Home > IL SANTUARIO SINAITICO

IL SANTUARIO SINAITICO

Il santuario

Cenni biblici.

 

Il santuario.

La parola "santuario" si trova", per la prima volta, nel cantico che Mosè eleva a Dio:

Tu li introdurrai e li pianterai sul monte del tuo retaggio, nel luogo che hai preparato, o Eterno, per tua dimora, nel santuario che le tue mani, o Signore, hanno stabilito (Esodo 15:17).

 

Il momento storico in cui Mosè pronunzia queste parole è quello in cui il popolo d'Israele, che egli guidava verso la terra promessa, aveva appena attraversato a piedi asciutti il Mar Rosso dove, invece, i soldati del Faraone ed i loro carri erano periti.

Come si intende chiaramente, questo santuario (che profeticamente fu visto da Mosè sul monte Sion) era la meta agognata del viaggio che il popolo di Israele aveva appena iniziato con l'esodo dall'Egitto ove, per quattrocento anni, era stato in condizione di schiavitù.

La parola "santuario", nel cui significato è intrinseco quello della "presenza di Dio", verrà ripetuta nel V. T. per ben 156 altre volte (157 volte in tutto) e nel N. T. solo 8 volte.

 

Il tabernacolo.

Leggendo la Bibbia, troviamo per la prima volta nel libro dell'Esodo cap. 25, vers. 9 la parola "tabernacolo":

Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti (Esodo 25:9).

che viene ripetuta nella Bibbia 121 volte (108 nel V. T. e 13 nel N. T.).

 

Il tabernacolo faceva parte dell'intero progetto del "santuario" nel quale si sarebbe manifestata la presenza di Dio, come leggiamo nel seguente versetto:

E mi facciano un santuario perch'io abiti in mezzo a loro (Esodo 25:8).

 

Cenni storici sul tabernacolo.

Filone alessandrino e Giuseppe Flavio vedono nel tabernacolo la rappresentazione simbolica del cosmo.

Origene 1), mentre nell'omelia IX parla del duplice aspetto del tabernacolo: collettivo (chiesa) e individuale (il cuore del singolo fedele) nell'omelia XIII si ferma molto su Es. 35: 4-10 mettendo in luce quanto considereremo.

San Girolamo concorda col "Midrash Rabbab" 2) considerando il passo biblico dell'Esodo riguardante il tabernacolo passibile di "mistycos intellectus" 3).

Nel N. T. l'autore della "lettera agli Ebrei" paragona, sobriamente, il tabernacolo sinaitico al Tabernacolo celeste mentre Ireneo 4) lo vede come simbolo della Chiesa.

Clemente alessandrino, in  risposta alle interpretazioni gnostiche valentiniane, fornisce una spiegazione di base filoniana, una lunga esposizione simbolica del Tabernacolo e delle vesti sacerdotali 5).

In questo contesto noi considereremo il tabernacolo individualmente (il nostro cuore), collettivamente (la chiesa di Cristo, che solo Egli riesce a distinguere completamente) e, soprattutto, come Gesù Cristo, vero e perfetto tabernacolo di Dio sulla terra.

 

Differenza tra santuario e tabernacolo.

La Bibbia descrive il Santuario ed il Tabernacolo molto chiaramente e minuziosamente; ora, al fine di non fare confusione fra essi ne facciamo solo una breve presentazione.

Il santuario

era tutto l'insieme ove si svolgeva il culto a Dio ed era costituito da un cortile contenente il tabernacolo, la conca di rame e l'altare degli olocausti.

Il tabernacolo,

a sua volta, era diviso da una cortina (che vedremo in seguito nei particolari) in due luoghi: uno santo (Hekal) e l'altro santissimo (Devir).

Nel luogo santo si trovavano: l'altare dei profumi, il candeliere e la tavola dei pani di presentazione.

Nel luogo santissimo c'era l'arca della testimonianza.

 

La costruzione del Santuario, la  volontà di Dio ed il Suo scopo.

Continuando la lettura della Bibbia, notiamo che Dio, sapendo che il viaggio che avrebbe portato il suo popolo nella terra promessa di Canaan sarebbe stato lungo, allo scopo di provarlo bene nella fede, decise di dare dimostrazione del Suo amore chiedendo a Mosè di dire al popolo di costruirGli un santuario affinché potesse abitare, subito, con loro.

 

Nel libro dell'Esodo troviamo:

 

25:1 L'Eterno parlò a Mosè dicendo: "Di' ai figliuoli d'Israele che mi facciano un'offerta;

25:2 accetterete l'offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore.

25:3 E questa è l'offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame;

25:4 stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto;

25:5 lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d'acacia;

25:6 olio per il candelabro, aromi per l'olio della unzione e per il profumo odoroso;

25:7 pietre di onice e pietre da incastonare per l'efod e il pettorale.

25:8 E mi facciano un santuario perch'io abiti in mezzo a loro.

25:9 Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.

 

Dunque, come appare palesemente nel versetto 8, la volontà di Dio  era (ed è, come vedremo): "mi facciano un santuario "

 

La seconda metà del versetto ci rivela il Suo scopo: "… perch'io abiti in mezzo a loro

 

Dio voleva un santuario non per mostrare e vantare verso gli uomini la propria gloria, superiorità, od altro di cui Egli sarebbe stato sempre legittimamente in possesso, ma per abitare vicino, "in mezzo" a loro.

L'abitare di Dio in mezzo al Suo popolo voleva significare sicurezza e protezione immediata.

Quando chi deve soccorrere "è vicino", l'aiuto non tarda!

 

Iddio, con la costruzione del santuario, voleva quindi creare nel Suo popolo i presupposti per una fede in Lui, vera e grande.

 

L'offerta per la realizzazione del santuario.

Ora consideriamo, come abbiamo letto nei primi nove versetti del cap. 25 dell'Esodo, cosa bisognava offrire per la costruzione del santuario e chi doveva fare l'offerta.

 

Dopo aver letto la descrizione del santuario fatta nel capitolo 25 di Esodo, molte persone giudicano (a mio avviso erroneamente, come vedremo) una mera ripetizione quella fatta nel capitolo 35 dello stesso libro.

 

Tale ripetizione non solo trova fondamento giustificante, dal punto di vista narrativo, nella diversità dei soggetti che parlano e che ascoltano (nel primo caso Dio parla ed ordina, Mosè ascolta ed esegue; nel secondo caso Mosè parla, gli Israeliti ascoltano ed eseguono) ma anche, come avviene nella letteratura semitica, nel risultato, ottenuto grazie all'enfatizzazione della costruzione sinaitica del santuario da proiettare, in futuro, in quella del Tempio di Gerusalemme.

 

Due aspetti interpretativi,  dal punto di vista spirituale, potrebbero rendere palese ragioni più profonde contenute  nella pseudo-ripetizione:

1.    Mosè rende evidente che la legge è spirituale con le parole "Traete da voi stessi il contributo per il Signore" (Testo masoretico - ved. Nota i) - che considereremo in seguito per un'importante interpretazione spirituale).

2.    La perfetta e meticolosa esecuzione e messa in opera della "Parola di Dio".

 

 

Ritengo utile, perciò, attingere alcune volte al testo masoterico - da altri ben tradotto - esponendo i versetti dal 4 al 10 dello stesso libro dell'Esodo, cap. 35.

In tali versetti, Mosè ripropone al popolo d'Israele l'ordine di Dio:

 

Il Testo Masoretico - Es. 35:4-9.

4 Parlò Mosè a tutta l'assemblea dei figli d'Israele dicendo: questa è la parola che il Signore ha comandato dicendo:

5 Traete da voi stessi il contributo per il Signore. Ognuno che ha concepito nel cuore rechi le primizie al Signore: oro, argento, bronzo,

6 violaceo, porpora, scarlatto doppio, e bisso ritorto, peli di capra

7 e pelli di montone tinte in rosso e pelli violacee, legni immarcescibili,

8 olio per l'illuminazione, balsami per unguenti e per l'incenso aromatico, 6)

9 pietre di sardonica e pietre per scolpire l'omerale e il pettorale e 10 ognuno fra voi sapiente di cuore venga ed esegua tutto quello che il Signore ha comandato.

 

La Versione Riveduta.  (espone così gli stessi versetti).

 

4 Poi Mosè parlò a tutta la raunanza de' figliuoli d'Israele, e disse: "Questo è quello che l'Eterno ha ordinato:

5 Prelevate da quello che avete, un'offerta all'Eterno; chiunque è di cuor volenteroso recherà un'offerta all'Eterno: oro, argento, rame;

6 stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto, lino fino, pel di capra,

7 pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino, legno d'acacia,

8 olio per il candelabro, aromi per l'olio dell'unzione e per il profumo fragrante,

9 pietre d'onice, pietre da incastonare per l'efod e per il pettorale.

10 Chiunque tra voi ha dell'abilità venga ed eseguisca tutto quello che l'Eterno ha ordinato.

 

Fra le due versioni, come si può notare, esiste una sottile differenza (evidenziata in grassetto) nel versetto 5.

 

Ora, come si vede meglio attraverso una lente maggiormente pulita, così si  possono cogliere meglio gli aspetti spirituali attraverso una versione che renda il pensiero più aderente a quello espresso nella lingua originale.

San Girolamo, traduttore della Bibbia dall'ebraico, aramaico e greco in latino, dovette, più volte, difendersi dall'accusa di aver tradotto alcune parole con termini diversi, spiegando che badava a mantenere integro il "concetto" delle espressioni più che i termini che non sempre esistono nelle altre lingue.

 

È proprio questa sottile differenza nella traduzione del testo ebraico che privilegia le migliori versioni,  poiché in esse troviamo la più chiara e vera comprensione spirituale di ciò che Dio vuole dall'uomo come "offerta".

 

Una prima interpretazione spirituale.

La prima parte del versetto 5 dice: " Traete da voi stessi il contributo per il Signore".

Questa espressione ci porta a capire che il Signore ci chiede qualcosa che deve venire da noi, dall'interiore di noi stessi: "Traete da voi stessi il contributo per il Signore, non dalle cose "che avete" (come dice la V. R.) in casa, nei forzieri, nel giardino o altrove al di fuori di voi stessi, ma dal vostro interiore!

 

Il testo masoretico ci porta a comprendere che, se dobbiamo "trarre da noi stessi" ciò che si deve offrire al Signore, l'offerta non può che essere spirituale e servire per la costruzione di un tabernacolo spirituale che, come abbiamo letto prima, possiamo considerare sotto due aspetti:

1.    individuale (il nostro cuore);

2.    collettivo (la chiesa).

In seguito vedremo, perciò, come tutti i materiali richiesti da Dio debbano essere considerati in chiave spirituale.

 

(Seguendo, invece la Versione Riveduta "Prelevate da quello che avete, un'offerta all'Eterno" si potrebbe arrivare, anche, alla stessa interpretazione spirituale, ma la via sarebbe certamente più lunga e, se non si avesse una personale rivelazione spirituale, si dovrebbe porre fede nell'interpretazione altrui - Vedasi seconda interpretazione).

 

A favore di questa prima interpretazione spirituale viene in soccorso la stessa Bibbia poiché, come sappiamo ed è stato riconosciuto da molti santi esegeti …

 

    "La Bibbia si spiega con la Bibbia".

 

Per inciso:

[Molti pretendono di spiegare la Bibbia utilizzando ragionamenti complicati ed interpretazioni personali, alcuni si ergono a dottori, altri si ritengono depositari della Verità ed "unici autorizzati" (da chi e come, poi?) ad esercitare il magistero di "interprete della Sacra Scrittura" ma, quando le  loro interpretazioni relative ad un passo della Scrittura sono chiaramente contraddette da   altri passi della stessa Bibbia dovrebbero avere il buon gusto e l'onestà intellettuale di abbandonare ogni personale congettura.

Se leggiamo in Efesini al capitolo 4 troviamo scritto:

4:10 Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.

4:11 Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori,

4:12 per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo,

4:13 finché tutti siamo arrivati all'unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d'uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo;

4:14 affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore,

4:15 ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.

Si, abbiamo letto bene, è Lui, il Cristo (e non altri), che ha dato alla Sua chiesa gli uomini che sono e restano i soli autorizzati e veraci interpreti della Scrittura e per poterli distinguere dai mendaci dobbiamo avere da Dio il dono del "discernimento degli spiriti" affinché ci venga rivelato quello della Verità.

A parte, poi, i vari ministeri dati da Dio, è chiaro che a TUTTI è dato intendere la Scrittura per la parte che a ciascuno serve.

Se così non fosse, se l'uomo non potesse capire ciò che Dio vuole dirgli, come farebbe ad ubbidirgli?

E se Dio non aprisse la mente dell'uomo per intendere le Scritture (ved Luca 24:45), quale altro uomo sarebbe capace di fargliele intendere?

Quando Iddio parla all'uomo, il cuore di quest'ultimo distingue lo Spirito della Verità perché il suo cuore "arde".

I due discepoli di Emmaus che ascoltavano la voce del Signore senza, in un primo momento, averlo riconosciuto dall'aspetto fisico, poi i loro occhi furono aperti e Lo videro…:

Ed essi dissero l'uno all'altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr'egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? (Luca 24:32).

Non si basarono su quello che alla fine "videro" ma sul fatto che il loro cuore "ardeva" mentre Lo ascoltavano.

Ho letto con gioia un passo dal titolo "La rivelazione e la Bibbia - Dalla costituzione "Dei Verbum" del Concilio Vaticano II - 8, L'interpretazione delle Sacre Scritture" che riporto di seguito:

 

"Ma la Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta. Perciò, per ricavare rettamente il senso dei sacri testi si deve badare con non minore diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura, tenendo debito conto della viva Tradizione della Chiesa e dell'analogia della fede (cioè del fatto che ogni passo della Bibbia deve essere in armonia e non in contraddizione con il resto della Rivelazione)

 

Bellissimo, peccato, però, che alle parole, spesso non si facciano seguire i fatti.

Mi domando, allora, come mai si rende culto ai santi? quando la Scrittura dice:

Allora Gesù gli disse: Va', Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto (Matteo 4:10).

E Gesù, rispondendo, gli disse: Sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto (Luca  4:8).

 

Oppure perché si dice che Maria, la Santa madre di Gesù, sia salita in cielo con il corpo? quando è scritto (badiamo che a parlare è Gesù!):

E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell'uomo che è nel cielo (Giovanni 3:13).

ed ancora, l'Apostolo Paolo ci ammaestra dicendoci che tutti "insieme", con il corpo glorificato, risorgeremo e ci incontreremo col Signore:

Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre col Signore (I Tessalonicesi  4:15-17).

 

Tralascio altre cose perché non ragiono con spirito di parte (a meno che per "parte" non s'intenda il Signore, perché quello è certamente la mia parte) ma con spirito d'amore per una sana correzione della quale io per primo ho tanto bisogno!

 

Faremo bene, perciò, a stare attenti alle interpretazioni personali che si poggiano su cultura, tradizioni, visioni, profezie e pseudo-miracoli, ma che non trovano conferma nella Scrittura e nel nostro cuore.]

 

Ciò detto, ritorniamo a meditare sul santo Tabernacolo di Dio.

Dice San Paolo:

Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? (I Corinzi 3:16).

 

Il tabernacolo sinaitico e il Tempio di Salomone sono "ombra" dei reali e "futuri beni" che è venuto a portarci il Signore Gesù Cristo.

 

Per costruire questo Tempio furono necessari, come vedremo, molti preziosissimi materiali che, per nostra fortuna, sono da intendere come cose spirituali (altrimenti dove andremmo a prenderli?) che i "poveri" possiedono in maggiore misura dei ricchi!

 

Continueremo la nostra meditazione iniziando sulla messa in opera del tabernacolo, descritta in Es. 35 (sostanzialmente simile a quanto descritto nella richiesta di Dio in Es. 25), allo scopo di apprendere che cosa dobbiamo fare per realizzare la stessa costruzione spirituale in noi.

 

(continua … )

Iddio ci benedica

 

 

Note

1) Origene, uno dei più dotti cristiani, direttore del Didaskaleion di Alessandria ov'era nato nel 185; morì nel 253-254 a Tiro. Molte furono le sue opere esegetiche e letterarie. Profuse le sue maggiori forze nella gigantesca Esapla allo scopo di avere una corretta versione della Bibbia; purtroppo questo lavoro si è perduto. Uno dei suoi pensieri, che ritengo importante sottolineare, è che l'A.T. è l'ombra e la figura del N.T. e che soltanto l'allegoria permette di scoprire il legame fra l'ordine delle realtà e quello dei simboli.

2) Midrash Rabbah, H. FREEDMAN - M. SIMON edd., Exodus, III, translated by S.M. LEHRMAN, London 1961 (3°ed.), 414-446;546-581. Cf. per un'interpretazione del tabernacolo il cap. XXXV (Terumah), 429.

3) In Hiez., prol. CC 75,3-4; Intendi come "intelligenza mistica", "rivelazione continua".

4) S. Ireneo. Teologo e padre della Chiesa († 202).

5) J. L. KOVACS, Concealment and Gnostic Exegesis: Clement of Alexandria's Interpretation of the Tabernacle, in Studia Patristica XXXI, ed. by E.A. LIVINGSTONE, Leuven 1997, 414-437

6) Nel testo dei Settanta manca questo versetto 8.

 

i)               masòra o massòra

sf. [sec. XVIII; dall'ebr. massorah, tradizione]. Denominazione data a tutto il vasto apparato critico formatosi attorno al testo ebraico dell'Antico Testamento ad opera delle scuole rabbiniche fin dal sec. II a. C. e affidato alla tradizione orale (di qui probabilmente il termine m.); nella seconda metà del I millennio in Babilonia, in Palestina e in particolare a Tiberiade sorsero scuole di editori (masoreti) del testo ebraico dell'Antico Testamento che si proponevano di stabilire il testo più autorevole mediante registrazione delle varianti a quello consonantico da essi ricevuto e mediante l'aggiunta di punti diacritici indicanti le vocali e gli accenti (i testi semitici occid. e merid. sono in origine solamente consonantici).

I rappresentanti principali della scuola di Tiberiade furono i membri della famiglia Ben 'Aser, sull'opera dei quali si basano i nostri testi moderni; autorevoli, ma considerati inferiori per ragioni a noi sconosciute, sono i membri della famiglia Ben Naftalî.

III)        Il manoscritto masoretico più antico è il Codex Leningradensis del 1009; di poco più recente è il codice di Aleppo, oggi a Gerusalemme; importante è anche il Codex Cairensis dell'859, contenente solo i Profeti. Il Hebrew University Bible Project, di cui è uscita solo una piccola parte, e la Biblia Hebraica (1937) di Kittel, nonché la sua nuova edizione, completamente rivista e ampliata, dal titolo Biblia Hebraica Stuttgartensia (1967-77), si basano per l'apparato masoretico, in larga misura, sul Codex Leningradensis, sul Codex Cairensis e sulla masora parva o getanah (piccola m.), che stabilisce le modalità di scrittura e lettura di una parola nel caso in cui questa differisca dalle prescrizioni del testo consonantico tradizionale, e sulla masora magna o gedolah (grande m.), che spiega e amplia la precedente.

 La scarsezza di manoscritti pre-masoretici o comunque indipendenti dal lavoro dei masoreti spiega l'importanza ai fini della critica dei testi sia di manoscritti del tipo di Qumran, sia di antiche traduzioni (Settanta, Volgata, ecc.) anteriori all'opera dei masoreti. Nonostante i tentativi unificatori dei masoreti, rimasero almeno tre pronunce diverse dell'ebraico: quella sefardita, propria degli Ebrei d'origine spagnola, adottata nelle università e oggi nello Stato d'Israele; quella 8askenazita, propria degli Ebrei dell'Europa centr. e orient., quella degli Ebrei orientali, molto vicina all'arabo.

 

(continua ...)

Iddio ci benedica.

 

Schema

Quali persone dovevano e potevano fare l'offerta dei materiali per la costruzione del santuario.

 

La Parola ci dice:

"… ognuno che ha concepito nel cuore rechi le primizie al Signore"

Questa versione, mentre non nega il concetto che emerge nella V. R. ("chiunque è di cuor volenteroso recherà un'offerta all'Eterno"), usando il verbo "concepire", richiama alla nostra mente il Verbo di Dio "concepito" nel seno di Maria, Gesù.

Ma, non dobbiamo anche noi concepire nel cuore Gesù?

Ai cristiani non è svelato questo mistero?

Non siamo noi quelli: "ai quali Iddio ha voluto far conoscere qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che è Cristo in voi, speranza della gloria (Colossesi 1:27) ” ?

Ecco chi può fare un'offerta degna di essere accettata da Dio, chi può dare qualcosa che entrerà a far parte del santuario, colui che ha concepito Gesù nel proprio cuore!

Se Cristo Gesù non è "concepito nel nostro cuore", cosa possiamo offrire a Dio, dato che l'offerta consiste in cose spirituali?

Se l'offerta fosse qualcosa di materiale, allora, anche le persone non convertite al Signore potrebbero farla: ma così non è.

 

Nel libro degli Atti si chiarisce esaurientemente che a Dio non servono offerte materiali per la costruzione del Suo tabernacolo:

Ma Salomone fu quello che gli edificò una casa.

L'Altissimo però non abita in templi fatti da man d'uomo, come dice il profeta:

Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello de' miei piedi. Qual casa mi edificherete voi? dice il Signore; o qual sarà il luogo del mio riposo?

Non ha la mia mano fatte tutte queste cose? (Atti 7:47-50).

Tutto è stato creato da Dio, anche le cose che noi riteniamo preziose: l'oro, l'argento, ecc…

 

Una seconda interpretazione spirituale.

Seguendo il testo della versione Riveduta, in particolare il versetto 5 che dice:

"Prelevate da quello che avete, un'offerta all'Eterno; chiunque è di cuor volenteroso recherà un'offerta all'Eterno: oro, argento, rame;", vediamo che l'interpretazione che si può mettere in luce è di minor importanza poiché essa ci sottolinea due aspetti:

1.    Dio si accontenta che noi Gli offriamo una parte di ciò che è nostro;

2.    accetta l'offerta in base alla disposizione del nostro cuore.

Comunque l'offerta rimane identificata in un qualcosa di materiale.

 

Il confronto fra le due interpretazioni (questa e quella considerata precedentemente) privilegia la prima.

 

Le vere cose preziose per il Signore.

 

L'Apostolo Pietro dice nella sua prima lettera:

"… sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo (I Pietro 1:18,19").

 

Ecco una cosa veramente preziosa che, come vedremo, entrerà in maniera basilare nella costruzione del Tabernacolo!

Appena concepito nel cuore Gesù, il cristiano deve (e solo allora può) portare le primizie in offerta all'Eterno.

Tutto ciò avviene spontaneamente, per la gratitudine che nasce in un cuore nettato dal peccato che è diventato seno e culla del Salvatore Gesù.

 

Un'altra differenza di vocaboli fra le due versioni succitate consiste nella definizione di ciò che si doveva offrire a Dio.

 

Nella Versione Riveduta si parla di "offerta",  poi definita come oro, argento, rame ecc… mentre nella traduzione del testo masoretico si parla di "primizie", successivamente definite come oro, argento, bronzo, ecc…

 

Il termine "primizie" introduce un concetto che il termine "offerta" non rende, infatti, è chiaro che se una persona offre le primizie, ciò che ottiene "dopo" sarà e resterà suo.

Scopriremo nel trattare i significati spirituali dei vari materiali da offrire a Dio come questo concetto ci tornerà utile.

 

Cerchiamo, con due citazioni bibliche, di continuare ad individuare le cose preziose a Dio.

1.    Gesù, inviando in missione evangelica i suoi discepoli dice loro: "Non fate provvisione né d'oro, né d'argento, né di rame nelle vostre cinture (Matteo 10:9)".

2.    Parlando ai Corinzi, San Paolo indica loro come edificare il Tempio spirituale di Dio dicendo: " Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera d'ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco. Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. (I Cor. 3:12-17)”.

 

Nel versetto prima citato (punto 1), il Signore invita i Suoi discepoli (da Lui mandati ad evangelizzare) a non approvvigionarsi di oro, argento e rame, significando, con ciò, che questi metalli, pur se considerati preziosi dal mondo, sono "nulla" per l'opera di Dio.

 

Nel versetto ricordato successivamente (punto 2), gli stessi metalli vengono usati simbolicamente per indicare le opere preziose dell'uomo che Dio gradisce; infatti, nella costruzione spirituale del "Tempio di Dio", occorrono preziosità intese come virtù e non come cose materiali.

 

Partendo, quindi, dalle preziosità materiali impiegate nella costruzione del tabernacolo, cercheremo, con l'aiuto di Dio, di scoprirne il significato spirituale.

 

 

 

 

 

I materiali impiegati.

 

 

 

 

 

L'oro

Il metallo più pesante, malleabile e prezioso per l'uomo.

Solo riferendoci alla Bibbia possiamo sapere sull'oro ciò che segue.

L'oro si trafficava a peso (Ez. 27:22) e solo dopo i tempi di Davide fu usato come moneta.

Fra gli Ebrei l'uso n'era assai comune.

Giobbe sapeva dove si poteva trovare! dice di esso, infatti:

" 28:5 Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco.

  28:6 Le sue rocce son la dimora dello zaffiro, e vi si trova della polvere d'oro (Gio. 28:5,6)".

 

Gli scrittori sacri parlano di vari paesi ove l'oro si trovava in abbondanza:

-              Avila (Gen. 2:11); Nota 7)

-               Ofir (I Re 9:28; Sal. 45:9; Giob. 28:16); Nota 8)

-               Sceba (Sal. 72:15; Is. 60:6); Nota9)

-               Parvaim (II Cro. 3:6). Nota 10)

-              Raama (Ez. 27:22).

 

Come tutte le cose l'oro appartiene a Dio:

Mio è l'argento e mio è l'oro, dice l'Eterno degli eserciti (Aggeo 2:8).

 

(Ma, come vedremo in seguito, non è questo l'oro che viene dalla terra che Dio brama avere!)

 

 

 

 

Le caratteristiche dell'oro.

 

  • Metallo di colore giallo (Sal. 689:13) ;
  • malleabile (Es. 39:3);
  • facile da fondere (Prov. 17:3);
  • prezioso (Esd. 8:27;  Is. 13:12);
  • di gran valore (utilizzato come merce di più alto valore di scambio anche se non sufficiente per acquistare la Sapienza. - Giob. 28:18,19);
  • di valore maggiore quanto più è raffinato (Sal. 19:10);
  • si affina col fuoco (I Pietro 1:7);
  • se non viene costantemente pulito si oscura (Lam. 4:1) e si arrugginisce (Giac. 5:3).

 

L'oro, simbolo …:

  • dei santi dopo l'afflizione (Giob. 23:10) ;
  • della fede provata (I Piet. 1:7);
  • delle dottrine della grazia (Apo. 3:18);
  • delle opere dei santi fatte in Cristo (i Cor. 3:12);
  • della gloria data da Dio (Sal. 84:11);
  • della gloria data da Cristo (Giov. 17:22)
  • della gloria di Dio per la trasformazione del credente. (II Cor. 3:18).

 

L'oro è il primo elemento richiesto da Dio all'uomo per la costruzione del Suo Tempio.

(Si unisce in leghe con l'argento ed il rame, gli altri due metalli richiesti da Dio)

 

In merito all'offerente, come ha detto il Signore, questi deve prima aver "concepito nel cuore" e ciò significa non "l'aver determinato prima nel proprio cuore la misura dell'offerta "ma" aver capito secondo il pensiero di Dio cos'è l'offerta che deve trarre da sé per, poi, poterla offrire".

 

È necessario, dunque, capire il significato spirituale di questo prezioso metallo (e di tutte le altre cose materiali che costituiscono l'offerta) per poterlo offrire a Dio.

 

L'oro viene chiesto come prima cosa da offrire a Dio.

 

L'oro come simbolo della fede

Nella Scrittura possiamo leggere:

Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi s'accosta a Dio deve credere ch'Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano (Ebrei 11:6).

La fede è dunque la prima cosa che dobbiamo trarre da noi per offrire a Dio al quale vogliamo accostarci.

Abbiamo visto come la Scrittura consideri l'oro anche come simbolo di "fede".

San Pietro paragona la nostra fede all'oro:

… nel che voi esultate, sebbene ora, per un po' di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove, affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell'oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo (I Pietro 1:6-7).

Nel cuore si concepisce la fede.

San Paolo dice:

… perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l'ha risuscitato dai morti, sarai salvato (Rom. 10:9).

È di quest'oro (la fede) che noi dobbiamo offrire a Dio le primizie.

 

Cosa significa "offrire le primizie della fede"?

La fede è "nata" in noi quando abbiamo ricevuto nel nostro cuore il seme dell'Evangelo perciò, poi, essa "è stata concepita" nel nostro cuore dando la vita…:

“Poiché io non mi vergogno dell'Evangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza d'ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco;poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede (Romani 1:16,17).

La Scrittura ci dice chiaramente che la fede che nasce in noi si “tramanda”:

"Diletti, ponendo io ogni studio nello scrivervi della nostra comune salvazione, mi sono trovato costretto a scrivervi per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi" (Giud. 1:3) .

Dare a Dio le primizie della fede significa dare a Lui i primi frutti di essa, frutti che nascono quando la fede viene resa operante per mezzo dell'Amore.

Come dice la Scrittura:

"Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l'incirconcisione hanno valore alcuno; quel che vale è la fede operante per mezzo dell'amore (Galati 5:6).

Chi ha fede nel Signore, opera "infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta (Giac. 2:26)”.

 

Chi offre le primizie dei frutti terrà per sé i successivi.

Tenendo viva (operante) la fede in noi, dobbiamo sapere che Iddio remunererà grandemente l'uomo secondo le sue opere:

"Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra ed accrescerà i frutti della vostra giustizia.

Sarete così arricchiti in ogni cosa onde potere esercitare una larga liberalità, la quale produrrà per nostro mezzo rendimento di grazie a Dio (II Corinzi 9:10,11)".

 

Iddio, vedendo la fede dell'uomo opera:

"Ed ecco gli portarono un paralitico steso sopra un letto. E Gesù, veduta la fede loro, disse al paralitico: Figliuolo, sta' di buon animo, i tuoi peccati ti sono rimessi (Matteo 9:2)".

 

Questa fede operante per mezzo dell'amore è quella che dobbiamo portare al Signore e che dovrà servire a ricoprirci completamente.

Ma non vogliamo dimenticare che in tutte le cose che entrano nella costruzione del Tabernacolo esiste sempre un riferimento a Cristo Gesù.

 

L'oro come simbolo della gloria di Dio

Noi, anche oggi, possiamo vedere la gloria di Dio nel Suo figliolo Gesù Cristo ... " poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità (Colossesi 2:9)".

La Gloria di Dio rifulge nel volto di Gesù Cristo, come dice la Scrittura:

"… perché l'Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé ne' nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo (II Corinzi 4:6)".

Il rivestimento d'oro delle assi del tabernacolo è anche figura del nuovo vestimento del cristiano, Gesù.

 

L'argento.

Dopo l'oro è il metallo nobile di maggior prezzo, conosciuto ed usato sin dall'antichità.

Si hanno cenni storici che fanno risalire la conoscenza di questo metallo al IV sec. a. C.

Reperti archeologici egizi risalgono al 3.500 a. C.

Il nome greco "àrghyros" deriva da una radice indoeuropea che significa "lucente".

È un metallo piuttosto tenero, molto duttile e malleabile tanto da poter essere ridotto in fogli trasparenti alla luce.

Di grande conducibilità termica ed elettrica, elevato potere riflettente ed ottima resistenza alla corrosione in tutti gli ambienti.

Esposto all'aria (contenente idrogeno solforato) l'argento imbrunisce ricoprendosi di uno strato di solfuro che lo preserva da ulteriori attacchi.

Ottimo elemento per essere applicato puro o in leghe.

I principali metalli con i quali viene legato sono l'oro, il rame (che gli conferisce maggior durezza), il palladio ed il platino (e l'oro) per leghe speciali, lo zinco ed il cadmio (che riducono l'appannatura superficiale).

L'uso di argento come mezzo di scambio, sotto forma di barre od anelli, si fa risalire al regno assiro-babilonese.

Nella Scrittura si parla di argento sin dal libro della Genesi:

Abramo era molto ricco di bestiame, d'argento e d'oro (Genesi 13:2).

 

L'argento simbolo di redenzione

Nelle più significative citazioni bibliche l'argento assume il significato spirituale della "redenzione".

I seguenti passi lo confermano:

 

  • il prezzo della vita di Cristo data per la nostra redenzione. "Allora uno dei dodici, detto Giuda Iscariot, andò dai capi sacerdoti e disse loro: Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli d'argento (Matteo 26:14-15)". Un prezzo simbolico (che risulto "zero", poiché i sicli furono restituiti) poiché è impossibile dare un prezzo alla vita di Cristo Gesù ed è impossibile potergliela togliere. Gesù, di Sua spontanea volontà, la depose e la riprese, come leggiamo nel vangelo di Giovanni: Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho podestà di deporla e ho podestà di ripigliarla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio (Giov. 10:17-18).
  • il prezzo del riscatto dell'uomo era stato profetizzato nel V. T. "E io dissi loro: "Se vi par bene, datemi il mio salario; se no, lasciate stare". Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d'argento (Zaccaria 11:12)”.
  • Giuseppe, figlio di Giacobbe, figura di Cristo, fu venduto a prezzo d'argento … "E come que' mercanti Madianiti passavano, essi trassero e fecero salire Giuseppe su dalla cisterna, e lo vendettero per venti sicli d'argento a quegl'Ismaeliti. E questi menarono Giuseppe in Egitto (Genesi 37:28)" e questo servì per la vita dei suoi fratelli.

 

L'argento è, quindi, simbolo (lucente) di riscatto, pagato per la nostra redenzione ma, poiché Gesù doveva riscattare la Sua sposa, il prezzo del riscatto doveva essere trenta sicli d'argento, come è scritto:

"se si tratta di una donna, la tua stima sarà di trenta sicli (Levitico 27:4)".

 

Nel cap. 27 del libro del Levitico e nel cap. 18 del libro dei Numeri il riscatto di una persona era valutato in sicli d'argento.

 

 

NOTE

7) (Menzionata come confine dei figli d'Ismaele; ved. Gen. 25:18)

8) Celebre regione aurifera  più volte citata nella Scrittura (I Re 22:49; I Cro. 29:4; Giob. 22:24; e 28:16; Sal. 45:9; Is. 13:12) L'ubicazione precisa di Ofir non è conosciuta. Alcuni l'hanno posta in Arabia, altri in India ed altri ancora in Africa Orientale. Si è detto che questa regione sia stata chiamata così da Ofir figlio di Jokthan, discendente di Sem, il cui territorio giaceva fra Mesha e Sefar, un monte in Oriente (Gen. 10:29,30).

9) Ricca contrada in Arabia sulle rive del Mar Rosso. La Regina di Sheba visitò Salomone (Ire 10:1-13 e IO Cro. 9:1-12). Erodoto dice che quel paese esalava un meraviglioso profumo di dolcezza. Il commercio dei profumi fece dei Sabei uno dei popoli più ricchi del mondo. Vi abbondavano pure le pietre preziose.

10)  Parvaim (regioni orientali) Ricorre una sola volta nella Scrittura (II Cro. 3:6). In tale zona fu prodotto l'oro utilizzato da Salomone per la costruzione del Tempio. Doveva appartenere alla regione di Ofir perché l'oro di Parvaim viene definito anche come oro di Ofir (I Cro. 29:4).

 

(continua ... )

 

Iddio ci benedica.

 

Le basi delle assi del tabernacolo.

Le assi del Tabernacolo sinaitico poggiavano su basi d'argento.

Anche i cristiani, rappresentati dalle assi, devono poggiare sulla redenzione che ci viene da Dio "E a lui voi dovete d'essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione," (I Corinzi 1:30) in Cristo Gesù "Poiché in Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione de' peccati, secondo le ricchezze della sua grazia (Efesini 1:7)".

 

I due incastri paralleli delle assi (ved. Es. 26:17) dovevano poggiare, anzi essere incastrati, su basi d'argento, "due basi sotto ciascun asse" (Es. 26:19; 36:26).

 

Se guardiamo a questi due incastri paralleli come ai nostri piedi, che dovrebbero sempre poggiare su solide basi, penso che, similmente, le nostre certezze (incastri paralleli del cuore e della mente) debbano poggiare esclusivamente su solide basi di redenzione.

Due basi, una per il cuore ed una per la mente; due basi, perché la nostra redenzione è stata compiuta da Gesù Cristo nel quale le due nature (umana e Divina) coesistevano.

 

Tutta la vita del cristiano è basata sulla redenzione: noi eravamo schiavi (del peccato) e siamo stati riscattati e liberati.

Leggiamo da Rom. 3:24,25

"… difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" .

 

Solo Gesù poteva redimerci, nessun altro; infatti è scritto:

"Nessuno però può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d'esso (Salmo 49:7)".

 

"E a lui voi dovete d'essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione (I Corinzi 1:30)”.

 

"Egli (Gesù) ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati; il quale è l'immagine dell'invisibile Iddio, il primogenito d'ogni creatura (Colossesi 1:13-15)”.

 

"appunto come il Figliuol dell'uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti ( Matteo 20:28)”.

 

"Poiché v'è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti… (I Timoteo 2:5,6)".

 

Noi siamo stati redenti poiché è stato pagato da Gesù un riscatto molto alto, il Suo sangue.

"Voi siete stati riscattati a prezzo; …" (I Corinzi  7:23) e, come dice Pietro, riscattati, "… col prezioso sangue di Cristo (I Pietro 1:18,19)".

Un riscatto enorme! Dobbiamo badare, però, come dice la Scrittura, che  "… la grandezza del riscatto non t'induca a fuorviare! (Giobbe 36:18)".

Ritorniamo, ora a considerare le basi d'argento delle assi del tabernacolo.

Possiamo anche considerare, se ci piace, le due basi come "i due Testamenti" che sono entrambi " Parola di Dio" e questa, fatta carne, è pur sempre Gesù Cristo.

Poggiando la nostra vita, con la nostra fede, sulla Parola di Dio, poggiamo sulla Verità perché la Parola di Dio è Verità … (Santificali nella verità: la tua parola è verità. Giovanni 17:17) e la Verità è Cristo Gesù, benedetto in eterno (Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giovanni 14:6).

 

Ogni cosa "vera" si riferisce a Cristo Gesù ed in Lui ha il suo scopo!

Il Signore Gesù ci ha redenti e ci ha dato la Sua Parola che deve diventare anche in noi carne.

Noi, che siamo terra, possediamo questo tesoro. 

Per questo nella scrittura veniamo definiti "vasi di terra", è scritto:

Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi (II Corinzi 4:7).

 

La Parola del Signore è pura, affidata a noi per la redenzione per chi l'accetta, leggiamo:

Le parole dell'Eterno son parole pure, sono argento affinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte (Salmi 12:6).

 

Iddio rivoleva l'oro e l'argento che era Suo, perciò dice:

Mio è l'argento e mio è l'oro, dice l'Eterno degli eserciti (Aggeo 2:8).

La parola "riscattare" significa "pagare per riavere ciò che prima si possedeva", e noi appartenevamo a Dio che ci aveva preconosciuti (Ved. Rom. 8:29,30).

 

Noi abbiamo la redenzione dell'anima ed aspettiamo quella del corpo, come è scritto:

Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo (Romani 8:22,23).

Ed in quest'attesa Iddio prova ed affina i Suoi riscattati per il Suo scopo, troviamo scritto, infatti:

“Poiché tu ci hai provati, o Dio, ci hai passati al crogiuolo come l'argento (Salmi 66:10)”

 

"Togli dall'argento le scorie, e ne uscirà un vaso per l'artefice (Proverbi 25:4)”

"Egli si sederà, affinando e purificando l'argento; e purificherà i figliuoli di Levi, e li depurerà come si fa dell'oro e dell'argento, ed essi offriranno all'Eterno offerte con giustizia (Malachia 3:3)".

 

Per questo dobbiamo considerare momentanea, superabile e di grande utilità spirituale ogni afflizione:

"Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria (II Corinzi 4:17)”

 

"ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e la esperienza speranza (Romani 5:3,4)”.

 

Attenzione!!!

I redenti che rifiutano la correzione del Signore …"Saranno chiamati: argento di rifiuto, perché l'Eterno li ha rigettati (Geremia 6:30)”.

 

A colui che non accetta la correzione il Signore dirà:

"Ecco, io t'ho voluto affinare, ma senza ottenere argento, t'ho provato nel crogiuolo d'afflizione (Isaia 48:10)”.

 

Dice San Giacomo:

"Beato l'uomo che sostiene la prova; perché, essendosi reso approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che l'amano (Giacomo 1:12)”.

 

Continuando l'esame dei metalli, al terzo posto troviamo il rame.

 

Il rame

Terzo metallo chiesto Da Dio in offerta per il Suo Santuario, esso lega magnificamente con i primi due (oro ed argento).

 

La parola "rame" è la traduzione di quella ebraica "nehosheth" e di quella greca ""chalkos".

La Bibbia ci dice che esso si estraeva per fusione dal minerale grezzo estratto dalla terra (Ved. Deut. 8:9: Giob. 28:2).

 

I Caldei e gli Egiziani conoscevano questo metallo sin dal IV° / V° millennio a. C.

Esistono ancora oggi nel Libano e nel paese di Edom vestigia di antiche fonderie di rame. Nei tempi biblici ci si procurava il rame soprattutto nella penisola del Sinai, a Cipro, a Mescec e a Tubal (Ved. Ez. 27:13).

 

Il rame è, come l'oro e l'argento, duttile, malleabile e di ottima conducibilità elettrica e termica.

 

Nelle diverse versioni bibliche si parla a volte di rame ed a volte di bronzo poiché, come sappiamo, il bronzo è una lega di rame e di stagno.

 

Il rame, a seconda dell'uso, veniva impiegato puro o in leghe.

 

Con il rame e leghe da esso ottenute si fabbricavano utensili come vasi, pale, bacinelle, bracieri, cucchiai, smoccolatoi (Ved. Es. 38:3; Num. 16:39; Ger. 52:18) ed anche armature e le parti che le componevano come elmi, cotte di maglia, gambiere, scudi, punte di lance e archi (Ved. II Sam. 21:16; 22:35; II Cron. 12:10)

 

Il rame serviva anche per fabbricare catene, specchi, porte di città, strumenti musicali, idoli, e più tardi, monete (Ved. Es. 38:8; II Re 25:7,13; Is. 45:2; Matt. 10:9; I Cor. 13:1; Apo. 9:20).

 

Il rame entrò a far parte di numerosi oggetti del Santuario sinaitico e poi del Tempio di Gerusalemme (Ved. I Re 7:41-46; II Cron. 4:1-17).

La percentuale di altri metalli nelle leghe di rame, e per gli usi in appresso indicati, è attualmente:

Campane          Rame      +       18-25%   di stagno

Specchi            Rame      +       30-33%   di stagno

Statue              Rame      +       zinco e piombo in     piccole    quantità.

 

Il rame, all'aria, si ossida molto lentamente, non viene intaccato dall'acqua e dagli acidi organici non ossidanti.

 

Nell'atmosfera umida, il rame, si ricopre di una leggera patina di ossido rameoso che si trasforma in una patina verdastra di solfato basico di rame e carbonato (anche cloruro) basico di rame che lo protegge.

 

Il rame (o bronzo) era considerato ottimo per la costruzione di oggetti particolarmente capaci di sonorità, durezza, resistenza e inattaccabilità dagli agenti esterni.

 

Le campane riproducono ciascuna il proprio suono forte, immutabile e costante nel tempo.

Il rame è, quindi, simbolo di forza e costanza.

 

Per queste sue caratteristiche si può vedere il rame come simbolo dell'immutabilità e fedeltà di Dio nelle Sue promesse e della Sua protezione.

 

Gesù ci disse:

"Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre" (Giovanni 10:29).

 

Notiamo che il terzo metallo, il rame, entrerà a far parte del tabernacolo esclusivamente per le basi delle cinque colonne poste all'ingresso a significare che si entra nel luogo santo attraverso ciò che poggia sulle stabili promesse di Dio.

 

Il legno di Sittim.

Il legno da impiegare nella costruzione del santuario (tabernacolo compreso) doveva essere quello di Sittim.

Sittim in ebraico significa "acacie".

Il solo albero che si trovi oggi nel deserto arabico è il Seyal (Acacia seyal). I più grossi esemplari (di esso) sono stati distrutti per farne carbone o altro.

È probabile che, anticamente, questi alberi, fossero numerosi nella penisola arabica.

Il Seyal è un albero spinosissimo che da lontano somiglia al nostro melo ma con foglie a fronda e piccole palline gialle di fiorami fibrosi cui succedono baccelli simili a quelli del carrubo. Il suo legno è di grana compatta, duro, di color bruno e si adatta bene ai lavori di ebanisteria. Da tagli, praticati nei tronchi e nei rami di questa (o di due altre) specie di acacia, si raccoglie la gomma arabica.

Per il suo composto resinoso questo legno risulta inattaccabile dalle tarme o altri insetti e difficilmente marcescibile.

Avendo questi requisiti, il legno di acacia, da impiegare nella costruzione del tabernacolo, assume spiritualmente il significato della croce di Cristo.

Per quella croce i credenti assumono le caratteristiche di quel legno, l'incorruttibilità e l'immarcescibilità (come vedremo esaminando le assi del tabernacolo):

La prima, per mezzo del rivestimento di Cristo e la seconda per la vittoria di Cristo sulla morte.

 

La Scrittura c'insegna…:

"… ma rivestitevi del Signor Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze (Rom. 13:14)”.

 

Le cinque colonne poste all'ingresso del tabernacolo.

Le cinque colonne, come le assi e le traverse, dovevano essere dello stesso legno di acacia e rivestite in oro. I chiodi per le colonne erano di oro.

Allo scopo di non spezzare troppo l'esame del significato spirituale delle varie cose che costituivano il tabernacolo, vediamo, per il momento, solo la simbologia delle cinque colonne rivestite d'oro della "portiera" per l'ingresso nel luogo santo, il primo sotto la tenda (Ved. Es. 26:36 e Es. 36:37)

Il numero cinque ci parla:

1.    delle dita della mano dell'uomo, per indicare le opere che questi deve compiere in Cristo (perciò, "rivestite d'oro");

2.    delle dita della mano di Zerach (il cui nome significa "sorgere di luce"), mano che fuoriuscì precedendo la nascita del fratello Perets e poi rientrò per nascere come secondogenito (ved. Gen. 38:27-30) - molto potremmo dire di questa mano e del laccio rosso  con cui fu legata, simbolo di Cristo (e del Suo sangue) che nacque secondo, dopo Adamo, pur essendo il primo!

3.    delle dita della mano di Giacobbe che teneva il calcagno di Esaù (anch'essa simbolo dell'opera di Cristo che soppiantò quella di Adamo).

Per entrare nel luogo santo bisogna passare per Cristo, in Cristo e con Cristo.

 

ALTRI MATERIALI IMPIEGATI.

(seguendo il testo masoretico - Es. 35:6-9)

 

(Stoffe di color)

v,6 violaceo, porpora, scarlatto doppio, e bisso (lino grezzo) ritorto,

pelo di capra

v.7 e pelli di montone tinte in rosso e

pelli violacee,

legni immarcescibili, ………(abbiamo già visto il loro impiego per le tavole e le traverse)

v.8 olio per l'illuminazione,

balsami per

unguenti e per

l'incenso aromatico, (Nel testo dei Settanta manca questo versetto 8)

v.9 pietre d'onice, pietre da incastonare per l'Efod e per il pettorale.

 

Cominciamo a considerare le stoffe, il loro colore ed il loro impiego per ricavare il significato spirituale.

 

Nello specificare l'impiego delle stoffe, relativamente al tabernacolo, Iddio dice:

Farai poi il tabernacolo di dieci teli di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati (Es. 26:1).

 

C'è da notare che solo nella costruzione del Tabernacolo (come prima copertura che si vedeva solo dall'interno perché, a sua volta, coperta con altri teli), il "fin lino ritorto" viene indicato prima degli altri teli colorati impiegati ed ai quali era unito "violaceo, porporino e scarlatto" (ved. Es. 26:1; 36:8).

 

Tutte le altre volte l'ordine con cui vengono enunciati è il seguente:

1) violaceo;

2) porpora;

3) scarlatto (scarlatto doppio, come lo definisce il testo masoterico) ;

4) fin lino ritorto (o "bisso", secondo il testo masoterico)

 

Teli di lino fino ritorto.

 

Il lino.

Pianta tessile, appartenente alla famiglia delle Linacee, che da una fibra molto pregiata, con fusto sottile ed eretto (da 70 a 140 cm.), i fiori sono bianchi o celesti con 5 petali e 5 sepali (Nota 11); la corolla è dialipetala (Nota 12). Ciascun fiore dà generalmente 10 semi piccoli, oviformi, lucenti, schiacciati di color giallo bruno oppure verdastro, ricchi di olio.

Adattabile a qualsiasi tipo di terreno, preferisce quelli ricchi di acqua e freschi.

Una volta raccolta tramite estirpazione, il frutto si separa dal resto della pianta attraverso il decapsulamento, segue poi la macerazione in acqua, preferibilmente fresca e corrente, quindi si procede alle altre operazioni quali la gramolatura (Nota 13) e la stigliatura (Nota 14) al fine di ottenere il tiglio (lunghi filamenti bianchi, fibra usata per i tessuti).

Originario dell'area mesopotamica il "linum usitatissimum" era coltivato circa 5000 anni fa nella regione compresa fra il golfo Persico, il mar Caspio e il mar Nero.

In Egitto era usato per la fasciatura delle mummie, negli altri paesi per abiti sacerdotali, vele delle navi e cordami.

 

Il bisso.

È un particolare tessuto di lino, leggerissimo, trasparente e di particolare candore.

 

Simbologia del "lino" o "bisso ritorto".

 

Appare evidente la somiglianza di questa umile pianticella con Cristo.

Vediamola nei particolari:

 

LA PIANTA DEL LINO:  Statura modesta

LA PERSONA DI CRISTO GESÙ:  

"Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice ch'esce da un arido suolo; non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare (Isaia 53:2)”.

Fiori bianchi

 

LA PIANTA DEL LINO: Fiori bianchi 

LA PERSONA DI CRISTO GESÙ:

Il fiore indica nella Scrittura la forza, la giovinezza e la gloria dell'uomo: "Poiché Ogni carne è com'erba, e ogni sua gloria come il fior dell'erba. L'erba si secca, e il fiore cade (I Pietro 1:24)".

Il fiore per eccellenza è Gesù, come è detto nella Scrittura:

"Io sono la rosa di Saron, il giglio delle valli (C. dei Cantici 2:1)”.

Il bianco si addice in tutti i modi a Gesù, unico senza peccato.

Nel Cantico dei Cantici Egli è definito così:

"L'amico mio è bianco e vermiglio, e si distingue fra diecimila (C. dei Cantici 5:10)”.

 

LA PIANTA DEL LINO: Fiori celesti

LA PERSONA DI CRISTO GESÙ:

La natura divina di Gesù ci consente di definire la Sua gloria "celeste"

 

LA PIANTA DEL LINO: 5 petali

LA PERSONA DI CRISTO GESÙ:

Il numero 5 ci ricorda quello delle dita della mano e dei sensi dell'uomo e quindi le sue opere.

Come i petali costituiscono la corolla del fiore, così le opere dell'uomo costituiranno la corona che riceverà per il servizio reso a Dio. L'unico uomo ad aver operato e servito perfettamente Dio.

"… Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita (Apocalisse 2:10)”.

Gesù ha ben guadagnato la corona:

"E vidi ed ecco una nuvola bianca; e sulla nuvola assiso uno simile a un figliuol d'uomo, che avea sul capo una corona d'oro, e in mano una falce tagliente (Apocalisse 14:14)”.

 

 

LA PIANTA DEL LINO: 5 sepali

LA PERSONA DI CRISTO GESÙ:

Nella sua doppia natura umana e divina Gesù, a somiglianza di un fiore ha i suoi 5 sepali (la parte del Suo corpo di carne) che racchiudono e sostengono il calice che è la parte interiore, spirituale e divina.

Anche in questo caso cinque come le dita della mano ed i sensi dell'uomo che concorrono alle opere in eguale misura e contemporaneamente allo spirito.

Le opere infatti valgono se fatte con amore.

 

LA PIANTA DI LINO: Corolla dialipetala

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

I petali liberi significano opere che non dipendono dalla carne o da altra schiavitù ma sono fatte nella libertà dello spirito.

In tal modo Gesù ha compiuto le Sue opere durante la Sua vita terrena.

 

LA PIANTA DI LINO: 10 semi

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Il numero 10, nella Scrittura è in relazione con la Legge di Dio (i 10 comandamenti) che in Cristo e nei suoi discepoli portano il loro frutto spontaneamente.

Gesù Cristo ha adempiuta tutta la Legge.

 

LA PIANTA DI LINO: Semi lucenti

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

La lucentezza dei semi spirituali è evidente poiché traspare dal volto di Cristo "Or Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Giov. 8:12)”.

e dei cristiani:

"Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta (Matteo 5:14)”.

 

"Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è ne' cieli (Matteo 5:16)”.

 

LA PIANTA DI LINO: Semi giallo bruno

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Il giallo-bruno dell'oro ci ricorda la gloria di Cristo che si trasmette anche alle Sue pecore per il seme della Parola:

"Quando vi siete riposati tra gli ovili, le ali della colomba si son coperte d'argento, e le sue penne hanno preso il giallo dell'oro (Salmo 68:13)”.

 

LA PIANTA DI LINO: Semi ricchi di olio

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Gesù è il seme divino caduto dal cielo in terra e morto per dare frutto alla gloria di Dio:

"In verità, in verità io vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore, produce molto frutto (Giov. 12:24)”.

Gesù è il Cristo (l'unto) di Dio:

"Tu hai amata la giustizia e hai odiata l'iniquità; perciò Dio, l'Iddio tuo, ha unto te d'olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni (Ebrei 1:9)”.

Il seme della Parola è ricco di olio dell'unzione divina che si riversa sui credenti: "Quanto a voi, avete l'unzione dal Santo, e conoscete ogni cosa (I Giovanni 2:20)”.

 

LA PIANTA DI LINO: Si adatta a qualsiasi tipo di terreno

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Gesù è nato e vissuto nella parte più bassa ed arida della terra. Si manifesta e cresce nel cuore di chiunque lo voglia.

 

LA PIANTA DI LINO: Preferisce i terreni ricchi di acqua e freschi

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Ha sempre preferito la frescura spirituale ed è stato sempre ripieno d'acqua viva per chi ne volesse bere.

 

LA PIANTA DI LINO: È raccolta tramite estirpazione

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Egli è stato strappato dalla terra:

"Dall'oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch'egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo? (Isaia 53:8)".

 

LA PIANTA DI LINO: Si separa il frutto dalla pianta

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Per ottenere ed offrire il frutto del tormento dell'anima sua, Egli si separò dal Suo corpo.

"… Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l'opera dell'Eterno prospererà nelle sue mani. Egli vedrà il frutto del tormento dell'anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità (Isaia 53:10,11)”.

 

LA PIANTA DI LINO: Macerata in acqua fresca e corrente

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Macerò il Suo corpo nella fresca e corrente acqua della Parola di Dio, cioè, in Lui la Parola divenne carne.

 

LA PIANTA DI LINO: Gramolatura e stigliatura

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Il Suo corpo fu flagellato, lacerato e sfibrato:

"Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità;  il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione (Isaia 53:5)”.

 

LA PIANTA DI LINO:Tiglio, fibbre bianche per il tessuto.

FIGURA DI CRISTO GESÙ:

Le Sue opere, alla fine della Sua vita terrena, hanno dato il bianco tiglio per il tessuto splendido del suo vestito fatto di "fin lino ritorto".

 

 

La gramolatura, simbolo della crocifissione.

 

Come è specificato nella nota 14, la gramolatura viene effettuata mediante due legni che ci parlano della croce di Gesù: infatti, come le fibre tessili bianche del lino vengono separate dai legni della gramola così  per mezzo dei legni della croce lo spirito di Gesù è stato separato dal corpo.

 

Il termine ritorto che specifica il lino da utilizzare ci indica la mortificazione della carne e la vittoria dello spirito di Gesù per la nostra salvezza.

La vita di Cristo Gesù deve riflettersi anche Sui credenti poiché il tempo passa velocemente ed è sempre troppo poco per sprecarlo inutilmente.

L'Apostolo Paolo ci dice:

"Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l'essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell'esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce.

Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome (Filippesi  2:5-9)”.

 

Iddio ci dice:

"I giorni dell'uomo son come l'erba; egli fiorisce come il fiore del campo; se un vento gli passa sopra ei non è più, e il luogo dov'era non lo riconosce più.

Ma la benignità dell'Eterno dura ab eterno e in eterno sopra quelli che lo temono, e la sua giustizia sopra i figliuoli de' figliuoli di quelli che osservano il suo patto e si ricordano de' suoi comandamenti per metterli in opra (Salmo 103:15-18)”.

 

Dobbiamo ricordare che:

"Ma prima della mèsse, quando la fioritura sarà passata e il fiore sarà divenuto grappolo formato, Egli taglierà i tralci con delle roncole, torrà via e reciderà i pampini (Isaia 18:5)”.

Anche noi dobbiamo sempre riflettere nelle nostre vesti (opere) quel bianco di Cristo ed avere l'olio della Sua unzione, perciò dice la Scrittura:

"Siano le tue vesti bianche in ogni tempo, e l'olio non manchi mai sul tuo capo (Eccl. 9:8)”.

Nel "fino lino ritorto" possiamo vedere Cristo nelle vesti di "servo sofferente e perfetto"

Abbiamo brevemente considerato il tessuto di "fin lino ritorto", ora meditiamo sugli altri.

 

Note

11) Foglie che formano il calice.

12) Con petali liberi.

13) Operazione con cui si separano le fibre tessili da quelle legnose per mezzo della gramola (strumento composto da due legni, uno a canale e uno a coltello, per maciullare il lino.

14) Operazione con le stesse finalità della gramolatura che si avvale di una macchina composta da due cilindri scanalati rotanti.

 

(Continua ... )

Iddiio ci benedica.

 

Teli di filo di color violaceo (celeste).

Il color violaceo richiama il colore del cielo che va dal celeste fino al più profondo violaceo. Questo a significare che dobbiamo guardare alle profondità celesti.

Non è facile saper guardare e distinguere spiritualmente questo colore!

Vedere il violaceo vuol dire vedere Iddio.

Filippo, Apostolo di Gesù, aveva in se questo desiderio insoddisfatto e Gesù gli disse:

"… Da tanto tempo sono con voi e tu non m'hai conosciuto, Filippo? Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre? (Giov. 14:9)".

Bisogna "saper vedere" questo colore! Anche oggi.

In Cristo vediamo la Divinità.

Nell'uomo lo spirito dato da Dio.

 

 

Teli di filo di color porporino.

Il color porpora è il connubio del violaceo con lo scarlatto nelle giuste proporzioni.

Da questa prima considerazione possiamo capire che l'uomo è fatto di materia (corpo, simboleggiato dal color rosso – Edom-) nella quale esiste uno spirito (il celeste).

Per l’anima, essenza vivente, operante e libera dell'essere creato, troveremo in seguito un colore.

Consideriamo la nascita dell'uomo così come ce la descrive la Scrittura:

"E l'Eterno Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l'uomo divenne un'anima vivente (Genesi 2:7)”.

Come abbiamo letto, il soffio dello spirito di Dio sulla terra plasmata (carne) produsse "un'anima" vivente cioè l'uomo.

 

La creazione dell'uomo e la sua investitura a Re.

"E Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.

E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento (Genesi 1:27-29)”.

Quest'anima è stata creata da Dio per essere Re sulla terra.

Ecco che ora possiamo assegnare all'anima di questo uomo-Re il giusto colore, il porpora (colore derivante dalla miscelazione del rosso e del celeste).

 

Ma sappiamo che Adamo non seppe essere Re, depose, assieme alla sua obbedienza a Dio, anche il manto color porpora di Re.

 

Il "porporino", quindi, definisce "l'uomo Re" nel suo insieme, e Cristo è il vero uomo ed il vero Re.

Non a caso nella Scrittura troviamo …:

"Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l'uomo! (Giov. 19:5)".

Pilato non credette a quello che gli aveva detto Gesù in risposta alla sua domanda: ”Sei Re?”:

"Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità (Giovanni 18:37).

Pilato non conosceva le profezie intorno al Re d'Israele.

"Esulta grandemente, o figliuola di Sion, manda gridi d'allegrezza, o figliuola di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d'asina. (Zaccaria 9:9)".

 

Per questo Pilato riconobbe solo l'uomo in Gesù, non aveva gli occhi aperti dalle Scritture per vedere il Re (per i credenti simboleggiato dal color porpora).

 

 

Teli di filo color scarlatto (o "scarlatto doppio" - come dice il testo masoterico).

Questo colore ci richiama alla mente il colore del sangue e del fuoco.

L'aggettivo "doppio" ci porta a considerare che sia il sangue che il fuoco possono essere considerati con un duplice significato.

 

Poiché la Scrittura è per l'uomo, se ci riferiamo al sangue (intendendo per tale la vita dell'uomo) possiamo considerare che questo può e deve essere dato per gli altri, come dice Parola: "Noi abbiamo conosciuto l'amore da questo: che Egli ha data la sua vita per noi; noi pure dobbiam dare la nostra vita per i fratelli (I Giov. 3:16)”, oppure versato in omicidio, come fece Caino con Abele.

Così abbiamo un duplice significato per il sangue:

-             il primo sangue è salvezza (quello dato);

-             il secondo perdizione (fatto versare agli altri).

Con il primo si entra nel tabernacolo, con il secondo nell'inferno.

Gesù ci ha dato l'esempio, ha usato il Suo sangue per noi.

 

Nel sacrificio di Gesù vediamo un sangue prezioso versato per noi, quello del Re dei Re.

 

Consideriamo: nel capitolo 63 del profeta Isaia troviamo scritto:

"Chi è questi che giunge da Edom, da Botsra, in vestimenti splendidi? questi, magnificamente ammantato, che cammina fiero nella grandezza della sua forza?" - "Son io, che parlo con giustizia, che son potente a salvare".

 

“Perché questo rosso nel tuo manto, e perché le tue vesti son come quelli di chi calca l'uva nello strettoio? (Isaia 63:1,2) "

 

La figura che "giunge da Edom, da Botsra, in vestimenti splendidi" è chiaramente Cristo il Signore e, come abbiamo letto, nel manto porta un colore, il rosso, quello del Suo sangue.

 

"Edom" in ebraico significa "rosso", "sangue" (mentre Botsra significa fortezza; nel testo ebraico è riportato "Bosor" che con il suo significato di "carne" meglio definisce il personaggio come "proveniente dalla carne" che ha versato il Suo sangue).

 

Dal libro dell'Apocalisse leggiamo ancora:

Poi vidi il cielo aperto ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia.

E i suoi occhi erano una fiamma di fuoco, e sul suo capo v'eran molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui.

Era vestito d'una veste tinta di sangue, e il suo nome è: la Parola di Dio.

Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed eran vestiti di lino fino bianco e puro.

E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell'ardente ira dell'Onnipotente Iddio.

E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI  (Apoc. 19:11-16).

 

Anche in questa visione, come abbiamo letto, il Signore, che appare come Re dei Re, porta una veste tinta di sangue (e ciò ci richiama ancora il colore rosso) che ha legittimato sulla terra, con il Suo sacrificio, il titolo di Re.

Lo scarlatto, con riferimento al fuoco, può essere visto con il duplice significato di:

1.     fuoco che illumina, rischiara la via e purifica, bruciando solo ciò che non piace a Dio;

2.     fuoco che brucia e divora gli empi.

 

Di questi abbiamo diversi riferimenti nella Scrittura, vediamone alcuni:

 

Per i redenti.

 (illuminare e rischiarare la via)

 

-             E l'Eterno andava davanti a loro: di giorno, in una colonna di nuvola per guidarli per il loro cammino; e di notte, in una colonna di fuoco per illuminarli, onde potessero camminare giorno e notte (Esodo 13:21).

-             E li conducesti di giorno con una colonna di nuvola, e di notte con una colonna di fuoco per rischiarar loro la via per la quale dovean camminare (Nehemia 9:12).

 

(affinare, perfezionare)

E metterò quel terzo nel fuoco e lo affinerò come si affina l'argento, lo proverò come si prova l'oro; essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò; io dirò: "E' il mio popolo! Ed esso dirà: "L'Eterno è il mio Dio! (Zaccaria 13:9).

 

Per gli empi, nemici di Dio:

 

-             E Mosè stese il suo bastone verso il cielo; e l'Eterno mandò tuoni e grandine, e del fuoco s'avventò sulla terra; e l'Eterno fece piovere grandine sul paese d'Egitto (Esodo 9:23).

 

-             Tu li metterai come in una fornace ardente, quando apparirai; l'Eterno, nel suo cruccio, li inabisserà, e il fuoco li divorerà (Salmi 21:9).

 

-             Un fuoco lo precede e consuma i suoi nemici d'ogn'intorno (Salmi 97:3).

 

-             E quando gli adoratori usciranno, verranno i cadaveri degli uomini che si son ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore ad ogni carne (Isaia 66:24).

 

-             Egli ha il suo ventilabro in mano, e netterà interamente l'aia sua, e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma arderà la pula con fuoco inestinguibile (Matteo 3:12).

 

-             Allora dirà anche a coloro della sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli! (Matteo 25:41).

 

-             in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù (II Tessalonicesi 1:8).

 

-             E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli (Apocalisse 20:10).

 

-             ma quanto ai codardi, agl'increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda (Apocalisse 21:8).

 

A conferma che il fuoco destinato agli empi distrugge, divora ma non brilla, leggiamo il seguente versetto:

-             Sì, la luce dell'empio si spegne, e la fiamma del suo fuoco non brilla (Giobbe 18:5).

 

(Mi rendo conto di aver messo più riferimenti per questo fuoco che divora gli avversari di Dio, ma penso non sia male far riflettere un po' di più sulle conseguenze di una nostra scelta sbagliata!)

Gesù è venuto a portare sulla terra il buon fuoco che rischiara la via e brucia i vizi affinché l'uomo non semini le virtù fra le spine.

Io son venuto a gettare un fuoco sulla terra; e che mi resta a desiderare, se già è acceso? (Luca 12:49).

 

Il fuoco che deve bruciare nel nostro cuore per offrire a Dio un sacrificio di odor soave è l'Amore.

È scritto:

E farai fumare tutto il montone sull'altare: è un olocausto all'Eterno; è un sacrifizio di soave odore fatto mediante il fuoco all'Eterno (Esodo 29:18).

 

È Cristo che deve vivere in noi per "far fumare il montone sacrificale di Abramo" sull'altare del nostro cuore" (Cfr. Gen 22:13)

 

Un amore non carnale, terreno o dovuto a semplice riconoscenza, ma quello puro e sublime donatoci da Dio che si chiama Carità.

Bisogna che questo fuoco, questo Amore, scenda anche in noi come sui primi discepoli:

 

E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro (Atti 2:3)

 

Questi colori (violaceo, porpora, scarlatto e bianco – ved.  Esodo 35:6) si trovavano su tutti i teli del tabernacolo.

Nelle quattro specie di teli possiamo vedere così (a mio avviso) i quattro aspetti di Gesù presentati negli evangeli, cioè:

1.     Re   (come lo presenta Matteo)      - Porpora

2.     Servo sofferente  (  "   "  " Marco) - Lino ritorto

3.     Uomo perfetto  (  "  "   "    Luca)     -  Rosso (scarlatto)

4.     Figliuolo di Dio  (  "   "   "   Giovanni) – Violaceo

 

Se ci fossimo attenuti all’ordine in cui sono citati i colori dei teli nel Vecchio Testamento avremmo dovuto ordinare i 4 Vangeli nel modo seguente:

1.     Giovanni  (violaceo)

2.     Matteo     (porpora)

3.     Luca         (scarlatto)

4.     Marco       (bianco – lino ritorto).

 

Una considerazione che possiamo fare è che il porpora è nominato sempre fra il celeste e lo scarlatto e ciò ci fa capire (sapendo che esso è il connubio fra i due ultimi) che nell'uomo, affinché sia Re (porpora) si debbono fondere la natura umana (rosso) e quella divina (celeste).

Adamo, anche se creato per essere Re, con la sua disobbedienza non ne fu degno, Gesù con la Sua obbedienza fino al sacrificio estremo dimostrò di esserlo.

 

Abbiamo considerato i materiali impiegati nella costruzione del santuario ed, in particolare, il significato spirituale degli stessi  e la simbologia dei vari colori.

 

Ora meditiamo sulla realizzazione del santuario ad iniziare dal tabernacolo (comprese le cose contenute in esso).

 

IL TABERNACOLO

 

Lettura da: Esodo

26:1 Farai poi il tabernacolo di dieci teli di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati.

26:2 La lunghezza d'ogni telo sarà di ventotto cubiti, e la larghezza d'ogni telo di quattro cubiti; tutti i teli saranno d'una stessa misura.

26:3 Cinque teli saranno uniti assieme, e gli altri cinque teli saran pure uniti assieme.

26:4 Farai de' nastri di color violaceo all'orlo del telo ch'è all'estremità della prima serie; e lo stesso farai all'orlo del telo ch'è all'estremità della seconda serie.

26:5 Metterai cinquanta nastri al primo telo, e metterai cinquanta nastri all'orlo del telo ch'è all'estremità della seconda serie di teli: i nastri si corrisponderanno l'uno all'altro.

26:6 E farai cinquanta fermagli d'oro, e unirai i teli l'uno all'altro mediante i fermagli, perché il tabernacolo formi un tutto.

 

 

I DIECI TELI DI COPERTURA DEL TABERNACOLO.

 

Dalla lettura del libro dell'Esodo (Es. 26:1-6 ed Es. 36:8-13) sappiamo che i teli che formavano il tabernacolo erano 10 ed erano fatti "di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati

Sappiamo inoltre che:

La lunghezza d'ogni telo era di ventotto cubiti e la larghezza di quattro cubiti; tutti i teli erano d'una stessa misura.

Cinque teli erano uniti assieme, e gli altri cinque teli pure uniti assieme. (ved Es. 26:2,3 e 36:9,19)

Pur avendo le dimensioni ed altre indicazioni per la loro realizzazione, non abbiamo però certezza (a meno di rivelazioni da parte del Signore) sulla loro effettiva messa in opera.

Come ci viene insegnato dalla Scrittura:

"Le cose occulte appartengono all'Eterno, al nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figliuoli, in perpetuo, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge (Deuteronomio 29:29)”.

Ci atterremo, quindi, solo a quelle rivelate da Dio.

Avendo già considerato la qualità del tessuto impiegato ed il significato dei colori ora possiamo meditare sulla simbologia numerica contenuta nella descrizione dei teli.

Il primo numero da considerare è il 10, infatti 10 erano i teli che contribuivano, con gli altri materiali, a formare il tabernacolo.

Il numero 10 ci richiama alla mente i 10 comandamenti, cioè la legge di Dio.

Da questo paragone ci viene il primo insegnamento cioè chi vive in Dio vive nella Sua legge.

Non si può far parte del tabernacolo se non si vive in questa legge.

 

È vero che siamo tutti peccatori ma è anche vero che non dobbiamo più vivere nel peccato, anzi, come dice la Scrittura:

"Procacciate pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore (Ebrei 12:14).

San Paolo ci ricorda:

" … come già prestaste le vostre membra a servizio della impurità e della iniquità per commettere l'iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione (Romani 6:19)”.

Leggiamo i seguenti versetti:

"Ma ora, essendo stati affrancati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione, e per fine la vita eterna (Romani 6:22)”.

"Poiché dunque abbiam queste promesse, diletti, purifichiamoci d'ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timor di Dio! (II Corinzi 7:1)”.

"Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione (I Tessalonicesi 4:7)”.

Se abbiamo accettato di vedere Cristo nei teli del tabernacolo, anche in noi, se facciamo parte di quei teli, si deve vedere Cristo e …

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove (II Corinzi 5:17)”.

Come abbiamo letto, se siamo in Cristo, siamo diventati "teli" nuovi e possiamo appartenere al tabernacolo di Dio.

Chi dobbiamo ringraziare se questo è avvenuto? Ancora una volta ce lo dice la Scrittura:

"E a lui voi dovete d'essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione (I Corinzi 1:30)”

 

"Ma noi siamo in obbligo di render del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità (II Tessalonicesi 2:13)

 

La misura (in cubiti) di ciascuno dei 10 teli era:  28 di lunghezza x 4 di larghezza.

Uniti assieme per la loro lunghezza misuravano: 28 x 40.

Il numero 28 è formato da 7 x 4.

Il 7 è il numero:

-         della perfezione di Dio - 7 Spiriti di Dio (Ap. 3:1; 4:5; 5:6;); 

-         del tempo, eternità (Gen. 2:2);

ed anche:

-         del tempo (attuale) di santificazione (Es. 29:37);

-         del tempo di consacrazione ( Lev. 8:33);

-         della pazienza (Gen. 7:4; 8:10; 8:12);

Il 4 è simbolo:

-         dell'età presente (le quattro stagioni, le fasi lunari);

-         universalità dell'amore di Dio; (4 punti cardinali);

-         giustizia, perfezione e imparzialità di Dio; (4 volti dei cherubini Ez. 1:10);

-         grazia di Dio – evangeli (quattro capi del lenzuolo At. 10:11);

-         aspetti di Gesù Cristo (come abbiamo già visto per i colori dei teli);

il numero 40 (10 teli x 4 cubiti) è il numero della prova:

-         40 gg. il diluvio (Gen 7:12);

-         40 gg. Mosè sul monte Sinai (Es. 24:18);

-         40 gg. Prova di Gesù (Mat. 4:2 Mr. 1:13; Lc. 4:1);

-         40 gg. esplorazione del paese di Canaan (Num. 13 25);

-         40 anni prova d'Israele nel deserto (at. 7:36);

-         40 gg. presenza di Gesù risorto sulla terra (At. 1:3);

I 10 teli erano uniti in due serie (di 5 teli ciascuno) entrambe riunite per mezzo di 50 nastri di color violaceo posti all'estremità di ciascuna serie che si legavano fra di loro a 50 fermagli d'oro.

Se vogliamo possiamo vedere nelle 2 serie di teli i due popoli (Ebrei e Gentili) riuniti in Cristo.

Dice San Paolo:

"Poiché è lui ch'è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto un solo ed ha abbattuto il muro di separazione" (Efesini 2:14)

 

Cinque teli che si uniscono ad altri cinque teli, come le dita di una mano che stringono quella di un'altra! Ed il loro vincolo è santificato da un fermaglio d'oro, la promessa di Cristo, la Sua grazia e la Sua gloria.

 

Il numero 50 (dei nastri su ciascuna serie di teli e dei 50 fermagli) ci ricordano:

-         l'inizio della chiesa - Pentecoste ( 50 gg. dopo Pasqua – Lev. 23:16);

-         la benedizione per la consacrazione (Lev. 27:16);

-         l’anno giubilare – affrancamento (Lev. 25:10).

 

Ciascuno di noi, guidato dallo Spirito Santo, può trovare meravigliose applicazioni spirituali considerando l'infinita simbologia spirituale di questi numeri.

 

Questi teli ricoprivano tutto il tabernacolo lasciando scoperta solo la parte anteriore per la quale Dio ordinò una portiera.

Sopra questi teli Iddio chiese una ulteriore copertura.

 

(Continua … )

Iddio ci benedica.

TENDA DI COPERTURA

Lettura da: Esodo

26:7 Farai pure dei teli di pel di capra, per servir da tenda per coprire il tabernacolo: di questi teli ne farai undici.

26:8 La lunghezza d'ogni telo sarà di trenta cubiti, e la larghezza d'ogni telo, di quattro cubiti; gli undici teli avranno la stessa misura.

26:9 Unirai assieme, da sé, cinque di questi teli, e unirai da sé gli altri sei, e addoppierai il sesto sulla parte anteriore della tenda.

26:10 E metterai cinquanta nastri all'orlo del telo ch'è all'estremità della prima serie, e cinquanta nastri all'orlo del telo ch'è all'estremità della seconda serie di teli.

26:11 E farai cinquanta fermagli di rame, e farai entrare i fermagli nei nastri e unirai così la tenda, in modo che formi un tutto.

26:12 Quanto alla parte che rimane di soprappiù dei teli della tenda, la metà del telo di soprappiù ricadrà sulla parte posteriore del tabernacolo;

26:13 e il cubito da una parte e il cubito dall'altra parte che saranno di soprappiù nella lunghezza dei teli della tenda, ricadranno sui due lati del tabernacolo, di qua e di là, per coprirlo.

26:14 Farai pure per la tenda una coperta di pelli di montone tinte di rosso, e sopra questa un'altra coperta di pelli di delfino.

 

I teli di "peli di capra" dovevano essere 11 e questo numero indica il peccato.

 

A questo proposito, Sant'Agostino, nel suo libro "La città di Dio" – XV, 20.4 –, dice:

 "  … mi pare che, accertato che Lamech è il settimo da Adamo, per nessuna ragione si deve passare sotto silenzio l'aggiunta di tanti figli fino a raggiungere il numero undici che è il simbolo del peccato. Si aggiungono infatti tre figli e una figlia. ….. Poiché dunque la Legge si bandisce al numero dieci, e da qui il famoso Decalogo, certamente il numero undici, poiché va al di la del dieci, simboleggia la trasgressione della Legge e quindi il peccato.. perciò fu dato l'ordine che nella tenda dell'alleanza, la quale era nel viaggio del popolo di Dio come Tempio portatile, si disponessero undici teli di pelo di capra. Nella stuoia del pelo di capra v'è il ricordo del peccato a causa dei capri che andranno alla sinistra (Cfr. Mat. 25:33)"

 

I teli di "pel di capra", per essere tessuti, dovevano necessariamente essere stati separati dalla carne (simbolo del peccato) dalla quale provenivano, quindi ridotti a "cosa morta" a simboleggiare che i peccatori possono entrare a far parte del tabernacolo a condizione che siano "morti al peccato" ma vivificati in Cristo.

 

Leggiamo i seguenti versetti:

-         "… Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? (Romani 6:2) "

-         "Così anche voi fate conto d'esser morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù (Romani 6:11)”

-         "Ora, se siamo morti con Cristo, noi crediamo che altresì vivremo con lui (Romani 6:8)”

-         "... Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati (I Pietro 2:24)”

-         "E voi pure ha vivificati, voi ch'eravate morti ne' vostri falli e ne' vostri peccati (Efesini 2:1)”.

 

Sopra la tenda di peli di capra, la coperta di pelli di montone tinte di rosso

 

Il montone, simbolo di forza, sostituì Isacco nel sacrificio di Abramo (Cfr. Gen. 22:13).

Nella Scrittura troviamo il montone come olocausto fatto a Dio (Cfr. Es. 29:18; Lev 9:2; 16:3; 16:5) e come offerta di per la consacrazione (Cfr. Es. 29:22).

Il montone veniva anche offerto in sacrificio per la riparazione dei peccati commessi (Cfr. Lev. 19:21,22) e per i sacrifici di azioni di grazie (o comunione del popolo  Cfr. Num. 6:14,17;).

Nel libro di Daniele il montone è presentato come simbolo della potenza terrena (Cfr. Dan. 8:3,4).

 

La pelle di montone (come abbiamo visto per i teli di peli di capra) è cosa morta, staccata dalla sua carne, perciò, in relazione al tabernacolo, le pelli di montone tinte di rosso possono essere visti come peccatori morti al peccato, lavati dal sangue di Gesù.

 

Sopra la coperta di pelle di montone quella di delfino (o di tasso)

Nelle varie versioni della Bibbia abbiamo diverse definizioni usate per quest'ultima coperta.

In alcune si riporta la dicitura, "pelli conciate", in altre "pelli di tasso" ed in altre ancora "pelli di delfino".

È chiaro, comunque, che anche le pelli di tasso e quelle di delfino dovevano essere "conciate".

Ciascuna contiene un significato spirituale.

 

La concia è il trattamento delle pelli degli animali con particolari sostanze di natura chimica organica o inorganica al fine di renderle imputrescibili, mantenendone però inalterata l'originaria struttura fibrosa.

Le "pelli conciate" sono quelle che la concia ha rese utili agli scopi d'impiego previsti.

Se leggiamo nella Scrittura: "Infatti, per condurre molti figliuoli alla gloria, ben s'addiceva a Colui per cagion del quale son tutte le cose e per mezzo del quale son tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza (Ebrei 2:10)” possiamo capire quale "concia" abbia reso perfetto il Signore Gesù per il compito dallo stesso adempiuto sulla terra.

 

Il tasso.

È un animale carnivoro molto forte e resistente, specie in proporzione alla sua taglia.

Alla vista non è un animale che si possa definire "bello" ma per lo scopo per cui è nato è attrezzato di grandi qualità fisiche e mentali.

Vive in tane scavate nella terra dalle quali esce per nutrirsi e seguire, con il suo istinto, il mandato di vita assegnatogli dal suo Creatore.

La pelle del tasso, di colore nero e bianco, è brizzolata in corrispondenza del dorso.

È un animale molto forte, coraggioso e determinato; per nutrirsi del miele è capace di sopportare numerosissime punture di api.

Leggendo nella Scrittura: "Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice ch'esce da un arido suolo; non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare.

Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con il patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna (Isaia 53:2,3)". L'analogia tra le caratteristiche comportamentali del tasso e quelle di Cristo Gesù sono evidenti. La forza che troviamo nel tasso, il coraggio e la determinazione nel perseguire lo scopo (il miele con il quale si sazia) unitamente alla capacità di sopportare il dolore non li vediamo realizzati al massimo in Gesù?

 

I colori "nero e bianco" evidenziano:

1.     la scelta dell'uomo tra le tenebre e la luce;

2.     Gesù, candido, senza macchia di peccato che diventa peccato (nero) per noi;

3.     l'universalità della grazia, poiché i due colori comprendono tutta la gamma degli altri.

 

Il delfino.

Diffuso in tutti i mari temperati e caldi, il delfino è lungo 1,50-2,60 m, pesa sino a 115 kg, ha pinne pettorali lunghe 40-60 cm, testa piuttosto piccola, protesa anteriormente in un rostro di 13-15 cm, occhi piccoli. Superiormente ha un colore nerastro con sfumature verdastre, inferiormente biancastro, mentre sui lati presenta alcune larghe strisce bruno-giallastre. Ha 160-200 denti, disposti su tutta la lunghezza del rostro. Pelagico e nuotatore d'eccezione, il delfino si nutre prevalentemente di pesci, vive in branchi anche numerosi, spicca salti fuor d'acqua e può nuotare a 50 km/h. Notevolmente intelligente, possiede un complesso linguaggio, disponendo di un'estesa gamma di suoni  e di un udito finissimo. Dopo una gestazione di ca. 10 mesi le femmine partoriscono un solo piccolo lungo ca. 60 cm. Il delfino può vivere sino a 30 anni.

I delfini sono animali sociali nei quali la ricerca di compagnia è una caratteristica costantemente presente durante tutta la vita. Per difendere i loro branchi, i delfini non esitano ad affrontare pericolosissimi nemici, come gli squali, rischiando (ed in alcuni casi rimettendoci) la vita. 

 

Le pelli di delfino utilizzate dovevano essere certamente delle pelli conciate; in esse troviamo ciò che di meglio serve per la copertura esterna del tabernacolo, forza, l'immarcescibilità e l'impermeabilità.

 

Questo esporre alle intemperie le pelli di delfino, come ultima copertura, al di sopra delle altre, di fin lino ritorto e di peli di capra (rappresentante i peccatori), ci fa comprendere la protezione finale ed indispensabile di Cristo stesa su tutta la Sua chiesa e la validità universale della grazia.

La coperta di pelli di delfino a protezione dell'intero tabernacolo ci fa capire quanto pura, immarcescibile e impermeabile al peccato sia stata la vita di Cristo offerta per noi a copertura dei peccati di molti.

"… (Gesù,) il quale non ha ogni giorno bisogno, come gli altri sommi sacerdoti, d'offrir de' sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; perché questo egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso (Ebrei 7:27)”.

Per servire Iddio, nel Suo tabernacolo (il nostro cuore), dobbiamo avere questa copertura finale per essere puri:

"… quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d'ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all'Iddio vivente? (Ebrei 9:14)".

 

Una copertura finale di "Amore", come dice San Pietro:

Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre moltitudine di peccati (I Pietro 4:8).

 

Per i colori e la concia vale quanto detto per quelle di tasso.

 

La spiccata intelligenza, socialità dei delfini e lo sprezzo del pericolo a scapito della loro vita, (offerta) per gli altri, mettono in luce le qualità di Gesù Cristo, sapienza di Dio.

Come è scritto:

ma per quelli i quali son chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; (I Corinzi 1:24).

 

Tutte queste qualità o virtù, forza, purezza, incorruttibilità, debbono trovarsi in noi se vogliamo far parte del tabernacolo o meglio, se vogliamo che Iddio "tabernacoli" in noi..

 

LE ASSI DEL TABERNACOLO.

(Esodo)

26:15 Farai per il tabernacolo delle assi di legno d'acacia, messe per ritto.

26:16 La lunghezza d'un'asse sarà di dieci cubiti, e la larghezza d'un'asse, di un cubito e mezzo.

26:17 Ogni asse avrà due incastri paralleli; farai così per tutte le assi del tabernacolo.

26:18 Farai dunque le assi per il tabernacolo: venti assi dal lato meridionale, verso il sud.

26:19 Metterai quaranta basi d'argento sotto le venti assi: due basi sotto ciascun'asse per i suoi due incastri.

26:20 E farai venti assi per il secondo lato dei tabernacolo, il lato di nord,

26:21 e le oro quaranta basi d'argento: due basi sotto ciascun'asse.

26:22 E per la parte posteriore del tabernacolo, verso occidente, farai sei assi.

26:23 Farai pure due assi per gli angoli del tabernacolo, dalla parte posteriore.

26:24 Queste saranno doppie dal basso in su, e al tempo stesso formeranno un tutto fino in cima, fino al primo anello. Così sarà per ambedue le assi, che saranno ai due angoli.

26:25 Vi saranno dunque otto assi, con le loro basi d'argento: sedici basi: due basi sotto ciascun'asse.

 

Le assi del tabernacolo rappresentano i credenti (la chiesa o, singolarmente, il cuore di ogni credente), dovevano essere rivestite d'oro. Ciò ci dice che Iddio, guardando il nostro cuore (o la Sua chiesa), non vuole vedere il legno ma l'oro; spiritualmente, vuol vedere un cuore rivestito di fede vera e provata, un cuore rivestito di Cristo, un cuore rivestito della Sua gloria.

 

Queste assi sono fatte di legno di Sittim (legno di acacia) inattaccabile dalle tarme.

Il loro rivestimento d'oro, poi, oltre a farle brillare le protegge ulteriormente ed efficacemente da ogni attacco esterno.

Anche noi veniamo preparati nello stesso modo delle assi per entrare a far parte del Tabernacolo di Dio.

 

Le assi che costituivano il tabernacolo erano 20 per i lati Meridionale e Settentrionale, in tutto 40 e 6 per il lato occidentale. Per i due angoli posteriori (Occidente) del tabernacolo le assi erano doppie (ritengo che fossero doppie unitamente a quelle ultime dei lati mer. e sett. verso occidente,)

La Scrittura ci dice in merito:

27 E per la parte posteriore del tabernacolo, verso occidente, si fecero sei assi.

28 Si fecero pure due assi per gli angoli del tabernacolo, dalla parte posteriore.

29 E queste erano doppie dal basso in su, e al tempo stesso formavano un tutto fino in cima, fino al primo anello. Così fu fatto per ambe due le assi, ch'erano ai due angoli.

30 V'erano dunque otto assi, con le loro basi d'argento: sedici basi: due basi sotto ciascun'asse. (Esodo 35:27-30)

I versetti 28 e 29 ci dicono che si fecero 2 assi per gli angoli (e questi ultimi sono così definiti perché hanno 2 lati); quindi 2 assi per ciascuno dei 2 angoli, in tutto 4 assi.

 

Il versetto 29, poi, ci dice meglio che questo raddoppio di assi fu fatto per "ambedue le assi, ch'erano ai due angoli".

Il versetto 30, quindi, si deve legare al versetto 27 che parla della parte posteriore del tabernacolo di cui specifica il numero complessivo di assi che facevano parte "esclusivamente di essa".

 

Quindi, a mio modesto parere, le assi erano in tutto 50, numero che contiene uno specifico significato spirituale che vedremo di seguito.

 

Le 50 assi possono raffigurare la chiesa che, come sappiamo, ebbe inizio il 50° giorno dopo la risurrezione con:

1.     la discesa dello Spirito Santo (Pentecoste) - (Atti 2:1);

2.     il perdono di Dio, liberazione (anno giubilare – nascita del nuovo uomo libero in Cristo) - (Lev. 25:10);

3.     la consacrazione a Dio, il valore simbolico … (Lev.  27:3).

 

Tutta la parte portante del tabernacolo era fatta di assi di legno, quello della croce di Cristo.

 

Questo legno, inattaccabile dal peccato, è stato staccato dalle radici (che affondavano nel cielo), sfrondato e privato dei rami (spogliato di tutta la Sua gloria, potenza e maestà), segato (annichilì se stesso - Fil. 2:7) piallato e ridotto ad un asse (prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini - Fil. 2:7), inchiodato ("ed essendo trovato nell'esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce"- Fil. 2: ), posto su due basi d'argento (i due legni della croce della nostra redenzione) e ricoperto d'oro (la gloria di Dio, "Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" - Fil. 2:9-11).

 

Il processo per cui un albero si trasforma in una tavola liscia, uniforme e senza asperità, ci parla, come abbiamo considerato, delle sofferenze di Cristo, quelle che patì per noi.

Ricordiamo ancora la Scrittura:

"Infatti, per condurre molti figliuoli alla gloria, ben s'addiceva a Colui per cagion del quale son tutte le cose e per mezzo del quale son tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza (Ebrei 2:10)”.

 

Anche noi, per la Sua opera, possiamo subire la stessa trasformazione a patto che accettiamo di essere perfezionati per via delle sofferenze (prove), ma solo in proporzione della nostra sottomissione alla Sua volontà.

"E metterò quel terzo nel fuoco e lo affinerò come si affina l'argento, lo proverò come si prova l'oro; essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò; io dirò: - E' il mio popolo! Ed esso dirà: - L'Eterno è il mio Dio! - (Zaccaria 13:9)".

 

Dopo ogni prova ….

E noi tutti contemplando a viso scoperto, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati nell'istessa immagine di lui, di gloria in gloria, secondo che opera il Signore, che è Spirito (II Corinzi 3:18).

Superate le prove, potremo essere posti "dritti" (come lo erano le tavole) davanti alla presenza di Dio.

 

È sempre Iddio che parla e ci dice:

Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all'immagine del suo Figliuolo, ond'egli sia il primogenito fra molti fratelli (Romani 8:29).

 

Gesù è il nostro rivestimento, più glorioso dell'oro, che costituisce la nostra vera ed efficace armatura per resistere agli attacchi che ci vengono portati dal nemico.

"Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo (Ef. 6:11)”.

Questa armatura, i particolari della quale, descritti nel cap. 6 di Efesini, ci danno tanti insegnamenti, è, nell'insieme, Cristo; rivestirsene significa "avere fede in Cristo".

Se non abbiamo fede in Cristo non possiamo far parte del tabernacolo di Dio.

 

Seguendo la costruzione del Tabernacolo sinaitico, vediamo che l'uomo porta a Dio l'oro (la fede) con il quale Dio riveste le assi (i credenti) del Suo tabernacolo.

 

LE TRAVERSE.

(Esodo)

26:26 Farai anche delle traverse di legno d'acacia: cinque, per le assi di un lato del tabernacolo;

6:27 cinque traverse per le assi dell'altro lato del tabernacolo, e cinque traverse per le assi della parte posteriore del tabernacolo, a occidente.

26:28 La traversa di mezzo, in mezzo alle assi, passera da una parte all'altra.

26:29 E rivestirai d'oro le assi, e farai d'oro i loro anelli per i quali passeranno le traverse, e rivestirai d'oro le traverse.

26:30 Erigerai il tabernacolo secondo la forma esatta che te n'è stata mostrata sul monte.

 

Tutte le assi del tabernacolo erano tenute insieme da traverse anch'esse dello stesso legno di misura che non ci è data conoscere (almeno per quanto riguarda lo spessore e la larghezza).

Di esse sappiamo, invece, che erano rivestite d'oro ed in numero di cinque per ciascuno dei tre lati (Sett. Mer. Occ.).

Quattro di esse, per ciascuna delle tre pareti, passavano attraverso anelli d'oro (incastrati nelle assi) mentre quella centrale era invisibile poiché passava all'interno delle assi.

 

Le quattro traverse visibili possono avere diversi significati simbolici, ci limitiamo a considerarne due:

-             i quattro evangeli;

-             unità (comunione fraterna), fede, speranza, carità.

 

La traversa invisibile che attraversava le assi cosa può simboleggiare se non lo Spirito Santo di Dio che attraversa ogni credente?

 

Proseguendo nella considerazione della costruzione del tabernacolo, vediamo ora "la cortina" o velo di separazione tra il luogo santo ed il luogo santissimo.

 


DIO E' DIO!

www.laparola.net

DIO E' DIO!

www.evangelici.net

DIO E' DIO!

Lodero' te finche' vivro'...perche' il tuo Amor e' piu' della vita

DIO E' DIO!

Gesu' ci ama!

DIO E' DIO!

Associazione Cristiana Nuovi Orizzonti

DIO E' DIO!

www.icn-new.com

DIO E' DIO!

www.ccgiubileo.com

DIO E' DIO!

www.disabili.com

DIO E' DIO!

www.teenchallenge.it

DIO E' DIO!

Porte Aperte

DIO E' DIO!

www.musicacristiana.it

DIO E' DIO!

www.agapenet.it

DIO E' DIO!

www.gruppoabele.org

DIO E' DIO!

www.fedevangelica.it

DIO E' DIO!

www.articolicristiani.it

DIO E' DIO!

www.amoreevangelico.blogspot.com

DIO E' DIO!

www.centrocristianoefraim.it

DIO E' DIO!

www.liberiincristo.it

DIO E' DIO!

DIO E' DIO!

www.chiesadiroma.it

DIO E' DIO!

www.paroladivita.net

DIO E' DIO!

www.ceiam.net

DIO E' DIO!

www.conosceredio.com

DIO E' DIO!

www.evantv.net

DIO E' DIO!

www.chiese-elim-in-italia.it

DIO E' DIO!

www.missioneperte.it

DIO E' DIO!

www.compassion.it

DIO E' DIO!

www.paroladellagrazia.it

DIO E' DIO!

www.italyforchrist.it

DIO E' DIO!

www.profamiglia.org

DIO E' DIO!

www.donnecristianenelweb.it

DIO E' DIO!

www.gideons.it

DIO E' DIO!

www.messageredivittoria.org

DIO E' DIO!

www.apiceitalia.com

DIO E' DIO!

www.viaglauco.it

DIO E' DIO!

www.incontraregesu.it

DIO E' DIO!

www.gemmedigrazia.com

DIO E' DIO!

www.sermoni.net

DIO E' DIO!

www.fratellitaliani.it

DIO E' DIO!

www.adolescentidoggi.it

DIO E' DIO!

www.ministerosabaoth.org

DIO E' DIO!

www.evangelicinsieme.it

DIO E' DIO!

www.gesucristoeilsignore.it

DIO E' DIO!

www.tempodiriforma.it

DIO E' DIO!

www.mauroadragna.it

DIO E' DIO!

DIO E' DIO!

www.riconciliazione.org

DIO E' DIO!

COMIITATO "AIUTIAMO MATTIA" Anche tu puoi donare a un piccolo bimbo con il tuo contributo una vita migliore!

DIO E' DIO!

Salute e Societa'

DIO E' DIO!

www.assembleedidio.org

DIO E' DIO!

www.missionepossibile.com

DIO E' DIO!

TELEVISIONE CRISTIANA IN ITALIA

DIO E' DIO!

www.lasfidadielia.it

DIO E' DIO!

www.edificatevi.it

DIO E' DIO!

Jesus Generation Marco e Cinzia

DIO E' DIO!

www.alleanzaevangelica.org

DIO E' DIO!

DIO E' DIO!

DIO E' DIO!

www.tempiodilode.it CEIAM S.Gregorio CT

DIO E' DIO!

Circuito Radio Cristiane

DIO E' DIO!

CR.IVO.P. ONLUS Cristiani italiani Volontari Penitenziari (Associazione di Volontariato Penitenziario)

DIO E' DIO!

Comunione Fraterna Messina

DIO E' DIO!

DIO E' DIO!

Gesu' Cristo e' il Signore

DIO E' DIO!

Pronto soccorso biblico

DIO E' DIO!

Sito di Corrado e Lilly Salmè

DIO E' DIO!

LOLICATO STRUMENTAZIONI SCIENTIFICHE di DILETTI AMALIA