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IL SANTUARIO SINAITICO 2

IL VELO DI SEPARAZIONE (LA CORTINA)

(Esodo)

26:31 Farai un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto con de' cherubini artisticamente lavorati,

26:32 e lo sospenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d'oro, che avranno i chiodi d'oro e poseranno su basi d'argento.

26:33 Metterai il velo sotto i fermagli; e quivi, al di là del velo, introdurrai l'arca della testimonianza; quel velo sarà per voi la separazione del luogo santo dal santissimo.

26:34 E metterai il propiziatorio sull'arca della testimonianza nel luogo santissimo.

26:35 E metterai la tavola fuori del velo, e il candelabro dirimpetto alla tavola dal lato meridionale del tabernacolo; e metterai la tavola dal lato di settentrione.

 

Il velo rappresentante la cortina riassume, per i colori ed i materiali impiegati, le qualità di Gesù come abbiamo già considerato meditando sui dieci teli di copertura del tabernacolo.

 

Le dimensioni della cortina non ci vengono specificate ma crediamo si possano ricavare considerando che doveva separare (in due luoghi) il tabernacolo, la cui larghezza era di 9 cubiti e l'altezza di 10 cubiti.

L'aver, poi, specificato che il velo doveva essere messo "sotto i fermagli" (che tenevano assieme le due serie di teli), ci precisa che il luogo santo, iniziando dall'ingresso del tabernacolo, era 2/3  di profondità e quello santissimo 1/3 dell'intero tabernacolo.

Teniamo presente che la copertura del Tabernacolo era così composta:

La prima serie di teli (cinque teli di larghezza 4 cubiti), posta sul tabernacolo ad iniziare dalla parte anteriore (dall'ingresso), arrivava fino a 20 cubiti di profondità  (2/3 dei 30 cubiti di lunghezza complessiva del tabernacolo) e qui era legata per mezzo dei fermagli d'oro ai nastri alla seconda serie.

Da questo punto intermedio delle due serie c'erano ancora 10 cubiti (1/3) fino alla parte posteriore coperti da due teli e mezzo, mentre gli altri due teli più un'altra metà ricadevano sulla parte posteriore del tabernacolo (le cui assi erano alte 10 cubiti).

 

La cortina doveva essere appesa a quattro colonne di acacia rivestite d'oro posate su basi d'argento; d'oro erano anche i chiodi infissi nelle colonne.

(Alcune versioni invece dei chiodi parlano di "uncini d'oro" posti alle basi delle quattro colonne).

Il velo (la cortina) delimitava il luogo santissimo ed era il limite invalicabile per chiunque tranne che per il sommo sacerdote il quale, solo una volta all'anno, poteva recarsi, con i sacri vestimenti e non senza sangue, alla presenza di Dio.

Come ci spiega la Scrittura (indicando come primo tabernacolo il luogo santo di esso e secondo il luogo santissimo:

"Or essendo le cose così disposte, i sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto; ma nel secondo, entra una volta solamente all'anno il solo sommo sacerdote, e non senza sangue, il quale egli offre per se stesso e per gli errori del popolo (Ebrei  9:6,7)”.

Questo per chi viveva nel primo patto, ma per noi che confidiamo nel secondo patto, quello firmato col sangue di Cristo, non c'è più necessità di offrire sacrifici di tori e di becchi per redimerci dai nostri peccati.

Dice la Scrittura:

"Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna (Ebrei   9:11,12)”.

La redenzione, anche in questo caso è richiamata dalla basi di argento poste sotto le assi del tabernacolo e sotto le quattro colonne che reggevano la cortina.

 

I cherubini artisticamente lavorati ci ricordano quelli messi a guardia del paradiso per evitare che Adamo ed Eva ci tornassero.

 

I cherubini che troviamo ai lati della cortina artisticamente lavorati - come dice la Scrittura - sono presenti anche nei teli che circondano il tabernacolo dai tre lati protetti dalle assi (Nord, Sud, Ovest), sono presenti anche qui, nella "Cortina", a protezione totale del luogo santissimo che rappresenta il luogo celeste della dimora di Dio e non del luogo santo figura della vita sacerdotale terrena (infatti, come vedremo, nella portiera d'ingresso al luogo santo non troveremo cherubini).

I due cherubini agli estremi della portiera ci dicono due cose:

  1. solo per Cristo si entra nel santuario (a far parte della Sua Chiesa);
  2. in quel luogo nessun impuro passerà".

Come dice la Scrittura:

"Quivi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata "la via santa"; nessun impuro vi passerà; essa sarà per quelli soltanto; quei che la seguiranno, anche gl'insensati, non potranno smarrirvisi (Isaia 35:8)”.

 

I cherubini sul velo della cortina, essendo in lavoro di ricamo (l'espressione "artisticamente lavorati" su un velo di filo altro non può indicare che un ricamo), sono visti solo dall'esterno (come quelli che si trovavano sui teli di copertura posti sulle assi) e ciò significa che essi proteggono l'ingresso e non l'uscita dal santuario poiché, una volta varcata quella soglia non si potrà più tornare indietro … e poi, nessuno lo vorrebbe!

(Sulle figure dei cherubini ci sarebbe molto da approfondire ! ma mi allontanerei troppo dal tema trattato e poi … ognuno avrà da Dio la giusta rivelazione).

 

Questo velo, che impediva a chiunque libero accesso alla presenza di Dio, si ruppe nell'ora in cui Gesù morì …:

"E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito.

Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e le rocce si schiantarono (Matteo 27:50,51)”.

Ora, attraverso quella cortina, che è la via che Cristo ha aperto per noi, possiamo entrare nella presenza di Dio.

"Avendo dunque, fratelli, libertà d'entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un gran Sacerdote sopra la casa di Dio, accostiamoci di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica dalla mala coscienza, e il corpo lavato d'acqua pura.

Riteniamo fermamente la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è Colui che ha fatte le promesse (Ebrei 10:19-23)”.

È utile osservare che la cortina si squarciò da cima a fondo e non dal basso in alto, come per indicare che due mani dall'alto, quelle di Dio,  l'afferrarono e la ruppero.

 

LA PORTIERA

 

Lettura da: Esodo.

26:36 Farai pure per l'ingresso della tenda una portiera di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo.

26:37 E farai cinque colonne di acacia per sospendervi la portiera; le rivestirai d'oro, e avranno i chiodi d'oro e tu fonderai per esse cinque basi di rame.

 

L'ingresso nella prima parte del tabernacolo, il luogo santo, era costituito da una tenda di dimensioni non specificate ma ricavabili dall'esame (perimetro e altezza) della costruzione, pari a quelle della cortina (10 cubiti di altezza per 9,5 cubiti di larghezza), sospesa a cinque colonne di acacia rivestite d'oro, con i chiodi (o uncini) d'oro (presumibilmente sulle basi) poste su basi di rame.

 

Possiamo notare che mentre le colonne che reggono la portiera d'ingresso sono 5 e di conseguenza gli ingressi nel luogo santo 4, quelle che reggono la cortina sono 4 e gli ingressi nel luogo santissimo 3.

Si potrebbe pensare che le 4 vie d'accesso nel luogo santo sono quelle dell'Evangelo (i 4 Evangeli), mentre le 3 vie per il luogo santissimo siano quelle che si realizzano nell'unità della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Accettando il numero 4 come simbolo della totalità (quattro i punti cardinali, quattro le stagioni, ecc.), possiamo accogliere un altro significato, cioè che l’accesso al luogo santo è aperto a tutti i popoli dell’intera terra.

 

Mentre le basi delle colonne che reggono la cortina e delimitano l'accesso al luogo santissimo sono d'argento per indicare la redenzione, quelle sotto le colonne poste all'ingresso sono di rame a definire la stabilità del patto per la santificazione.

 

Il materiale impiegato nella costruzione delle colonne delimitanti l'ingresso al tabernacolo non è specificato; per questo ritengo che chi ti porta l'evangelo possa non essere "legno di Sittim" (cioè "incorruttibile") e perdersi pur poggiando sulla stabile promessa di Dio, se di sua volontà si corrompe, non persevera nella fede e si lascia vincere dal peccato … "… Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l'ardor d'un fuoco che divorerà gli avversari (Ebrei 10:26-27) … ma per te  che sei entrato nel tabernacolo ciò non impedisce la tua santificazione.

 

 

ALL'INTERNO DEL TABERNACOLO

 

Nella parte santissima (ebr. Devir) c'era l'Arca del Patto.

 

L'ARCA

 

Lettura da: Esodo

25:10 Faranno dunque un'arca di legno d'acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo, e la sua altezza di un cubito e mezzo.

25:11 La rivestirai d'oro puro; la rivestirai così di dentro e di fuori; e le farai al di sopra una ghirlanda d'oro, che giri intorno.

25:12 Fonderai per essa quattro anelli d'oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall'altro lato,

25:13 Farai anche delle stanghe di legno d'acacia, e le rivestirai d'oro.

25:14 E farai passare le stanghe per gli anelli ai lati dell'arca, perché servano a portarla.

25:15 Le stanghe rimarranno negli anelli dell'arca; non ne saranno tratte fuori.

25:16 E metterai nell'arca la testimonianza che ti darò.

 

L'Arca del patto (figura di Gesù)

Possiamo anche osservare che le dimensioni dell'arca vista dall'alto o davanti sono le stesse (2,5 x 1,5 cubiti)

Potremmo pensare che anche l'uomo debba vedere l'arca della Testimonianza o della Presenza di Dio come nella realtà la vede Iddio.

Chi vede in essa Cristo Gesù, vede l'Arca come la vede Iddio.

 

Gli uomini, già nei tempi antichi, sapendo che Dio voleva abitare con gli uomini sulla terra, cercando di costruirGli un Tempio, pure si chiedevano:

"Ma è egli proprio vero che Dio abiti cogli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli de' cieli non ti posson contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita! (II Cro. 6:18 e I Re 8:27)”.

I tempi non erano ancora maturi ed il mistero non era stato ancora rivelato agli uomini.

Poi, alla comparsa di Cristo Gesù sulla terra, gli uomini ebbero la risposta ed il mistero fu svelato.

L'arca dell'alleanza con Dio ed il Tempio che conteneva l'Arca non soddisfacevano il desiderio dell'uomo della piena comunione con Dio.

Questi simboli, come la Legge stessa, "ombra dei futuri beni" (Cfr. Ebr. 10:1), portavano il germe di beni reali e viventi, cioè di Cristo, Arca della nuova alleanza e della presenza di Dio e Tempio di Dio nell'uomo.

Ecco la dimora di Dio, il Suo Cristo, immagine dell'invisibile Iddio (Cfr. Col. 1:15) nel quale il Padre si compiacque di far abitare tutta la pienezza (Cfr. Col. 1:19), Gesù, poiché:

Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa (Ef. 4:10).

In Cristo Gesù si realizza il dimorare di Dio con gli uomini (Emmanuel, Dio con noi).

Ora sappiamo qual è la dimora di Dio, quindi, se vuoi trovare Dio (e farlo abitare nel tuo cuore) devi prima "trovare" Cristo.

Cristo è l'Arca della Presenza di Dio.

 

Appena costruita, l'arca era  posta da sola e vuota all'interno del luogo santissimo.

In un secondo tempo fu posto davanti ad essa un vaso contenente la manna.

In Esodo leggiamo:

E Mosè disse ad Aaronne: "Prendi un vaso, mettivi dentro un intero omer di manna, e deponilo davanti all'Eterno, perché sia conservato per i vostri discendenti".

Secondo l'ordine che l'Eterno avea dato a Mosè, Aaronne lo depose dinanzi alla Testimonianza, perché fosse conservato (Esodo 16:33,34).

Oltre alla manna furono poste nell'arca le seconde due tavole della Legge (ved. Deut. 10:1-5).

Leggendo la "lettera agli Ebrei" sappiamo inoltre che il vaso d'oro contenente la manna fu spostato all'interno dell'Arca nella quale furono anche poste la verga d'Aronne e le tavole del patto.

"E dietro la seconda cortina v'era il tabernacolo detto il Luogo santissimo, contenente un turibolo d'oro, e l'arca del patto, tutta ricoperta d'oro, nella quale si trovavano un vaso d'oro contenente la manna, la verga d'Aronne che avea fiorito, e le tavole del patto.

E sopra l'arca, i cherubini della gloria, che adombravano il propiziatorio. Delle quali cose non possiamo ora parlare partitamente (Ebrei 9:3,4,5).

 

Forse ora, per volontà di Dio, possiamo parlarne partitamente anche se solo per sommi capi.

 

Il turibolo d'oro (figura di Gesù)

Per trovare il significato del turibolo d'oro, menzionato nella lettera agli Ebrei, dobbiamo conoscere la simbologia della Festa delle Capanne.

Pertanto, riporto quanto ho già scritto in una nota "La festa delle Capanne" ad un mio precedente scritto "L'invito di Dio".

 

La festa delle capanne. (per conoscere meglio il "Turibolo")

Questa festa d'autunno, che gli Israeliti hanno verosimilmente ereditato dai Cananei, era nell'epoca antica la grande festa dell'anno e ciò a tal punto che si chiamava semplicemente: « la festa ». È la festa della raccolta (Es. 23:16), (Es. 34:22), (Gdc. 9:27), (Gdc. 21:19), (1Re 8:2) ma segna nello stesso tempo l'inizio dell'anno; è molto probabile che questo secondo aspetto della festa sia d'origine propriamente israelitica.

 

Fin dall'epoca della monarchia, questa solennità non porta più il nome di festa della raccolta, ma si chiama Festa dei Tabernacoli (o delle capanne) perché, generalmente, al tempo della raccolta delle olive o dell'uva si aveva l'abitudine di uscire dai villaggi e di vivere nei frutteti o nella vigna per tutto il tempo della raccolta; ciò creava un'atmosfera di vita campestre che piaceva ritrovare agli abitanti di Gerusalemme che vi andavano a trascorrere i sette giorni della festa (Dt. 16:13).

 

Uno degli atti importanti di questa festa è l'offerta a Dio di una cesta piena di tutti i frutti raccolti (Dt. 26:2). Quest'atto di riconoscenza si preciserà e si trasformerà al ritorno dall'esilio, nel momento in cui il codice sacerdotale, stabilito per insegnare le regole della vita religiosa ad un popolo che, in mancanza del Tempio, aveva perso la sua tradizione durante un mezzo secolo, regolava definitivamente anche i riti delle feste.

 

In questo periodo bisognava ricordarsi del tempo in cui Israele viveva sotto le tende nel deserto e sperava l'entrata nella terra promessa; si pensava anche a tutte le altre e più recenti sofferenze del popolo ma anche, e soprattutto, a tutte le liberazioni che Dio gli aveva accordato; allora la vita sotto la tenda nel periodo della F.d.T. prese un significato nuovo: voleva essere come la riedizione della vita del deserto (Lv. 23:42).

 

Alcuni vivevano sotto la tenda; altri costruivano delle capanne (Lv. 23:40); (Ne. 8:15); si facevano forse delle processioni; erano prescritti numerosi sacrifici (Nm. 29:12).

 

Il Talmud, (Nota 15) che consacra un intero trattato a questa festa, ci dà delle informazioni precise sul modo di celebrarla nei tempi del NT.

 

“Ogni giorno i sacerdoti, in processione, girano attorno all'altare gridando degli osanna e agitando un mazzo di tre rami diversi; gli uditori cantano il salmo 118 al cui versetto 26, che recita «benedetto sia colui che viene nel nome del Signore » si prosternano agitando i rami che anch'essi hanno nelle mani.

Il settimo giorno, si celebra il rito dell'acqua: un sacerdote va a prendere un po' d'acqua alla sorgente di Siloe e al suo ritorno è ricevuto solennemente e l'acqua che porta viene versata dinanzi all'altare degli olocausti al suono delle trombe e tra le acclamazioni dei Leviti”.

 

In alcuni libri storici si legge che l’acqua portata dal sacerdote veniva versata in un turibolo d’oro nel quale si mescolava al vino (che già conteneva) e, così miscelata, usciva per dissetare la gente che partecipava alla festa.

 

Consideriamo:

Il sacerdote, che portava l’acqua di Siloe (nome che significa "mandato") e la miscelava con il vino nel turibolo, è palesemente figura di Cristo che venne a noi, “mandato” da Dio, portandoci l’acqua (la Parola di Dio), unendola con il sangue del Suo sacrificio. Nella prima epistola di San Giovanni al capitolo quinto possiamo leggere:

6 “Questi è colui che è venuto con acqua e con sangue, cioè, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e col sangue”.

 

E’ da ritenere che mentre la folla aspettava il sacerdote per dissetarsi, Gesù si levò e fece l’invito a dissetarsi per mezzo di Lui (la Parola di Dio): «Chi ha sete, venga a me e beva», proponendosi come vera acqua che disseta per sempre come disse anche alla donna samaritana:

13  Gesù le rispose: «Chi beve di quest'acqua avrà sete ancora; chi invece beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete;

14  anzi l'acqua data da me diventerà in lui una sorgente d'acqua zampillante nella vita eterna».(Giov. 4:13,14).

 

Infine, in quest'occasione, nel cortile delle donne ha luogo una specie di festa notturna: alla luce di quattro candelabri d'oro alcuni uomini danzano tenendo in mano delle torce accese, mentre gli spettatori cantano i salmi 120-134 (Sal. 120:1) (Sal. 134:1).

 

(Si è pensato che sia stato in questa occasione che Gesù pronunciò le parole: « Io sono la luce del mondo » - Giov. 8:12)

 

Gesù, dunque, è il turibolo d'oro accanto all'arca del patto.

 

All'interno dell'Arca, come abbiamo detto, fu spostato il vaso d'oro contenente la manna. E vi furono poste le Tavole del Patto e la verga fiorita d'Aronne.

 

Il vaso d'oro contenente la manna (figura di Gesù)

Per capire la simbologia del contenitore, dobbiamo intendere prima ciò che significa spiritualmente il contenuto, la manna.

 

La manna

In Esodo 16:4 viene definita "pane del cielo".

"E l'Eterno disse a Mosè: "Ecco, io vi farò piovere del pane dal cielo; e il popolo uscirà e ne raccoglierà giorno per giorno quanto gliene abbisognerà per la giornata, ond'io lo metta alla prova per vedere se camminerà o no secondo la mia legge (Esodo  16:4)

Fu la testimonianza della potenza e della fedeltà di Dio, il cibo che sfamò e mantenne in vita il Suo popolo.

Nel libro dell'Esodo troviamo scritto:

E quando lo strato di rugiada fu sparito, ecco sulla faccia del deserto una cosa minuta, tonda, minuta come brina sulla terra.

E i figliuoli d'Israele, veduta che l'ebbero, dissero l'uno all'altro: "Che cos'è?" (Nota 16) perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: "Questo è il pane che l'Eterno vi dà a mangiare. Esodo (16:14,15)

 

Noi sappiamo qual è il “Vero” pane disceso dal cielo!

Gesù disse:

 

"I nostri padri mangiaron la manna nel deserto, com'è scritto: Egli diè loro da mangiare del pane venuto dal cielo.

E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che vien dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo.

Poiché il pan di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo. Essi quindi gli dissero:

Signore, dacci sempre di codesto pane.

Gesù disse loro: Io son il pan della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete (Giovanni 6:31)

 

Il pane che dà la vita, quello vero ci è stato portato da Gesù, poiché l'uomo non vive di solo pane terreno, come ci ricorda la Scrittura:

 

Ricordati di tutto il cammino che l'Eterno, l'Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti.

Egli dunque t'ha umiliato, t'ha fatto provar la fame, poi t'ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avean mai conosciuta, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell'Eterno avrà ordinato (Deut. 8:2,3)

Gesù è la manna, il vero pane, la Parola di Dio che dà la vita contenuta nel vaso d'oro (il suo corpo)

 

 

Note

15) Talmud. Studio, tribuna libera, raccolta di pensieri, prima orale poi scritta. Nell'anno 189 prima redazione (Mishnah) nel 396 "Talmud di Gerusalemme.

16) In ebraico "Man hu?" Da questa domanda il nome "manna"

 

(Continua … )

Iddio ci benedica.

LA TAVOLA DEL PANE DELLA PRESENTAZIONE

Lettura da: Esodo

 

25:23 Farai anche una tavola di legno d'acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti; la sua larghezza di un cubito, e la sua altezza di un cubito e mezzo.

25:24 La rivestirai d'oro puro, e le farai una ghirlanda d'oro che le giri attorno.

25:25 Le farai all'intorno una cornice alta quattro dita; e a questa cornice farai tutt'intorno una ghirlanda d'oro.

25:26 Le farai pure quattro anelli d'oro, e metterai gli anelli ai quattro canti, ai quattro piedi della tavola.

25:27 Gli anelli saranno vicinissimi alla cornice per farvi passare le stanghe destinate a portar la tavola.

25:28 E le stanghe le farai di legno d'acacia, le rivestirai d'oro, e serviranno a portare la tavola.

25:29 Farai pure i suoi piatti, le sue coppe, i suoi calici e le sue tazze da servire per le libazioni; li farai d'oro puro.

25:30 E metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà del continuo nel mio cospetto.

 

I pani della presentazione posti sulla tavola ci indicano:

1.      il cibo spirituale della Parola, come ci spiega Gesù: Ma egli rispondendo disse: Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio (Matteo 4:4);

2.     il Pane del quale abbiamo bisogno giornaliero: dacci di giorno in giorno il nostro pane cotidiano (Luca 11:3);

3.     il Pane di vita: I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, com'è scritto: Egli die' loro da mangiare del pane venuto dal cielo. E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo. Essi quindi gli dissero: Signore, dacci sempre di codesto pane. Gesù disse loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete (Giovanni   6:31-35)

4.     il Pane che ci arricchisce: Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra ed accrescerà i frutti della vostra giustizia (II Corinzi 9:10).

 

San Paolo dice:

"… Il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo? (I Corinzi 10:16).

Il pane, dunque, rappresenta il corpo di Cristo e quando lo mangiamo, dobbiamo consumarlo tutto, (crosta e mollica) nulla deve andare perduto, come c'insegna la Scrittura parlando dell'agnello pasquale, anch'esso simbolo del corpo di Cristo:

E non ne lasciate nulla di resto fino alla mattina; e quel che ne sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo col fuoco (Esodo 12:10).

Bisognava mangiare tutto l'agnello, la testa ed i piedi …"… ma sia arrostito al fuoco, con la testa, le gambe e le interiora” (Esodo 12:9), questo per significare che Cristo dev'essere accettato interamente, come Dio (la testa), come uomo (le gambe, o i piedi, come riportano altre versioni) e come Salvatore, (l'interiore, il Suo scopo, la Sua missione di salvezza).

 

Purtroppo, molti mangiano solo i piedi, credono cioè nella sola umanità di Gesù e rifiutano la testa, la Sua divinità, mentre altri, rifiutando le interiora, cercano la salvezza non nella grazia intrinseca al sacrificio di Gesù ma nelle opere personali dettate da un orgoglio ed una superbia carnale a dimostrazione della loro personale capacità di conquistare onore presso Dio e salvezza.

 

San Pietro disse, parlando di Gesù:

"E in nessun altro è la salvezza; poiché non v'è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati (Atti 4:12).

 

Infine, per nutrirsi di questo pane spirituale, bisogna mettere in pratica la Parola di Dio.

"Gesù disse loro: Il mio cibo è di far la volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l'opera sua (Giovanni 4:34).

 

12 pani, simbolo nel V. T. delle 12 tribù d'Israele e nel N.T. dei 12 Apostoli che, avendo mangiato del pane della vita, divennero essi stessi pane di vita per gli altri.

 

I dodici pani non rischiavano di cadere dalla tavola poiché era prevista per questo una cornice perimetrale che li custodiva all'interno della tavola.

Questa è anche la nostra sicurezza, ricordiamoci le parole di Gesù:

"Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano (Giov. 10:27,28)

 

I pani erano posti su due file, e questo potrebbe significare che egli presenta a Dio i Suoi pani avendoli presi dai due popoli (Ebrei e Gentili); i 24 anziani cantano all'Agnello:

 

"Tu sei degno di prendere il libro e d'aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d'ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e de' sacerdoti; e regneranno sulla terra” (Apo. 5:9,10).

 

 

IL CANDELABRO

 

Lettura da: Esodo

25:31 Farai anche un candelabro d'oro puro; il candelabro, il suo piede e il suo tronco saranno lavorati al martello; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori saranno tutti d'un pezzo col candelabro.

25:32 Gli usciranno sei bracci dai lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall'altro;

25:33 su l'uno de' bracci saranno tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore; e sull'altro braccio, tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Lo stesso per i sei bracci uscenti dal candelabro.

25:34 Nel tronco del candelabro ci saranno poi quattro calici in forma di mandorla, coi loro pomi e i loro fiori.

25:35 Ci sarà un pomo sotto i due primi bracci che partono dal candelabro; un pomo sotto i due seguenti bracci, e un pomo sotto i due ultimi bracci che partono dal candelabro: così per i sei bracci uscenti dal candelabro.

25:36 Questi pomi e questi bracci saranno tutti d'un pezzo col candelabro; il tutto sarà d'oro fino lavorato al martello.

25:37 Farai pure le sue lampade, in numero di sette; e le sue lampade si accenderanno in modo che la luce rischiari il davanti del candelabro.

25:38 E i suoi smoccolatoi e i suoi porta smoccolature saranno d'oro puro.

25:39 Per fare il candelabro con tutti questi suoi utensili s'impiegherà un talento ( Circa 35 Kg.) d'oro puro.

25:40 E vedi di fare ogni cosa secondo il modello che t'è stato mostrato sul monte.

 

 

Il candeliere, simbolo di Cristo Gesù, della Chiesa e dello Spirito Santo

 

Simbolo di Cristo Gesù.

Il tronco, che sostiene l'intero candeliere e nasce dal piede dirigendosi verso l'alto, è simbolo di Gesù Cristo che nasce in quanto alla carne da una creatura umana e terrena ma si dirige unicamente verso " l'Alto " (Dio) senza alcun tentennamento.

 

Simbolo della Chiesa.

Da questo tronco prendono vita i bracci che s'innestano al tronco ad iniziare dal frutto, le mandorle, alle quali fanno seguito i pomi ed i fiori che portano nuovi frutti.

Ciò significa, spiritualmente, che si innestano a Cristo le nuove creature, non quelle persone che stanno maturando, in embrione (come il boccio) una decisione di conversione o promettono (come i fiori) di dare frutti in seguito, ma solo quelle che sono già nate spiritualmente dall'alto, come dice la Scrittura.

Bracci e tronco sono nell’insieme simbolo della Chiesa.

 

I bracci che escono dal tronco indicano, nel loro numero (6), l'uomo.

Sei è, nella simbologia numerica della Bibbia, numero d'uomo perché questi fu creato nel sesto giorno.

 

" E Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra".

E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento.

E ad ogni animale della terra e ad ogni uccello dei cieli e a tutto ciò che si muove sulla terra ed ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento". E così fu.

E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il sesto giorno. (Genesi 1:27-31)

 

Questi bracci escono dal tronco orizzontalmente, cioè secondo la terra, parallelamente ad essa, ma poi curvano pian piano e si dirigono verso l'alto ove offrono la loro luce.

 

Questo aggiustare la loro direzione verso l'alto indica che la nuove creature, ricercando la santificazione, con l'aiuto di Dio tendono sempre più verso l'alto, modificano la loro statura spirituale per crescere in somiglianza di Cristo Gesù.

Abbiamo detto che i bracci nascono dal tronco, quindi, hanno una nascita celeste (procedendo da Cristo) ed è di questa nuova nascita spirituale dell’uomo che parlò Gesù a Nicodemo dicendo:

" Gesù gli rispose dicendo: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.

Nicodemo gli disse: Come può un uomo nascere quand'è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?

Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito (Giov. 3: 3-6)

 

Lo Spirito Santo promesso.

 

Le sette fiamme che sono sopra le lampade rappresentano la luce dello Spirito Santo che sarà dato agli uomini da Dio.

 

Il numero sette è simbolo della perfezione di Dio (7 stelle, Apo. 1:16; 2:1; -7 spiriti di Dio, Apo 7:5; Apo. 3:1;  - 7 occhi di Dio, Apo. 5:6; - 7 Angeli davanti a Dio, Apo. 8:2; ecc.).

 

Anche la somma di ogni singolo elemento (mandorla, pomo, frutto), contenuto 3 volte in ciascun braccio, sommato con quello simile contenuto 4 volte nel tronco dava il numero 7.

Il braccio è simbolo dell’uomo (corpo, anima e spirito – 3 -) che nasce da Cristo (il tronco, 3 = uomo e 1= Dio ) a da quest’ultimo riceve lo Spirito Santo (7).

La Scrittura ci dice che:

 

"E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo.

E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov'essi sedevano.

E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro.

E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi (Atti 2:2-4);

 

"Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant'è a voi, rimanete in questa città, finché dall'alto siate rivestiti di potenza (Luca 24:49);

 

"affinché la benedizione d'Abramo venisse sui Gentili in Cristo Gesù, affinché ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso. (Galati 3:14);

 

"In lui voi pure, dopo avere udito la parola della verità, l'evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, (Efesini 1:13).

 

È importante notare anche ciò che concerne la cura del candeliere, leggiamo nel libro di Esodo:

 

" Ordinerai ai figliuoli d'Israele che ti portino dell'olio d'uliva puro, vergine, per il candelabro, per tener le lampade continuamente accese.

Nella tenda di convegno, fuori del velo che sta davanti alla testimonianza, Aaronne e i suoi figliuoli lo prepareranno perché le lampade ardano dalla sera al mattino davanti all'Eterno. Questa sarà una regola perpetua per i loro discendenti, da essere osservata dai figliuoli d'Israele (Esodo 27:20,21).

 

Le tre cose che debbono farci riflettere sono:

 

1.     doveva essere usato esclusivamente "olio d'uliva puro, vergine";

2.     le lampade dovevano essere continuamente accese;

3.     l'accensione delle lampade iniziava alla sera e durava fino al mattino.

 

Questo ci dice che:

 

1.     l'olio che Iddio gradisce e che può accendere le lampade poste alla Sua presenza è quello dello Spirito Santo. Solo quello riesce ad illuminare i nostri cuori e a farli brillare della luce gradita a Dio;

2.     i nostri cuori debbono essere sempre "accesi" dalla fede, costanti nell'amore, vigilanti nella preghiera e grati a Dio;

3.     vivere nella grazia dalla sera (età presente che precede la notte della morte) fino al mattino (il giorno che nasce con la nostra entrata nella patria celeste).

 

Poi, continuando nel nostro sguardo al santuario, vediamo che sempre contenuto nel luogo santo davanti alla cortina, c'era l'altare dei profumi.

 

Nota sulla figura del candelabro.

Tutte le considerazioni, fin qui fatte sulla simbologia del candelabro, ci fanno capire che la forma originale dello stesso corrisponde perfettamente alla figura sotto riportata con la scritta “Forma esatta” e non a quella con i sette bracci che raggiungono la stessa altezza, identificata con la scritta “Forma errata”  che si ritrova comunemente in molti libri.

 

All’interno dell’Arca

 

Il bastone e la verga

Alcuni commentatori biblici pensano che "verga" sia sinonimo di "bastone".

Il mio modesto parere in proposito è diverso, penso cioè che la Bibbia, intenda per verga e bastone due cose differenti.

Come sempre, allo scopo di poter discernere bene il significato che la Scrittura attribuisce ad essi, dobbiamo meditare sulla Scrittura ed accettare la spiegazione che lo Spirito Santo, e non un uomo, ci rivela nel nostro cuore.

 

Iniziamo la nostra meditazione iniziando dal seguente versetto:

 

L'aneto non si trebbia con la trebbia, né si fa passar sul comino la ruota del carro; ma l'aneto si batte col bastone, e il comino con la verga (Isaia 28:27).

 

Questo versetto ci fa capire subito che esiste una prima differenza fra di essi, poiché ciascuno produce un differente effetto nell'uso, per questo la Bibbia dice che: "l'aneto si batte col bastone, e il comino con la verga".

 

Questo diverso effetto prodotto da essi è dovuto alla differente consistenza, rigidità e forma.

Colpire con il bastone significa ottenere effetti dirompenti, per questo il maggior uso di esso consiste nel sostenere una persona durante il cammino.

Il bastone, trasversalmente è tondeggiante, la verga piatta; in questo senso potremmo dire che la verga è un bastone piallato per lungo da ambo i lati.

 

Il bastone.

Il bastone è più rigido della verga e più adatto a sostenere una persona aiutandola nel cammino, come leggiamo nella Scrittura:

"se si rileva e può camminar fuori appoggiato al suo bastone, colui che lo percosse sarà assolto; soltanto, lo indennizzerà del tempo che ha perduto e lo farà curare fino a guarigione compiuta (Esodo 21:19)

 

I bastone rappresenta per l'uomo solo e debole il suo unico appoggio e compagno di viaggio, come leggiamo nel seguente versetto:

"… io (Giacobbe) son troppo piccolo per esser degno di tutte le benignità che hai usate e di tutta la fedeltà che hai dimostrata al tuo servo; poiché io passai questo Giordano col mio bastone, e ora son divenuto due schiere (Genesi 32:10)

 

Questo sostegno, dal punto di vista spirituale assume il significato di “fede”.

 

Dalle parole che Dio rivolge a Mosè si ribadisce il concetto anzi espresso:

"Or prendi in mano questo bastone col quale farai i prodigi (Esodo 4:17)

Se leggiamo la Scrittura con attenzione, comprendiamo che il bastone del quale si parla in quel contesto era di Mosè ma poi divenne di Dio:

"Mosè dunque prese la sua moglie e i suoi figliuoli, li pose su degli asini, e tornò nei paese d'Egitto; e Mosè prese nella sua mano il bastone di Dio (Esodo 4:20)

 

Se una persona padroneggia (ha in mano) il “bastone della fede”, può compiere prodigi, come disse Gesù:

"… in verità io vi dico: Se avete fede quanto un granel di senapa, potrete dire a questo monte: Passa di qua là, e passerà; e niente vi sarà impossibile (Matteo 17:20)

 

Il bastone può, illecitamente, essere usato anche come strumento per far danno, colpendo altri fino alla morte, come leggiamo:

Se uno percuote il suo servo o la sua serva col bastone sì che gli muoiano fra le mani, il padrone dev'esser punito (Esodo 21:20).

 

Abbiamo considerato il bastone come strumento di aiuto e di danno, usato secondo il pensiero di Dio è sempre strumento di bene.

"E Mosè alzò la mano, percosse il sasso col suo bastone due volte, e ne uscì dell'acqua in abbondanza; e la raunanza e il suo bestiame bevvero (Numeri 20:11)

 

Il bastone è, nella Bibbia, anche simbolo di potere e comando:

"Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo, e al quale ubbidiranno i popoli (Genesi 49:10)

 

"Da Efraim vennero quelli che stanno sul monte Amalek; al tuo séguito venne Beniamino fra le tue genti; da Makir scesero de' capi, e da Zabulon quelli che portano il bastone del comando (Giudici 5:14)

 

Il bastone è anche, per alcuni, un duro mezzo di correzione:

"Sulle labbra dell'uomo intelligente si trova la sapienza, ma il bastone è per il dosso di chi è privo di senno (Prov. 10:13)

 

"La frusta per il cavallo, la briglia per l'asino, e il bastone per il dosso degli stolti (Prov.26: 3)

 

 

La verga.

Nella Scrittura la verga è detta anche "vincastro".

La verga è uno strumento usato prevalentemente dal pastore per condurre il gregge. Più lunga del bastone, serviva per sollecitare le pecore che indugiavano nel seguire il gregge ed a rimetterle sul giusto percorso quando ne deviavano.

La verga era anche usata dal pastore per contare le pecore che passavano sotto di essa, al rientro nell'ovile.

"E ogni decima dell'armento o del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata all'Eterno (Levitico 27:32).

 

Anche il Signore, sotto la Sua verga, conta le Sue pecore che rientrano nell'ovile separandole dalle estranee alle quali non dà asilo.

"e vi farò passare sotto la verga, e vi rimetterò nei vincoli del patto; e separerò da voi i ribelli e quelli che mi sono infedeli (Ezechiele 20:37,38).

 

La verga è flessibile, non rigida come dev'essere un bastone (infatti nel battere il comino basta usare un attrezzo leggero e flessibile).

 

Secondo la Scrittura, la verga è usata come:

 

1.    simbolo dell'oppressione:

"Poiché il giogo che gravava su lui, il bastone che gli percoteva il dosso, la verga di chi l'opprimeva tu li spezzi, come nel giorno di Madian (Isaia 9:3).

 

2.   esecutrice del giudizio:

"Guai all'Assiria, verga della mia ira! Il bastone che ha in mano, è lo strumento della mia indignazione (Isaia 10:5);

"Così dunque dice il Signore, l'Eterno degli eserciti: O popolo mio, che abiti in Sion, non temere l'Assiro, benché ti batta di verga e alzi su te il bastone, come fece l'Egitto! (Isaia 10:24).

3.   simbolo del comando (scettro o verga),:

"E a chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine io darò potestà sulle nazioni, ed egli le reggerà con una verga di ferro frantumandole a mo' di vasi d'argilla; come anch'io ho ricevuto potestà dal Padre mio (Apocalisse 2:26,27);

 

"Ed ella partorì un figliuolo maschio che ha da reggere tutte le nazioni con verga di ferro; e il figliuolo di lei fu rapito presso a Dio ed al suo trono (Apocalisse 12:5);

 

“dice del Figliuolo: Il tuo trono, o Dio, è ne' secoli dei secoli, e lo scettro di rettitudine è lo scettro del tuo regno (Ebrei 1:8);

 

"E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli (il Fedele, il Verace) le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell'ardente ira dell'Onnipotente Iddio (Apocalisse  19:15).

 

4.   simbolo di correzione spirituale:

"Che volete? Che venga da voi con la verga, o con amore e con spirito di mansuetudine (I Corinzi 4:21) ?”.

 

5.   simbolo di correzione (o punizione) umana:

"Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l'ama, lo corregge per tempo (Prov.13:24).

(Iddio, per mezzo del profeta Nathan, dice a Davide come tratterà Salomone)

"Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figliuolo; e, se fa del male, lo castigherò con verga d'uomo e con colpi da figli d'uomini (II Samuele  7:14);

" La verga e la riprensione danno sapienza; ma il fanciullo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre (Proverbi 29:15).

 

Con verghe furono battuti Paolo e Sila:

"E la folla si levò tutta insieme contro a loro; e i pretori, strappate loro di dosso le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe (Atti 16:22).

Paolo dice di sé:

"… tre volte sono stato battuto con le verghe; … (II Corinzi 11:25).

La verga, usata secondo l'uomo, produce oppressione mentre, usata da Dio, produce il frutto del giudizio dell'uomo che la subisce; l'uomo umile che si sottomette a Dio, si corregge, migliora e guarisce, quello che si ribella ne viene distrutto.

 

Il cristiano deve avere nei confronti degli strumenti di correzione di Dio, lo stesso atteggiamento di Davide il quale, umile davanti a Dio, disse:

"Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei meco; il tuo bastone e la tua verga son quelli che mi consolano (Salmi 23:4).

 

Ritornando alla verga di Aronne, nel libro dei Numeri troviamo come Dio abbia designato e stabilito il Suo sacerdote.

Il metodo era semplice, Egli disse che avrebbe scelto per questo compito, fra i dodici principi delle tribù d'Israele, colui la cui verga posta nella tenda di convegno, sarebbe fiorita.

 

Ad ogni capo delle 12 tribù d'Israele era stata data, per ordine di Dio, una verga come simbolo di autorità e di giudizio (come la spada per il magistrato, Cfr. Rom. 13:4).

" … poiché ci sarà una verga per ogni capo delle case dei loro padri (Numeri 17:3)

 

Le verghe furono contrassegnate col il nome di ciascun proprietario e…

"E avvenne, l'indomani, che Mosè entrò nella tenda della testimonianza; ed ecco che la verga d'Aaronne per la casa di Levi aveva fiorito, gettato dei bottoni, sbocciato dei fiori e maturato delle mandorle (Numeri 17:8)

Quella di Aronne fiorì e fu posta davanti all'Arca:

E l'Eterno disse a Mosè: "Riporta la verga d'Aaronne davanti alla testimonianza, perché sia conservata come un segno ai ribelli; onde sia messo fine ai loro mormorii contro di me, ed essi non muoiano (Numeri 17:10)

 

Nella verga fiorita vediamo due preziosi simboli:

1.   la risurrezione di Cristo Gesù;

2.   la vigilanza di Cristo Gesù sulla Sua chiesa.

 

Nei bottoni, nei fiori e nel frutto (dati da un legno ormai morto) possiamo individuare la Sua "risurrezione" e la nascita della Sua chiesa, il frutto.

Com'è scritto:

"Egli vedrà il frutto del tormento dell'anima sua, e ne sarà saziato (Isaia 53:11).

 

La verga di Aronne era di legno di mandorlo, il cui nome in ebraico "Shaked" significa "vigilo" (Nota 17).

"Colui che vigila" su di noi per mezzo dello Spirito Santo è Gesù che ci sostiene, protegge e porta aiuto:

"Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè (Romani 14:4);

"il Signore sa trarre i pii dalla tentazione e riserbare gli ingiusti ad esser puniti nel giorno del giudizio (II Pietro 2:9);

"Ma per l'aiuto che vien da Dio, son durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi,… (Atti 26:22);

"Poiché, certo, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla progenie d'Abramo (Ebrei 2:16).

 

Le Tavole della Legge (figura di Gesù)

Qualcuno, leggendo nelle intestazioni "figura di Gesù", potrà obbiettare: "ma è tutto figura di Gesù?", la mia risposta è "Si", Gesù è figura di tutto ciò che è buono e che ci riconduce a Dio.

 

Le tavole della Legge date a Mosè erano "La Parola di Dio" (incisa su pietra), mentre Gesù è "La Parola di Dio" che in Lui è stata fatta carne ed è questa carne (cioè, questa Pareola data per la vita del mondo) che dobbiamo mangiare per vivere in eterno.

 

L'uomo non ebbe la forza di adempiere la Legge scritta su pietra per questo Iddio mandò la Sua Parola fatta carne in Cristo, affinché per mezzo di Lui venisse scritta sui nostri cuori di carne e fatta carne anche in noi.

 

Al di sopra dell'Arca, il propiziatorio.

 

 

IL PROPIZIATORIO

Lettura da: Esodo

 

25:17 Farai anche un propiziatorio d'oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, e la sua larghezza di un cubito e mezzo.

25:18 E farai due cherubini d'oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio;

25:19 fa' un cherubino a una delle estremità, e un cherubino all'altra; farete che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità.

25:20 E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia volta l'uno verso l'altro; le facce dei cherubini saranno vòlte verso il propiziatorio.

25:21 E metterai il propiziatorio in alto, sopra l'arca; e nell'arca metterai la testimonianza che ti darò.

25:22 Quivi io m'incontrerò teco; e di sul propiziatorio, di fra i due cherubini che sono sull'arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figliuoli d'Israele.

 

 

Si pensa che la parola "propiziazione" derivi dalla parola latina "prope", che significa vicino.

La parola propiziazione significa quindi: avvicinare, rendere favorevole la riconciliazione.

In questo simbolo vediamo che la infinita Sapienza di Dio aveva già predisposto un mediatore di riconciliazione per noi, Cristo Gesù … "il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d'esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond'Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù (Rom. 3:25,26)

 

Un particolare che ci colpisce è trovare sul coperchio dell'Arca due cherubini lavorati a martello.

 

Ricordandoci il secondo comandamento: "Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne' cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l'Eterno, l'Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m'amano e osservano i miei comandamenti (Esodo 20:4-6)" ci riesce difficile capire perché

 

Iddio chiese di raffigurare due cherubini e porli sul coperchio dell'Arca ( ed anche sul telo della cortina).

Certo la forma dei cherubini doveva essere molto complessa e non come la possiamo immaginare noi (riusciamo ad averne una pallida idea leggendo la loro descrizione fatta dal profeta Ezechiele nei capitoli 1 e 10 dell'omonimo libro biblico).

Comunque fossero rappresentati, essi, essendo posti con le ali spiegate in protezione dell'Arca, mai potevano essere oggetto di culto.

Era da sopra l'Arca, fra i due cherubini, che Iddio parlava a Mosè:

"E quando Mosè entrava nella tenda di convegno per parlare con l'Eterno, udiva la voce che gli parlava dall'alto del propiziatorio che è sull'arca della testimonianza fra i due cherubini; e l'Eterno gli parlava (Numeri 7:89)

 

Iddio scendeva quindi ad altezza d'uomo per parlare con Mosè, poiché Egli siede sopra i cherubini:

 

"Porgi orecchio, o Pastore d'Israele, che guidi Giuseppe come un gregge; o tu che siedi sopra i cherubini, fa' risplender la tua gloria (Salmi 80:1)!";

 

 

 

"L'Eterno regna; tremino i popoli; egli siede sui cherubini, la terra sia scossa (Salmi 99:1).

 

Il fatto che i cherubini fossero posti a protezione dell'Arca ci ricorda quanto dice la Scrittura in merito alla protezione del paradiso terrestre:

"Così egli scacciò l'uomo; e pose ad oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita (Genesi 3:24).

Da questo si può capire che i cherubini sbarravano la via d'accesso sia del paradiso sia dell'Arca, cioè non v'era ancora per l'uomo la possibilità di essere riammessi alla presenza di Dio.

Solo dopo il sacrificio di Cristo Gesù, come abbiamo detto parlando della rottura della cortina, la via si riaprì.

Appena varcato l'ingresso della tenda, nel luogo santo c'erano la tavola dei pani (Es. 25:23-30), il candeliere, e l'altare dei profumi.

 

Il rame, posto sotto le colonne d'ingresso alla tenda, simboleggia la fedeltà di Dio che garantisce l'ingresso nel luogo santo per:

1.    potersi sfamare con i pani di presentazione;

2.    godere della luce del candeliere;

3.    Poter comunicare con Dio in preghiera e lodarlo.

 

 

Note

17)  Detto così perché inizia a fiorire prima di tutti gli altri alberi, sin da Gennaio ed in senso allegorico “Vigila sulla natura”.

L'ALTARE DEI PROFUMI

Lettura da: Esodo

 

30:1 Farai pure un altare per bruciarvi su il profumo: lo farai di legno d'acacia.

30:2 La sua lunghezza sarà di un cubito; e la sua larghezza, di un cubito; sarà quadro, e avrà un'altezza di due cubiti; i suoi corni saranno tutti d'un pezzo con esso.

30:3 Lo rivestirai d'oro puro: il disopra, i suoi lati tutt'intorno, i suoi corni; e gli farai una ghirlanda d'oro che gli giri attorno.

30:4 E gli farai due anelli d'oro, sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li metterai ai suoi due lati, per passarvi le stanghe che serviranno a portarlo.

30:5 Farai le stanghe di legno d'acacia, e le rivestirai d'oro.

30:6 E collocherai l'altare davanti al velo ch'è dinanzi all'arca della testimonianza, di faccia al propiziatorio che sta sopra la testimonianza, dove io mi ritroverò con te.

30:7 E Aaronne vi brucerà su del profumo fragrante; lo brucerà ogni mattina, quando acconcerà le lampade;

30:8 e quando Aaronne accenderà le lampade sull'imbrunire, lo farà bruciare come un profumo perpetuo davanti all'Eterno, di generazione in generazione.

30:9 Non offrirete sovr'esso né profumo straniero, né olocausto, né oblazione; e non vi farete libazioni.

30:10 E Aaronne farà una volta all'anno l'espiazione sui corni d'esso; col sangue del sacrifizio d'espiazione per il peccato vi farà l'espiazione una volta l'anno, di generazione in generazione. Sarà cosa santissima, sacra all'Eterno.

 

Sopra questo altare veniva posto il profumo, di particolare composizione, da offrire a Dio.

Ciò indicava in maniera rituale la possibilità di poter comunicare con Dio in preghiera (simboleggiata dal profumo che s'innalzava dall'altare) e lodarlo, come ci insegnano i seguenti versetti:

"E quando ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi “ (Apocalisse 5:8);

 

"E il fumo dei profumi, unendosi alle preghiere dei santi, salì dalla mano dell'angelo al cospetto di Dio” (Apocalisse 8:4);

"e tutta la moltitudine del popolo stava di fuori in preghiera nell'ora del profumo” (Luca 1:10);

 

La pregfhiera che Dio gradisce è quella fatta col cuore grato a Dio. 

"Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie” (Colossesi 4:2).

 

La preghiera, fatta con fede, è il mezzo che ci procura le cose necessarie per la santificazione:

 "E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete” (Matteo 21:22).

 

Su questo altare, ogni mattina, quando Aronne acconciava le lampade del candeliere,  veniva bruciato del profumo odoroso (Es. 25:6) o fragrante (Es. 31:11), composto come il Signore aveva disposto (Nota 18) e nell'ora dallo stesso stabilita (Cfr. Es. 30:7) e lo stesso avveniva ogni sera come aveva disposto il Signore "quando Aaronne accenderà le lampade sull'imbrunire, lo farà bruciare come un profumo perpetuo davanti all'Eterno, di generazione in generazione” (Es. 30:8), volendo significare questo che dall'inizio della nostra vita spirituale (dal mattino) fino al termine della nostra vita terrena (all'imbrunire) dobbiamo essere in comunione con Dio, pregando.

 

(C'è da considerare che il profumo per l'unzione sacerdotale aveva un'altra composizione - Nota 19),

Sui corni di questo altare, una volta all'anno, durante il rito dell'espiazione del peccato (Yom Kippur) veniva posto il sangue della vittima prima di entrare nel luogo santissimo e cospargerlo anche sul propiziatorio (Cfr. Es. 30:10).

A questo proposito sappiamo che il sacrificio di Cristo, compiuto una volta per sempre, ha sostituito l'entrata del sacerdote nel luogo tabernacolo (Cfr. Ebr. 9:7-12; 10:11,12) per il rito dell'espiazione, ripetuto ogni anno.

Per i propri peccati, ogni singola persona poteva ricorrere al sacrificio per l'espiazione.

 

Oggi, sappiamo anche che abbiamo bisogno giornaliero di lavarci, individualmente, delle contaminazioni con questo mondo (ricordiamoci il significato spirituale del lavaggio dei piedi dei discepoli - Cfr. Giov. Cap. 13),  per cui  vale quanto possiamo leggere nella lettera di San Giacomo:

 "C'è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d'olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s'egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi.

Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia” (Giac. 5:14-16).

Gesù è  la vittima ed il Sacerdote per l'espiazione del nostro peccato ma noi dobbiamo partecipare al rito con la confessione dei nostri peccati …

"Sarà cosa santissima, sacra all'Eterno" (Cfr. Es. 30:10).

 

Abbiamo dato uno sguardo al tabernacolo ed alle cose in esso contenute.

"E il primo giorno del primo mese del secondo anno, il tabernacolo fu eretto” (Esodo 40:17)

 

Continuiamo ora a meditare sulle cose che concorrono alla formazione del santuario.

 

Abbiamo detto che il tabernacolo si trovava dentro un cortile di 100 cubiti (lati Sett. e Merid.) per 50 (lati Occid. e Orient.), protetto da cortine di fin lino ritorto sostenute da colonne; entro questo spazio si trovavano pure l'altare di bronzo per i sacrifici e la conca di rame per le abluzioni.

 

L'ingresso si trovava sul lato orientale ed era costituito da una portiera.

Considereremo il tutto nei particolari.

 

IL CORTILE

(Leggiamo da Es. 38 che ci fornisce una descrizione più dettagliata).

 

38:9 Poi fece il cortile; dal lato meridionale, c'erano, per formare il cortile, cento cubiti di cortine di lino fino ritorto,

38:10 con le loro venti colonne e le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d'argento.

38:11 Dal lato di settentrione, c'erano cento cubiti di cortine con le loro venti colonne e le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d'argento.

38:12 Dal lato d'occidente, c'erano cinquanta cubiti di cortine con le loro dieci colonne e le loro dieci basi; i chiodi e le aste delle colonne erano d'argento.

38:13 E sul davanti, dal lato orientale, c'erano cinquanta cubiti:

38:14 da uno dei lati dell'ingresso c'erano quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi;

38:15 e dall'altro lato (tanto di qua quanto di là dall'ingresso del cortile) c'erano quindici cubiti di cortine, con le loro tre colonne e le loro tre basi.

38:16 Tutte le cortine formanti il recinto del cortile erano di lino fino ritorto;

38:17 e le basi per le colonne eran di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d'argento, e i capitelli delle colonne eran rivestiti d'argento, e tutte le colonne del cortile eran congiunte con delle aste d'argento.

 

Il limite del santuario, come abbiamo letto, era costituito da una protezione di teli di fin lino ritorto.

Sul significato spirituale di questi teli abbiamo parlato considerando quelli impiegati per la prima copertura del tabernacolo.

Quelli del tabernacolo erano sostenuti dalle assi mentre questi da aste d'argento che collegavano le colonne perimetrali.

Le colonne erano in tutto cinquanta (e questo conferma ciò che abbiamo detto sul numero assi del tabernacolo) ma non viene specificato il tipo materiale impiegato.

Il numero delle colonne, come abbiamo detto precedentemente, ci richiama la Chiesa

 

Le basi erano di rame, come quelle sotto le cinque colonne poste all'ingresso del tabernacolo (ricordiamo che solo le basi delle quattro colonne che reggevano la cortina erano di argento) e quelle sulle quali, come vedremo, posavano le quattro colonne dell'ingresso al cortile (a sostegno dei teli che formavano la portiera del cortile).

Queste basi, tutte di rame ad eccezione, come abbiamo detto, di quelle che erano poste all'ingresso nel luogo santissimo, potrebbero significarci che le promesse di Dio sono stabili, ma anche che la redenzione (l'argento) si trova solo quando si varca la soglia che dà accesso alla presenza di Dio.

Per questo è detto:

"… ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 10:22; 24:13);

 

"Ma desideriamo che ciascun di voi dimostri fino alla fine il medesimo zelo per giungere alla pienezza della speranza" (Ebrei 6:11);

 

"… non un patto come quello che feci coi loro padri nel giorno che li presi per la mano per trarli fuori dal paese d'Egitto; perché essi non han perseverato nel mio patto, ed io alla mia volta non mi son curato di loro, dice il Signore” (Ebrei 8:9).

 

Il Signore ci ha dato la salvezza, noi dobbiamo saperla custodire con la fede.

Chiunque entra a far parte del santuario, entra per la redenzione di Cristo ma, ricordiamoci sempre, può anche malauguratamente uscire!

L'Apostolo Paolo ci dice come custodire questo buon deposito:

"O Timoteo, custodisci il deposito, schivando le profane vacuità di parole e le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza” (I Timoteo 6:20);

 

"Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi” (II Timoteo 1:14).

 

I chiodi e le aste delle colonne erano di argento e su quest'argento della redenzione si spiegano al vento dello Spirito le cortine di fin lino ritorto che sono le opere giuste dei santi.

 

Dice la Scrittura:

 "Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell'Agnello, e la sua sposa s'è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi “ (Apocalisse 19:7,8).

 

L'argento delle aste e dei chiodi, che rihiamano quelli di Cristo crocifisso, sostiene le opere dei santi, quello delle basi delle colonne si varca per avere accesso alla presenza di Dio.

 

Le cortine che circondavano il cortile dai tre lati (Nord, Sud, Ovest) erano ciascuna di 20 cubiti di lunghezza  per 5 di altezza (rifletteremo sulla simbologia di tali numeri parlando della portiera del cortile, Es. 38:18) e sospese ciascuna alle aste di collegamento di quattro colonne. (Sul significato del numero 4 abbiamo già parlato).

La parte anteriore (lato Est, Levante o Oriente) era delimitata, da entrambi i lati, da 15 cubiti di cortine sostenute alle aste di tre colonne, mentre la parte centrale, di 20 cubiti, costituiva la "Portiera d'ingresso" che vedremo di seguito.

Tre colonne da un lato e tre dall'altro a fianco dell'ingresso al santuario (Cfr. Es. 38:15).

 

Oltre alla simmetria cosa possiamo vedere in ciò?

 

Forse la Trinità, che si rivela, così, spiritualmente per garantire "l'unico accesso al santuario", "l'unica porta", "il Cristo", ponendosi ai due lati dell'ingresso, prima e dopo (da qualsiasi parte si provenga, sia da destra sia da sinistra),  prima di Cristo, nel Vecchio Testamento, dopo di Cristo, nel Nuovo? (Preghiamo affinché il Signore ci dia piena luce).

 

Nella descrizione del "Cortile", Es. 38:9-17  (sopra riportato) ed in Es. 27:9-15, non ci vengono precisate le misure relative alle altezze delle colonne e, di conseguenza, dei teli ma leggendo nella parte che riguarda la portiera d'ingresso al cortile, troviamo scritto che:

 

"Tutte le colonne attorno al cortile saran congiunte con delle aste d'argento; i loro chiodi saranno d'argento, e le loro basi di rame.

La lunghezza del cortile sarà di cento cubiti; la larghezza, di cinquanta da ciascun lato; e l'altezza, di cinque cubiti; le cortine saranno di lino fino ritorto, e le basi delle colonne, di rame” (Esodo 27:17,18).

 

Così conosciamo anche l'altezza delle colonne, cinque cubiti, cinque, come il numero delle vergini avvedute che non si addormentarono ed entrarono nella sala delle nozze (Cfr. Matteo 25:1-13).

 

Un apocrifo, identifica le 10 vergini con le virtù e ce le presenta con i seguenti nomi:

 

LE CINQUE VERGINI ATTENTE:

Fede

Amore

Grazia

Pace

Speranza

(Vegliarono ed entrarono dallo sposo)

 

 LE CINQUE VERGINI STOLTE

Conoscenza

Intelligenza

Obbedienza

Pazienza

Misericordia

(Credettero, confessarono ma dormirono - non osservarono i comandamenti dello Spirito)

 Chi legge faccia le proprie considerazioni!

 

 

Sul lato orientale, dunque, troviamo nella parte centrale "la Portiera del Cortile"

 

 LA PORTIERA DEL CORTILE

Lettura da: Esodo

 

38:18 La portiera per l'ingresso del cortile era in lavoro di ricamo, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto; aveva una lunghezza di venti cubiti, un'altezza di cinque cubiti, corrispondente alla larghezza delle cortine del cortile.

38:19 Le colonne erano quattro, e quattro le loro basi, di rame; i loro chiodi eran d'argento, e i loro capitelli e le loro aste eran rivestiti d'argento.

38:20 Tutti i piuoli del tabernacolo e dei recinto del cortile erano di rame.

 

Le quattro colonne erano poste sullo spazio di 20 cubiti, dando luogo a tre accessi di uguale larghezza fra di loro.

 

Non ci è dato di conoscere lo spessore  delle colonne perciò non possiamo fare ipotesi azzardate sulla larghezza degli accessi, quello che conta è che questi ultimi erano TRE ed UGUALI, ciò richiama alla mente qualcosa?

Certamente si, la Trinità, tre persone distinte, ma di uguale divinità.

 

La "Porta" è Gesù, i colori dei teli, come abbiamo considerato in merito, ce lo ricordano, Egli disse:

"… In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore (Giovanni 10:7)

(Gesù che disse: "Io ed il Padre siamo uno (Giovanni 10:30)", avrebbe potuto anche dire: "Io e lo Spirito Santo siamo uno").

 

Se accettiamo ciò che è scritto, apprendiamo che lo Spirito di Dio e lo Spirito di Cristo sono la stessa cosa, come appositamente dice San Paolo:

"or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui” (Romani 8:9).

 

Come possiamo osservare, San Paolo, riferendosi allo spirito che debbono avere i cristiani, prima lo chiama "Spirito di Dio" e dopo lo " Spirito di Cristo" a voler marcare che sono la stessa cosa.

Quindi, i Tre, Padre, Figlio e Spirito Santo, pur essendo persone distinte, sono UNA SOLA COSA che chiamiamo Trinità.

 

La portiera era in "lavoro di ricamo" ed in questo lavoro si mette in luce la perfezione di ogni punto e la maestria con la quale viene eseguito.

Non vediamo in questo la perfezione del piano di Dio per la nostra salvezza e la maestria di Gesù, il nostro unico maestro?

E nella misura, 20 cubiti di larghezza per 5 di altezza, il numero venti è il prodotto di 5 x 4 – Nota 20).

 

Attraversando la portiera, entriamo nel cortile del santuario e, camminando verso il tabernacolo, la prima cosa che troviamo è l'altare di bronzo degli olocausti.

 

 (Continua ,,,)

Iddio ci benedica.

 

 

NOTE

18) Lettura da: Esodo

30:34 L'Eterno disse ancora a Mosè: "Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali;

30:35 e ne farai un profumo composto secondo l'arte del profumiere, salato, puro, santo;

30:36 ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m'incontrerò con te: esso vi sarà cosa santissima.

30:37 E del profumo che farai, non ne farete della stessa composizione per uso vostro; ti sarà cosa santa, consacrata all'Eterno.

30:38 Chiunque ne farà di simile per odorarlo, sarà sterminato di fra il suo popolo".

 

19)  Lettura da: Esodo

30:23 "Prenditi anche de' migliori aromi: di mirra vergine, cinquecento sicli; di cinnamomo aromatico, la metà, cioè duecentocinquanta; di canna aromatica, pure duecentocinquanta;

30:24 di cassia, cinquecento, secondo il siclo del santuario; e un hin d'olio d'oliva.

30:25 E ne farai un olio per l'unzione sacra, un profumo composto con arte di profumiere: sarà l'olio per l'unzione sacra.

 

20) Sulla simbologia numerica si rimanda a quanto detto nella parte 4/10 -

 

L'ALTARE DI BRONZO (… degli olocausti)

Lettura da: Esodo

 

27:1 Farai anche un altare di legno d'acacia, lungo cinque cubiti e largo cinque cubiti; l'altare sarà quadrato, e avrà tre cubiti d'altezza.

27:2 Farai ai quattro angoli dei corni che spuntino dall'altare, il quale rivestirai di rame.

27:3 Farai pure i suoi vasi per raccoglier le ceneri, le sue palette, i suoi bacini, i suoi forchettoni e i suoi bracieri; tutti i suoi utensili li farai di rame.

27:4 E farai una gratella di rame in forma di rete; e sopra la rete, ai suoi quattro canti, farai quattro anelli di rame;

27:5 e la porrai sotto la cornice dell'altare, nella parte inferiore, in modo che la rete raggiunga la metà dell'altezza dell'altare.

27:6 Farai anche delle stanghe per l'altare: delle stanghe di legno d'acacia, e le rivestirai di rame.

27:7 E si faran passare le stanghe per gli anelli; e le stanghe saranno ai due lati dell'altare, quando lo si dovrà portare.

27:8 Lo farai di tavole, vuoto; dovrà esser fatto, conforme ti è stato mostrato sul monte.

 

Questo altare era collocato nei pressi dell'ingresso del tabernacolo; non avendo riferimenti circa la disposizione del tabernacolo nel cortile, non possiamo dire a che distanza esso si trovasse dalla portiera d'ingresso al cortile.

In merito la Scrittura ci dice che, a lavoro ultimato, Mosè …:

"Poi collocò l'altare degli olocausti all'ingresso del tabernacolo della tenda di convegno, e v'offrì sopra l'olocausto e l'oblazione, come l'Eterno aveva ordinato a Mosè.

E pose la conca fra la tenda di convegno e l'altare, e vi pose dentro dell'acqua per le abluzioni” (Esodo 40:29,30).

 

L'altare era fatto di legno di Sittim (o acacia) rivestito di rame (Cfr. Es. 27:2), di altezza e larghezza pari a 5 cubiti, mentre la sua altezza era di 3 cubiti.

Della simbologia di questi numeri si è parlato precedentemente.

Sappiamo anche ciò che rappresenta il legno di Sittim ed il rame, non ci resta che meditare sui corni, sulla gratella di rame in forma di rete e su ciò che rappresenta nell'insieme l'altare.

 

Questo altare di legno rivestito di rame (di legno come la croce di Cristo, di rame, simbolo della determinazione del Signore) rappresenta un punto importante per ogni cristiano che vuole avanzare verso il tabernacolo.

 

Ho sentito dire da un fratello in Cristo: "Oggi, purtroppo, a molti piace portare la croce ma pochi sono disposti a farsi crocifiggere sopra!"

Quanto è vero! Mio Dio, se anch'io sono uno di quelli, rivestimi di rame, dammi la forza necessaria affinché non abbia a deluderti!

 

I 4 corni

Indicano, come abbiamo detto precedentemente, l'universalità e per questo il sacerdote li cospargeva con il sangue della vittima.

Facendo questo il sacerdote rendeva puro l'altare e poi spargeva a terra, accanto all'altare dei sacrifici, altro sangue.

La liturgia prevedeva che alcune volte il sangue fosse sparso sui corni dell'altare dei profumi ed ai piedi dell'altare degli olocausti (Cfr. Lev. 4:1-12 - peccato di un singolo), altre volte, sui corni ed ai piedi dell'altare dei sacrifici (Lev. 4:22-26 - peccato di un capo -; Lev. 4:13-18 - peccato di tutto il popolo).

 

Il fatto che fosse sparso su quattro corni (a simboleggiare i 4 canti della terra) significa la validità universale del sangue di Cristo, sparso per tutti.

 

La gratella in  forma di rete.

Tratteneva le carni e le ossa della vittima mentre ne consumava il grasso.

La forma di rete ci richiama alla mente la rete, simbolo della parola, che è caduta su tanti pesci dei quali alcuni sono stati riposti nei vasi ed altri scartati.

"Il regno de' cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla (Matteo 13:47, 48)

 

Il corpo della vittima non cade a terra, consumato dal fuoco, ma raccolto dalla rete che rappresenta la Parola che "pesca" per il regno dei cieli.

Così, come Cristo, sono stati raccolti i santi martiri che hanno dato la propria vita in somiglianza del Maestro.

 

Fra l'ingresso del tabernacolo e l'altare degli olocausti troviamo la conca di rame.

 

 

LA CONCA DI RAME

Lettura da: Esodo

 

30:18 "Farai pure una conca di rame, con la sua base di rame, per le abluzioni; la porrai fra la tenda di convegno e l'altare, e ci metterai dell'acqua.

30:19 E Aaronne e i suoi figliuoli vi si laveranno le mani e i piedi.

30:20 Quando entreranno nella tenda di convegno, si laveranno con acqua, onde non abbiano a morire; così pure quando si accosteranno all'altare per fare il servizio, per far fumare un'offerta fatta all'Eterno mediante il fuoco.

30:21 Si laveranno le mani e i piedi, onde non abbiano a morire. Questa sarà una norma perpetua per loro, per Aaronne e per la sua progenie, di generazione in generazione".

 

L'acqua contenuta nella conca di rame è simbolo biblico della Parola di Dio che purifica ed è eterna.

Gesù, rivolgendosi alla samaritana, disse:

"Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t'avrebbe dato dell'acqua viva (Giovanni 4:10)

Di quale acqua viva parlava Gesù se non della Sua Parola?

Se l'acqua richiama alla mente di qualcuno la figura del battesimo, scopriamo un altro significato leggendo ciò che dice San Paolo, rivolgendosi ai mariti:

"Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell'acqua mediante la Parola, affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile (Ef. 5:25-27)

Qui l’acqua diventa simbolo della Parola di Dio.

 

Colui che si immerge nelle acque battesimali compie un rito perfetto solo se è già purificato nello spirito dalle virtù dell'acqua viva che è la Parola.

 

San Pietro e San Paolo precisano questo concetto, il battesimo non avviene meccanicamente tramite l'acqua ma spiritualmente mediante il seppellimento del proprioIo”.

 

(San Pietro)

"Alla qual figura corrisponde il battesimo (non il nettamento delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio), il quale ora salva anche voi, mediante la resurrezione di Gesù Cristo” ( I Pietro 3:21).

 

(San Paolo)

"… in lui (Cristo) voi siete anche stati circoncisi d'una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: essendo stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che ha risuscitato lui dai morti” (Colossesi 2:11,12).

 

È utile sottolineare che quando i sacerdoti, Aronne e i suoi figlioli, dovevano accostarsi all'altare o entrare nella tenda del tabernacolo, dovevano lavarsi (purificarsi) le mani ed i piedi nell'acqua della conca.

" E Mosè ed Aaronne e i suoi figliuoli vi si lavarono le mani e i piedi; quando entravano nella tenda di convegno e quando s'accostavano all'altare, si lavavano, come l'Eterno aveva ordinato a Mosè” (Esodo 40:31,32).

Perché si lavavano?

Rileggiamo il seguente versetto:

Si laveranno le mani e i piedi, onde non abbiano a morire. Questa sarà una norma perpetua per loro, per Aaronne e per la sua progenie, di generazione in generazione (Esodo.30:21).

Questo doversi lavare non era per un tempo ma una norma " di generazione in generazione", valida anche oggi, solo che oggi il nostro lavacro avviene con il sangue di Gesù che ci purifica dai nostri peccati, come vedremo in seguito.

 

Iddio vuole mani pure …

"Io voglio dunque che gli uomini faccian orazione in ogni luogo, alzando mani pure, senz'ira e senza dispute (I Timoteo 2:8)

Mani che operano secondo la volontà di Dio:

ma anche piedi puri …

"Poi (Gesù) mise dell'acqua nel bacino, e cominciò a lavare i piedi a' discepoli (Giovanni 13:5)”

A Pietro, che faceva resistenza affinché Gesù non gli lavasse i piedi, Gesù gli disse:

"… Chi è lavato tutto non ha bisogno che d'aver lavati i piedi; … (Giovanni 13:10).

Chi è stato lavato dalla Parola, fintando che cammina  in questo mondo ha sempre bisogno di pulirsi i piedi, l'unica parte del suo essere che si contamina giornalmente a contatto con questo mondo.

 

Non accostiamoci all'altare di Dio per servirlo da impuri ...

 

… poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo (I Pietro 1:16)

 

A Dio, che ci benedice, sia la gloria.

 

Amen.

 

 

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