IL VELO DI SEPARAZIONE (LA CORTINA)
(Esodo)
26:31 Farai un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto con de' cherubini artisticamente lavorati,
26:32 e lo sospenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d'oro, che avranno i chiodi d'oro e poseranno su basi d'argento.
26:33 Metterai il velo sotto i fermagli; e quivi, al di là del velo, introdurrai l'arca della testimonianza; quel velo sarà per voi la separazione del luogo santo dal santissimo.
26:34 E metterai il propiziatorio sull'arca della testimonianza nel luogo santissimo.
26:35 E metterai la tavola fuori del velo, e il candelabro dirimpetto alla tavola dal lato meridionale del tabernacolo; e metterai la tavola dal lato di settentrione.
Il velo rappresentante la cortina riassume, per i colori ed i materiali impiegati, le qualità di Gesù come abbiamo già considerato meditando sui dieci teli di copertura del tabernacolo.
Le dimensioni della cortina non ci vengono specificate ma crediamo si possano ricavare considerando che doveva separare (in due luoghi) il tabernacolo, la cui larghezza era di 9 cubiti e l'altezza di 10 cubiti.
L'aver, poi, specificato che il velo doveva essere messo "sotto i fermagli" (che tenevano assieme le due serie di teli), ci precisa che il luogo santo, iniziando dall'ingresso del tabernacolo, era 2/3 di profondità e quello santissimo 1/3 dell'intero tabernacolo.
Teniamo presente che la copertura del Tabernacolo era così composta:
La prima serie di teli (cinque teli di larghezza 4 cubiti), posta sul tabernacolo ad iniziare dalla parte anteriore (dall'ingresso), arrivava fino a 20 cubiti di profondità (2/3 dei 30 cubiti di lunghezza complessiva del tabernacolo) e qui era legata per mezzo dei fermagli d'oro ai nastri alla seconda serie.
Da questo punto intermedio delle due serie c'erano ancora 10 cubiti (1/3) fino alla parte posteriore coperti da due teli e mezzo, mentre gli altri due teli più un'altra metà ricadevano sulla parte posteriore del tabernacolo (le cui assi erano alte 10 cubiti).
La cortina doveva essere appesa a quattro colonne di acacia rivestite d'oro posate su basi d'argento; d'oro erano anche i chiodi infissi nelle colonne.
(Alcune versioni invece dei chiodi parlano di "uncini d'oro" posti alle basi delle quattro colonne).
Il velo (la cortina) delimitava il luogo santissimo ed era il limite invalicabile per chiunque tranne che per il sommo sacerdote il quale, solo una volta all'anno, poteva recarsi, con i sacri vestimenti e non senza sangue, alla presenza di Dio.
Come ci spiega la Scrittura (indicando come primo tabernacolo il luogo santo di esso e secondo il luogo santissimo:
"Or essendo le cose così disposte, i sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto; ma nel secondo, entra una volta solamente all'anno il solo sommo sacerdote, e non senza sangue, il quale egli offre per se stesso e per gli errori del popolo (Ebrei 9:6,7)”.
Questo per chi viveva nel primo patto, ma per noi che confidiamo nel secondo patto, quello firmato col sangue di Cristo, non c'è più necessità di offrire sacrifici di tori e di becchi per redimerci dai nostri peccati.
Dice la Scrittura:
"Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna (Ebrei 9:11,12)”.
La redenzione, anche in questo caso è richiamata dalla basi di argento poste sotto le assi del tabernacolo e sotto le quattro colonne che reggevano la cortina.
I cherubini artisticamente lavorati ci ricordano quelli messi a guardia del paradiso per evitare che Adamo ed Eva ci tornassero.
I cherubini che troviamo ai lati della cortina artisticamente lavorati - come dice la Scrittura - sono presenti anche nei teli che circondano il tabernacolo dai tre lati protetti dalle assi (Nord, Sud, Ovest), sono presenti anche qui, nella "Cortina", a protezione totale del luogo santissimo che rappresenta il luogo celeste della dimora di Dio e non del luogo santo figura della vita sacerdotale terrena (infatti, come vedremo, nella portiera d'ingresso al luogo santo non troveremo cherubini).
I due cherubini agli estremi della portiera ci dicono due cose:
- solo per Cristo si entra nel santuario (a far parte della Sua Chiesa);
- in quel luogo nessun impuro passerà".
Come dice la Scrittura:
"Quivi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata "la via santa"; nessun impuro vi passerà; essa sarà per quelli soltanto; quei che la seguiranno, anche gl'insensati, non potranno smarrirvisi (Isaia 35:8)”.
I cherubini sul velo della cortina, essendo in lavoro di ricamo (l'espressione "artisticamente lavorati" su un velo di filo altro non può indicare che un ricamo), sono visti solo dall'esterno (come quelli che si trovavano sui teli di copertura posti sulle assi) e ciò significa che essi proteggono l'ingresso e non l'uscita dal santuario poiché, una volta varcata quella soglia non si potrà più tornare indietro … e poi, nessuno lo vorrebbe!
(Sulle figure dei cherubini ci sarebbe molto da approfondire ! ma mi allontanerei troppo dal tema trattato e poi … ognuno avrà da Dio la giusta rivelazione).
Questo velo, che impediva a chiunque libero accesso alla presenza di Dio, si ruppe nell'ora in cui Gesù morì …:
"E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito.
Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e le rocce si schiantarono (Matteo 27:50,51)”.
Ora, attraverso quella cortina, che è la via che Cristo ha aperto per noi, possiamo entrare nella presenza di Dio.
"Avendo dunque, fratelli, libertà d'entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un gran Sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica dalla mala coscienza, e il corpo lavato d'acqua pura.
Riteniamo fermamente la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è Colui che ha fatte le promesse (Ebrei 10:19-23)”.
È utile osservare che la cortina si squarciò da cima a fondo e non dal basso in alto, come per indicare che due mani dall'alto, quelle di Dio, l'afferrarono e la ruppero.
LA PORTIERA
Lettura da: Esodo.
26:36 Farai pure per l'ingresso della tenda una portiera di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo.
26:37 E farai cinque colonne di acacia per sospendervi la portiera; le rivestirai d'oro, e avranno i chiodi d'oro e tu fonderai per esse cinque basi di rame.
L'ingresso nella prima parte del tabernacolo, il luogo santo, era costituito da una tenda di dimensioni non specificate ma ricavabili dall'esame (perimetro e altezza) della costruzione, pari a quelle della cortina (10 cubiti di altezza per 9,5 cubiti di larghezza), sospesa a cinque colonne di acacia rivestite d'oro, con i chiodi (o uncini) d'oro (presumibilmente sulle basi) poste su basi di rame.
Possiamo notare che mentre le colonne che reggono la portiera d'ingresso sono 5 e di conseguenza gli ingressi nel luogo santo 4, quelle che reggono la cortina sono 4 e gli ingressi nel luogo santissimo 3.
Si potrebbe pensare che le 4 vie d'accesso nel luogo santo sono quelle dell'Evangelo (i 4 Evangeli), mentre le 3 vie per il luogo santissimo siano quelle che si realizzano nell'unità della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Accettando il numero 4 come simbolo della totalità (quattro i punti cardinali, quattro le stagioni, ecc.), possiamo accogliere un altro significato, cioè che l’accesso al luogo santo è aperto a tutti i popoli dell’intera terra.
Mentre le basi delle colonne che reggono la cortina e delimitano l'accesso al luogo santissimo sono d'argento per indicare la redenzione, quelle sotto le colonne poste all'ingresso sono di rame a definire la stabilità del patto per la santificazione.
Il materiale impiegato nella costruzione delle colonne delimitanti l'ingresso al tabernacolo non è specificato; per questo ritengo che chi ti porta l'evangelo possa non essere "legno di Sittim" (cioè "incorruttibile") e perdersi pur poggiando sulla stabile promessa di Dio, se di sua volontà si corrompe, non persevera nella fede e si lascia vincere dal peccato … "… Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l'ardor d'un fuoco che divorerà gli avversari (Ebrei 10:26-27) … ma per te che sei entrato nel tabernacolo ciò non impedisce la tua santificazione.
ALL'INTERNO DEL TABERNACOLO
Nella parte santissima (ebr. Devir) c'era l'Arca del Patto.
L'ARCA
Lettura da: Esodo
25:10 Faranno dunque un'arca di legno d'acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo, e la sua altezza di un cubito e mezzo.
25:11 La rivestirai d'oro puro; la rivestirai così di dentro e di fuori; e le farai al di sopra una ghirlanda d'oro, che giri intorno.
25:12 Fonderai per essa quattro anelli d'oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall'altro lato,
25:13 Farai anche delle stanghe di legno d'acacia, e le rivestirai d'oro.
25:14 E farai passare le stanghe per gli anelli ai lati dell'arca, perché servano a portarla.
25:15 Le stanghe rimarranno negli anelli dell'arca; non ne saranno tratte fuori.
25:16 E metterai nell'arca la testimonianza che ti darò.
L'Arca del patto (figura di Gesù)
Possiamo anche osservare che le dimensioni dell'arca vista dall'alto o davanti sono le stesse (2,5 x 1,5 cubiti)
Potremmo pensare che anche l'uomo debba vedere l'arca della Testimonianza o della Presenza di Dio come nella realtà la vede Iddio.
Chi vede in essa Cristo Gesù, vede l'Arca come la vede Iddio.
Gli uomini, già nei tempi antichi, sapendo che Dio voleva abitare con gli uomini sulla terra, cercando di costruirGli un Tempio, pure si chiedevano:
"Ma è egli proprio vero che Dio abiti cogli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli de' cieli non ti posson contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita! (II Cro. 6:18 e I Re 8:27)”.
I tempi non erano ancora maturi ed il mistero non era stato ancora rivelato agli uomini.
Poi, alla comparsa di Cristo Gesù sulla terra, gli uomini ebbero la risposta ed il mistero fu svelato.
L'arca dell'alleanza con Dio ed il Tempio che conteneva l'Arca non soddisfacevano il desiderio dell'uomo della piena comunione con Dio.
Questi simboli, come la Legge stessa, "ombra dei futuri beni" (Cfr. Ebr. 10:1), portavano il germe di beni reali e viventi, cioè di Cristo, Arca della nuova alleanza e della presenza di Dio e Tempio di Dio nell'uomo.
Ecco la dimora di Dio, il Suo Cristo, immagine dell'invisibile Iddio (Cfr. Col. 1:15) nel quale il Padre si compiacque di far abitare tutta la pienezza (Cfr. Col. 1:19), Gesù, poiché:
Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa (Ef. 4:10).
In Cristo Gesù si realizza il dimorare di Dio con gli uomini (Emmanuel, Dio con noi).
Ora sappiamo qual è la dimora di Dio, quindi, se vuoi trovare Dio (e farlo abitare nel tuo cuore) devi prima "trovare" Cristo.
Cristo è l'Arca della Presenza di Dio.
Appena costruita, l'arca era posta da sola e vuota all'interno del luogo santissimo.
In un secondo tempo fu posto davanti ad essa un vaso contenente la manna.
In Esodo leggiamo:
E Mosè disse ad Aaronne: "Prendi un vaso, mettivi dentro un intero omer di manna, e deponilo davanti all'Eterno, perché sia conservato per i vostri discendenti".
Secondo l'ordine che l'Eterno avea dato a Mosè, Aaronne lo depose dinanzi alla Testimonianza, perché fosse conservato (Esodo 16:33,34).
Oltre alla manna furono poste nell'arca le seconde due tavole della Legge (ved. Deut. 10:1-5).
Leggendo la "lettera agli Ebrei" sappiamo inoltre che il vaso d'oro contenente la manna fu spostato all'interno dell'Arca nella quale furono anche poste la verga d'Aronne e le tavole del patto.
"E dietro la seconda cortina v'era il tabernacolo detto il Luogo santissimo, contenente un turibolo d'oro, e l'arca del patto, tutta ricoperta d'oro, nella quale si trovavano un vaso d'oro contenente la manna, la verga d'Aronne che avea fiorito, e le tavole del patto.
E sopra l'arca, i cherubini della gloria, che adombravano il propiziatorio. Delle quali cose non possiamo ora parlare partitamente (Ebrei 9:3,4,5).
Forse ora, per volontà di Dio, possiamo parlarne partitamente anche se solo per sommi capi.
Il turibolo d'oro (figura di Gesù)
Per trovare il significato del turibolo d'oro, menzionato nella lettera agli Ebrei, dobbiamo conoscere la simbologia della Festa delle Capanne.
Pertanto, riporto quanto ho già scritto in una nota "La festa delle Capanne" ad un mio precedente scritto "L'invito di Dio".
La festa delle capanne. (per conoscere meglio il "Turibolo")
Questa festa d'autunno, che gli Israeliti hanno verosimilmente ereditato dai Cananei, era nell'epoca antica la grande festa dell'anno e ciò a tal punto che si chiamava semplicemente: « la festa ». È la festa della raccolta (Es. 23:16), (Es. 34:22), (Gdc. 9:27), (Gdc. 21:19), (1Re 8:2) ma segna nello stesso tempo l'inizio dell'anno; è molto probabile che questo secondo aspetto della festa sia d'origine propriamente israelitica.
Fin dall'epoca della monarchia, questa solennità non porta più il nome di festa della raccolta, ma si chiama Festa dei Tabernacoli (o delle capanne) perché, generalmente, al tempo della raccolta delle olive o dell'uva si aveva l'abitudine di uscire dai villaggi e di vivere nei frutteti o nella vigna per tutto il tempo della raccolta; ciò creava un'atmosfera di vita campestre che piaceva ritrovare agli abitanti di Gerusalemme che vi andavano a trascorrere i sette giorni della festa (Dt. 16:13).
Uno degli atti importanti di questa festa è l'offerta a Dio di una cesta piena di tutti i frutti raccolti (Dt. 26:2). Quest'atto di riconoscenza si preciserà e si trasformerà al ritorno dall'esilio, nel momento in cui il codice sacerdotale, stabilito per insegnare le regole della vita religiosa ad un popolo che, in mancanza del Tempio, aveva perso la sua tradizione durante un mezzo secolo, regolava definitivamente anche i riti delle feste.
In questo periodo bisognava ricordarsi del tempo in cui Israele viveva sotto le tende nel deserto e sperava l'entrata nella terra promessa; si pensava anche a tutte le altre e più recenti sofferenze del popolo ma anche, e soprattutto, a tutte le liberazioni che Dio gli aveva accordato; allora la vita sotto la tenda nel periodo della F.d.T. prese un significato nuovo: voleva essere come la riedizione della vita del deserto (Lv. 23:42).
Alcuni vivevano sotto la tenda; altri costruivano delle capanne (Lv. 23:40); (Ne. 8:15); si facevano forse delle processioni; erano prescritti numerosi sacrifici (Nm. 29:12).
Il Talmud, (Nota 15) che consacra un intero trattato a questa festa, ci dà delle informazioni precise sul modo di celebrarla nei tempi del NT.
“Ogni giorno i sacerdoti, in processione, girano attorno all'altare gridando degli osanna e agitando un mazzo di tre rami diversi; gli uditori cantano il salmo 118 al cui versetto 26, che recita «benedetto sia colui che viene nel nome del Signore » si prosternano agitando i rami che anch'essi hanno nelle mani.
Il settimo giorno, si celebra il rito dell'acqua: un sacerdote va a prendere un po' d'acqua alla sorgente di Siloe e al suo ritorno è ricevuto solennemente e l'acqua che porta viene versata dinanzi all'altare degli olocausti al suono delle trombe e tra le acclamazioni dei Leviti”.
In alcuni libri storici si legge che l’acqua portata dal sacerdote veniva versata in un turibolo d’oro nel quale si mescolava al vino (che già conteneva) e, così miscelata, usciva per dissetare la gente che partecipava alla festa.
Consideriamo:
Il sacerdote, che portava l’acqua di Siloe (nome che significa "mandato") e la miscelava con il vino nel turibolo, è palesemente figura di Cristo che venne a noi, “mandato” da Dio, portandoci l’acqua (la Parola di Dio), unendola con il sangue del Suo sacrificio. Nella prima epistola di San Giovanni al capitolo quinto possiamo leggere:
6 “Questi è colui che è venuto con acqua e con sangue, cioè, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e col sangue”.
E’ da ritenere che mentre la folla aspettava il sacerdote per dissetarsi, Gesù si levò e fece l’invito a dissetarsi per mezzo di Lui (la Parola di Dio): «Chi ha sete, venga a me e beva», proponendosi come vera acqua che disseta per sempre come disse anche alla donna samaritana:
13 Gesù le rispose: «Chi beve di quest'acqua avrà sete ancora; chi invece beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete;
14 anzi l'acqua data da me diventerà in lui una sorgente d'acqua zampillante nella vita eterna».(Giov. 4:13,14).
Infine, in quest'occasione, nel cortile delle donne ha luogo una specie di festa notturna: alla luce di quattro candelabri d'oro alcuni uomini danzano tenendo in mano delle torce accese, mentre gli spettatori cantano i salmi 120-134 (Sal. 120:1) (Sal. 134:1).
(Si è pensato che sia stato in questa occasione che Gesù pronunciò le parole: « Io sono la luce del mondo » - Giov. 8:12)
Gesù, dunque, è il turibolo d'oro accanto all'arca del patto.
All'interno dell'Arca, come abbiamo detto, fu spostato il vaso d'oro contenente la manna. E vi furono poste le Tavole del Patto e la verga fiorita d'Aronne.
Il vaso d'oro contenente la manna (figura di Gesù)
Per capire la simbologia del contenitore, dobbiamo intendere prima ciò che significa spiritualmente il contenuto, la manna.
La manna
In Esodo 16:4 viene definita "pane del cielo".
"E l'Eterno disse a Mosè: "Ecco, io vi farò piovere del pane dal cielo; e il popolo uscirà e ne raccoglierà giorno per giorno quanto gliene abbisognerà per la giornata, ond'io lo metta alla prova per vedere se camminerà o no secondo la mia legge (Esodo 16:4)
Fu la testimonianza della potenza e della fedeltà di Dio, il cibo che sfamò e mantenne in vita il Suo popolo.
Nel libro dell'Esodo troviamo scritto:
E quando lo strato di rugiada fu sparito, ecco sulla faccia del deserto una cosa minuta, tonda, minuta come brina sulla terra.
E i figliuoli d'Israele, veduta che l'ebbero, dissero l'uno all'altro: "Che cos'è?" (Nota 16) perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: "Questo è il pane che l'Eterno vi dà a mangiare. Esodo (16:14,15)
Noi sappiamo qual è il “Vero” pane disceso dal cielo!
Gesù disse:
"I nostri padri mangiaron la manna nel deserto, com'è scritto: Egli diè loro da mangiare del pane venuto dal cielo.
E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che vien dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo.
Poiché il pan di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo. Essi quindi gli dissero:
Signore, dacci sempre di codesto pane.
Gesù disse loro: Io son il pan della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete (Giovanni 6:31)
Il pane che dà la vita, quello vero ci è stato portato da Gesù, poiché l'uomo non vive di solo pane terreno, come ci ricorda la Scrittura:
Ricordati di tutto il cammino che l'Eterno, l'Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti.
Egli dunque t'ha umiliato, t'ha fatto provar la fame, poi t'ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avean mai conosciuta, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell'Eterno avrà ordinato (Deut. 8:2,3)
Gesù è la manna, il vero pane, la Parola di Dio che dà la vita contenuta nel vaso d'oro (il suo corpo)
Note
15) Talmud. Studio, tribuna libera, raccolta di pensieri, prima orale poi scritta. Nell'anno 189 prima redazione (Mishnah) nel 396 "Talmud di Gerusalemme.
16) In ebraico "Man hu?" Da questa domanda il nome "manna"
(Continua … )
Iddio ci benedica.


































































