egli a regnare nel nostro cuore e nella nostra vita.

Allora potremo dire di essere nati di nuovo!

 

Abbiamo fatto questa esperienza della nuova nascita?

Se abbiamo risposto negativamente a quest'ultima domanda, affrettiamoci a dire:

"Signore Gesù, credo che Tu sei morto sulla croce ed hai versato il Tuo sangue per riscattarmi dal mio peccaminoso modo di vivere. Riconosco che, anche quando ho impegnato tutte le mie forze per camminare in questo mondo come Tu volevi, non ci sono riuscito. Ora mi confesso peccatore al Tuo cospetto e Ti prego di perdonarmi. Credo che sin da questo momento cambierai la mia vita e mi condurrai, con l'aiuto dello Spirito Santo che mi hai promesso, fino alla casa del Padre.

Grazie Gesù. Amen."

È sufficiente, dopo nessuno ti dovrà spiegare cos'è la Nuova Nascita perché lo saprai!

Iddio ci benedica.

Antonio Strigari

Il tesoro, il mercante, la rete....

- Commento a Matteo 13: 44-52

 

13:44 Il regno de' cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l'allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.

13:45 Il regno de' cieli è anche simile ad un mercante che va in cerca di belle perle;

13:46 e trovata una perla di gran prezzo, se n'è andato, ha venduto tutto quel che aveva, e l'ha comperata.

13:47 Il regno de' cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci;

13:48 quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla.

13:49 Così avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,

13:50 e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor de' denti.

13:51 Avete intese tutte queste cose? Essi gli risposero: Sì.

13:52 Allora disse loro: Per questo, ogni scriba ammaestrato pel regno de' cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.

 

 

PREMESSA

 

Tutto il capitolo 13 del Vangelo di San Matteo è dedicato alle parabole che riguardano il Regno dei cieli.

Gesù, esprimendosi spesso in parabole perseguiva un duplice scopo:

1.  far comprendere il messaggio solo quelli ai quali ciò era concesso

2.  far adempiere la profezia in merito

 

 

Primo punto

10 Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in parabole

11 Ed egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.

12 Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha.

13 Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono.

14 E s'adempie in loro la profezia d'Isaia che dice: Udrete co' vostri orecchi e non intenderete; guarderete co' vostri occhi e non vedrete:

15 perché il cuore di questo popolo s'è fatto insensibile, son divenuti duri d'orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca. (Matteo 13:10-15)

 

Secondo punto

"Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle turbe e senza parabola non diceva loro nulla,

affinché si adempisse quel ch'era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò in parabole la mia bocca; esporrò cose occulte fin dalla fondazione del mondo." (Mat. 13:34-35)

 

Prima di iniziare il commento, ritengo utile trascrivere, in breve, quanto riportato nei comuni vocabolari della nostra lingua rispetto ad alcuni termini.

  1. Parabola. Racconto in forma allegorica che, per lo più, ha lo scopo di educare moralmente;
  2. Allegoria. 1- Esposizione, narrazione nella quale volutamente è nascosto un significato differente e non secondario rispetto a quello letterale.  2- (estensivamente) Rappresentazione figurativa di idee o di valori astratti, immagine simbolica, simbolo;
  3. Metafora. Il modo espressivo mediante il quale si trasferisce ad una parola il significato di un'altra parola. La metafora unisce strettamente due concetti che hanno rapporti di somiglianza tra loro e li identifica (l'uno nell'altro). Es. "Tu sei un leone"
  4. Similitudine. Modo di esprimersi consistente nel paragonare una cosa ad un'altra per meglio chiarirla o darle risalto. Anche la similitudine, come la metafora, si fonda sopra una relazione di somiglianza ma mentre la metafora esprime una identità (es. "tu sei un leone"), la similitudine indica semplicemente un paragone (es. "tu sei come un leone).

 

Possiamo, quindi, dire, per quanto attiene alla Scrittura in esame, che Gesù espresse le suddette parabole in forma allegorica servendosi di  alcune similitudini.

Lo scopo di questa nostra meditazione è quello di esaminare queste tre parabole affinché anche noi oggi, se sarà concesso da Dio, possiamo comprendere il concetto di "Regno dei cieli".

 

Prima di addentrarci nell'esame spirituale potrebbe essere utile una osservazione sulle varie versioni della Scrittura.

 

Sappiamo che della Sacra Bibbia esistono diverse versioni, tradotte da questo o da quell'uomo più o meno colto, (quello che conta per noi è che sia stata tradotta da un uomo guidato dallo Spirito Santo) che differiscono fra di loro in alcuni termini utilizzati o in alcune frasi esprimendo concetti diversi o, addirittura, contrastanti.

Esistono, poi, alcune traduzioni della Bibbia che NON SONO TRADUZIONI ma libere interpretazioni di uomini che NIENTE hanno in comune con la Spirito di Dio.

Inoltre sappiamo che alcune Bibbie differiscono anche in merito ai libri in esse riportati, infatti, in alcune sono contenuti libri non riconosciuti come canonici, cioè "Deuterocanonici" (termine che indica dubbio sulla loro autenticità)  e non Apocrifi ( che significa di origine occulta) come erroneamente sono definiti da alcuni.

 

In merito ai libri Deuterocanonici troviamo la risposta alla seguente domanda:

"Perché i libri noti come apocrifi non furono riconosciuti come canonici? "

 

Edward J. Young, nel suo scritto "Il canone dell'Antico Testamento" così si esprime:

 

"La risposta deve essere che questi libri non furono considerati come divinamente ispirati (1). Questa affermazione, tuttavia, comporta certi interrogativi. Come si può dire che un libro è ispirato? È sempre possibile scoprire il carattere ispirato di un libro? In che cosa, ci si potrebbe chiedere, si può discernere l'ispirazione del libro di Ester o del Cantico de' Cantici? La risposta a queste domande non è facile. Se, ad esempio, il libro di Ester fosse apparso in un diverso ambiente culturale, sarebbe stato riconosciuto come Parola di Dio? Tutto ciò che si potrebbe probabilmente dire a risposta è che nella Sua provvidenza Dio fece sì che questo libro particolare fosse scritto nel mezzo del Suo popolo e divenisse intimamente legato alla sua vita religiosa di modo che esso l'avrebbe accettato come canonico.

Per i libri apocrifi tuttavia il caso era diverso. Non vi sono in questi libri segni che ne attestino un'origine divina.

Come già indicato dal Green, sia Tobia che Giuditta contengono errori storici, cronologici e geografici. Quei libri giustificano la falsità e l'inganno e fanno dipendere la salvezza dalle opere meritorie.

Tobia: Il far elemosine, per esempio, si sostiene che salvi dalla morte (Tobia 12: 9; 4: 10; 14: 10, II);

Giuditta  vive una vita di falsità ed inganni nella quale viene rappresentata come assistita da Dio (9: 10, 13);

L'Ecclesiastico e la Sapienza di Salomone inculcano una moralità basata sull'utilità;

il Libro della Sapienza insegna che la creazione del mondo venne fatta a partire dalla materia preesistente ( 11 : 17 );

l'Ecclesiastico insegna che il far elemosine costituisce espiazione per il peccato (3: 30);

in Baruch è detto che Iddio ascolta le preghiere dei morti ( 3: 4);

nei Maccabei sono contenuti errori storici e geografici.

Con questo non si vogliono rinnegare molte cose buone e lodevoli contenute in quei libri, ma i libri mostrano nondimeno in alcuni punti di essere in disaccordo con la verità divina."

 

 Per amore della verità dobbiamo precisare che il versetto 17 del capitolo 11 del libro della Sapienza dice:

"Non era certo in difficoltà la tua mano onnipotente, che aveva creato il mondo da materia informe, di mandare contro di loro una moltitudine di orsi o di leoni feroci, " …(Sap. 11:17) 

 

Se leggiamo nel libro "canonico" della Genesi, ci rendiamo conto che, dopo aver detto nel versetto 1 "Nel principio Iddio creò i cieli e la terra.", la Scrittura dice: "E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque …" e prosegue (la Scrittura canonica) evidenziando l'ordine che Dio diede alla terra e  narrando il resto della creazione.

Il libro della Sapienza parla, nel capitolo undicesimo, della longanimità e dell'ordine che Iddio ha dato alle cose come segno della Sua onnipotenza, infatti nel versetto 20 dice ancora:

" … ma tu hai disposto ogni cosa con misura, numero e peso." (Sap. 11: 20)

Personalmente ho trovato in questo libro tanta sapienza divina.

 

Non voglio essere frainteso, so di non aver "titolo" o "autorità" per stabilire quali debbano essere considerati libri ispirati e, in ogni caso, i libri stabiliti dal canone verso la fine del I secolo d. C. sono sufficienti e utili " … a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia," (II Tim. 3:16 )

Paolo e Sila, al carceriere di Filippi che aveva chiesto loro cosa dovesse fare per essere salvato dissero semplicemente:

"….  Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua. (At. 16:31)

Non pensiamo anche noi che ciò sia sufficiente?

Sapendo noi, però, che "la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica" (ved. II Cor. 3:6), non dovremmo incamminarci per la strada di chi, con i paraocchi della "lettera", osa affermare che una versione della Bibbia sia "corrotta" solo perché un articolo, un aggettivo, o una frase (che non contrastano con lo Spirito di Dio negando la verità fondamentale che è Gesù Cristo) siano tradotti in maniera diversa.

 

Faccio un solo esempio.

Il dr. Eldred Thomas giudica corrotta la tua Bibbia se in I Timoteo 3:16 non trovi scritto "Dio manifestato in carne".

Secondo il pensiero di quest'uomo se nella tua Bibbia trovi invece scritto:

"Colui che fu manifestato nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu predicato dalle nazioni, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria."

la tua Bibbia è corrotta.

Riflettiamo:

Cosa cambia se al posto della parola "Dio" abbiamo nella nostra Bibbia "Colui"?

("Colui") scritto, per di più, con la prima lettera maiuscola!

Forse leggendo "Colui" vedi chiaramente in questo passo della Scrittura la figura di Gesù e non quella di Dio? e cosa cambia se nel contempo credi che Gesù è Dio?

Personalmente sento per lo Spirito che proprio questo riferimento a Gesù sia il più giusto perché prima devi credere in Cristo Gesù per poi arrivare a Dio.

Se la parola "Colui" ti fa capire chiaramente e solamente "Gesù" è sbagliata?

Allora perché il versetto conclude dicendo che " fu assunto nella gloria"? Dio aveva bisogno di essere assunto nella gloria o lo era per sempre e da sempre in eterno?

Sono innumerevoli i versetti (compreso questo – I Tim. 3:16 - ) che propongono il credere che Gesù è Dio   

 

Secondo il criterio del dr. Thomas se ogni volta che la Scrittura nomina o si riferisce a Gesù dovesse dire esplicitamente "Dio" bisognerebbe riconoscere allora come corrotte tutte le Bibbie.

 

Se bastasse vedere scritto "Dio" al posto di "Colui" (che sottintende chiaramente "Gesù") per credere che Gesù è Dio  e se, invece, leggendo "Colui" non si potesse credere la stessa cosa anch'io sarei d'accordo con il dr. Eldred Thomas !!!

Con queste futili sottigliezze, oggi, è scoppiata una vera e propria guerra fra Bibbie, come avviene in politica!

Se ci atteniamo alla lettera non scopriremo mai la voce dello Spirito; saremo come i Farisei, rispetteremo il sabato senza sapere che, come disse loro Gesù :

" … Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato;" (Marco 2:27)

 

Invece di condannare il peccatore impenitente si condanna il suo vestito.

Invece di bocciare lo studente si boccia il suo libro di testo, anzi la versione del suo libro di testo.

Non solo si discreditano le versioni che sono in uso fra le diverse comunitàreligiose ma anche quelle in uso fra appartenenti alle stesse denominazioni e ciò senza voler indagare o presumere scopi  poco leciti.

 

Immaginate che un credente arrivi al cospetto di Dio e si senta dire:

"Tu non puoi entrare nel Regno perché possedevi "la versione tal dei tali" della Bibbia"

Tragicamente umoristico!

COMMENTO

 

Gesù, in questo breve passo della Scrittura sopra riportato, espone tre parabole che ci rivelano i momenti più importanti della vita spirituale dell'uomo:

  1. l'incontro con il futuro sposo;
  2. l'incontro con la futura sposa;
  3. gli effetti della loro unione.

 

Ora, con l'aiuto di Dio, cerchiamo di meditare singolarmente su tali parabole.

 

La prima, espressa nell'unico versetto 44, ci parla di un uomo che scopre un tesoro.

Ciò che possiamo notare subito, leggendo tale versetto, è che l'uomo non scopre il tesoro in "un" campo ma "nel" campo (2).

La preposizione articolata ("nel") utilizzata nella frase, contenendo l'articolo determinativo "il", definisce con esattezza il "campo" di cui trattasi e ne esprime la notorietà (come vedremo in seguito)..

Se, invece, si fosse utilizzato l'articolo indeterminativo "un" la stessa frase sarebbe stata generica ed ogni preciso riferimento al campo sarebbe stato impossibile.

Ciò ci fa capire che il campo nel quale si trova il tesoro è ben indicato e definito, come vedremo in seguito.

 

Il tesoro "Cristo Gesù", il campo nuovo "la sua chiesa".

 

Il tesoro (similitudine del Regno dei cieli) era nascosto nel campo, quindi non si trovava all'aperto, in evidenza ma coperto da qualcosa e quindi non si sarebbe trovato se l'uomo si fosse limitato a passare per il campo guardando in superficie.

Dobbiamo, quindi, pensare che il ritrovamento di quel tesoro sia avvenuto perché quell'uomo faceva qualcosa, scavava, vangava, ripuliva il terreno, in buona sostanza lo dissodava per renderlo (meno sodo e quindi) adatto alle colture.

Il consiglio dato dal Signore agli abitanti di Giuda e di Gerusalemme, ai tempi del profeta Geremia (valido in tutti i tempi), era stato:

" … Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate fra le spine!" (Ger. 4:3)

Ancora più precisamente in Osea lo stesso consiglio aveva questa forma:

Seminate secondo la giustizia, mietete secondo la misericordia, dissodatevi un campo nuovo! Poiché è tempo di cercare l'Eterno, finch'egli non venga, e non spanda su voi la pioggia della giustizia. (Os. 10:12)

Già da tempo il Signore aveva indicato all'uomo il nuovo campo da dissodare affinché potesse trovare l'Eterno.

 

L'uomo da sempre ha seminato fra le spine e  lavorato in un campo dove non poteva trovare alcun tesoro, cioè il mondo, la propria carnalità raccogliendone i frutti che danno la morte.

Il consiglio di Dio, che vale anche per noi oggi, è di dissodarci un campo nuovo, un campo spirituale ove possiamo raccogliere i frutti che danno vita e vita eterna, cioè la chiesa di Cristo.

 

Dove si può trovare Cristo se non nella sua chiesa, dov'è predicato? e come si dissoda un campo nuovo?

Aprendo le orecchie ed il tuo cuore alla Parola dissodi un campo nuovo.

Chi lavora in questo campo e non si stanca troverà il tesoro che è Cristo Gesù, il Figlio di Dio.

Trovare Gesù Cristo significa possedere la Sua vita in noi.

Chi trova questo tesoro lo nasconde e noi sappiamo dove lo nasconde, cioè nel proprio cuore.

Poi la Scrittura ci dice che ciò che spinge quell'uomo a vendere tutto quello che ha per acquistare quel campo è l'allegrezza avuta nel trovare il tesoro.

Chi non ha allegrezza non ha trovato il tesoro, Gesù.

 

Chi ha trovato Gesù ha trovato anche il perdono dei propri peccati, il peso che gravava sulle sue spalle non esiste più ed ora che cammina leggero, senza tema di punizioni e pieno di speranza verso una meta felice poiché, con la fede in Cristo Gesù, ha trovato la grazia, la pace, la speranza:  come potrebbe non essere allegro?

 

È entrato a far parte della chiesa di Gesù ed è ha trovato in Lui lo sposo!

È, però, necessario che quell'uomo acquisti quel campo il cui prezzo è "tutto quello che ha".

Non è un prezzo uguale per tutti ma che rende tutti uguali perché li rende primatutti senza niente, poi tutti aventi tutto.

 

Tutti possono e devono pagare quel campo, se vogliono acquistarlo, vendendo tutto quello che possiedono cioè le loro convinzioni, le loro presunzioni, il loro modo di vivere, il loro individualismo, il loro orgoglio, la loro vanità, cose, queste, di poco valore per quelli che, avvedutamente, se ne liberano allegramente e di vitale importanza per altri che, restando stoltamente attaccati alle cose materiali e terrene, le giudicano di valore superiore al tesoro.

 

La seconda parabola è espressa in due versetti (45 e 46).

In questa parabola ci viene proposta una seconda similitudine: il regno dei cieli simile ad un mercante.

Non più un uomo povero che si affatica e che scopre ciò che lo arricchisce ma un ricco mercante che, in cerca di belle perle e trovatane una di gran prezzo, vende tutto quello che ha per comprarla.

Nella prima parabola l'uomo per acquistare quel campo deve vendere tutto quello che ha come il mercante ma il paragone tra un uomo che dissoda un terreno ed un mercante ci suggerisce che nel vendere entrambi "tutto quello che avevano", per raggiungere il loro scopo, certamente ciascuno vendette una diversa quantità e qualità di beni posseduti.

Inoltre il primo uomo, vendendo tutto quello che possedeva, racimolò un prezzo con il quale non pagò il valore del tesoro ma solo il valore del campo, guadagnando così fortemente, mentre il mercante con il ricavato della vendita di "tutto quel che aveva" acquistò un bene che egli considerò (almeno) di pari valore.

Se proviamo a pensare alle parole dette nella lettera di San Paolo agli Efesini:

"Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei," (Ef. 5:25)

ed a quelle nella lettera ai Filippesi (parlando di Gesù):

" … il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l'essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell'esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce." (Fil. 2: 6,7,8)

possiamo capire chi fosse il mercante che ha dato tutto quello che aveva per acquistare la sua sposa, cioè la chiesa che è raffigurata dalla perla di gran prezzo.

Gesù ha lasciato il cielo, la gloria che aveva dal principio, la sua forma di Dio per prendere quella di servo sofferente simile all'uomo ed ha versato il suo sangue, tutto questo come prezzo per la sua chiesa, la sua sposa.

 

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