Cenni biblici.
Il santuario.
La parola "santuario" si trova", per la prima volta, nel cantico che Mosè eleva a Dio:
Tu li introdurrai e li pianterai sul monte del tuo retaggio, nel luogo che hai preparato, o Eterno, per tua dimora, nel santuario che le tue mani, o Signore, hanno stabilito (Esodo 15:17).
Il momento storico in cui Mosè pronunzia queste parole è quello in cui il popolo d'Israele, che egli guidava verso la terra promessa, aveva appena attraversato a piedi asciutti il Mar Rosso dove, invece, i soldati del Faraone ed i loro carri erano periti.
Come si intende chiaramente, questo santuario (che profeticamente fu visto da Mosè sul monte Sion) era la meta agognata del viaggio che il popolo di Israele aveva appena iniziato con l'esodo dall'Egitto ove, per quattrocento anni, era stato in condizione di schiavitù.
La parola "santuario", nel cui significato è intrinseco quello della "presenza di Dio", verrà ripetuta nel V. T. per ben 156 altre volte (157 volte in tutto) e nel N. T. solo 8 volte.
Il tabernacolo.
Leggendo la Bibbia, troviamo per la prima volta nel libro dell'Esodo cap. 25, vers. 9 la parola "tabernacolo":
Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti (Esodo 25:9).
che viene ripetuta nella Bibbia 121 volte (108 nel V. T. e 13 nel N. T.).
Il tabernacolo faceva parte dell'intero progetto del "santuario" nel quale si sarebbe manifestata la presenza di Dio, come leggiamo nel seguente versetto:
E mi facciano un santuario perch'io abiti in mezzo a loro (Esodo 25:8).
Cenni storici sul tabernacolo.
Filone alessandrino e Giuseppe Flavio vedono nel tabernacolo la rappresentazione simbolica del cosmo.
Origene 1), mentre nell'omelia IX parla del duplice aspetto del tabernacolo: collettivo (chiesa) e individuale (il cuore del singolo fedele) nell'omelia XIII si ferma molto su Es. 35: 4-10 mettendo in luce quanto considereremo.
San Girolamo concorda col "Midrash Rabbab" 2) considerando il passo biblico dell'Esodo riguardante il tabernacolo passibile di "mistycos intellectus" 3).
Nel N. T. l'autore della "lettera agli Ebrei" paragona, sobriamente, il tabernacolo sinaitico al Tabernacolo celeste mentre Ireneo 4) lo vede come simbolo della Chiesa.
Clemente alessandrino, in risposta alle interpretazioni gnostiche valentiniane, fornisce una spiegazione di base filoniana, una lunga esposizione simbolica del Tabernacolo e delle vesti sacerdotali 5).
In questo contesto noi considereremo il tabernacolo individualmente (il nostro cuore), collettivamente (la chiesa di Cristo, che solo Egli riesce a distinguere completamente) e, soprattutto, come Gesù Cristo, vero e perfetto tabernacolo di Dio sulla terra.
Differenza tra santuario e tabernacolo.
La Bibbia descrive il Santuario ed il Tabernacolo molto chiaramente e minuziosamente; ora, al fine di non fare confusione fra essi ne facciamo solo una breve presentazione.
Il santuario
era tutto l'insieme ove si svolgeva il culto a Dio ed era costituito da un cortile contenente il tabernacolo, la conca di rame e l'altare degli olocausti.
Il tabernacolo,
a sua volta, era diviso da una cortina (che vedremo in seguito nei particolari) in due luoghi: uno santo (Hekal) e l'altro santissimo (Devir).
Nel luogo santo si trovavano: l'altare dei profumi, il candeliere e la tavola dei pani di presentazione.
Nel luogo santissimo c'era l'arca della testimonianza.
La costruzione del Santuario, la volontà di Dio ed il Suo scopo.
Continuando la lettura della Bibbia, notiamo che Dio, sapendo che il viaggio che avrebbe portato il suo popolo nella terra promessa di Canaan sarebbe stato lungo, allo scopo di provarlo bene nella fede, decise di dare dimostrazione del Suo amore chiedendo a Mosè di dire al popolo di costruirGli un santuario affinché potesse abitare, subito, con loro.
Nel libro dell'Esodo troviamo:
25:1 L'Eterno parlò a Mosè dicendo: "Di' ai figliuoli d'Israele che mi facciano un'offerta;
25:2 accetterete l'offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore.
25:3 E questa è l'offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame;
25:4 stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto;
25:5 lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d'acacia;
25:6 olio per il candelabro, aromi per l'olio della unzione e per il profumo odoroso;
25:7 pietre di onice e pietre da incastonare per l'efod e il pettorale.
25:8 E mi facciano un santuario perch'io abiti in mezzo a loro.
25:9 Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.
Dunque, come appare palesemente nel versetto 8, la volontà di Dio era (ed è, come vedremo): "mi facciano un santuario "
La seconda metà del versetto ci rivela il Suo scopo: "… perch'io abiti in mezzo a loro
Dio voleva un santuario non per mostrare e vantare verso gli uomini la propria gloria, superiorità, od altro di cui Egli sarebbe stato sempre legittimamente in possesso, ma per abitare vicino, "in mezzo" a loro.
L'abitare di Dio in mezzo al Suo popolo voleva significare sicurezza e protezione immediata.
Quando chi deve soccorrere "è vicino", l'aiuto non tarda!
Iddio, con la costruzione del santuario, voleva quindi creare nel Suo popolo i presupposti per una fede in Lui, vera e grande.
L'offerta per la realizzazione del santuario.
Ora consideriamo, come abbiamo letto nei primi nove versetti del cap. 25 dell'Esodo, cosa bisognava offrire per la costruzione del santuario e chi doveva fare l'offerta.
Dopo aver letto la descrizione del santuario fatta nel capitolo 25 di Esodo, molte persone giudicano (a mio avviso erroneamente, come vedremo) una mera ripetizione quella fatta nel capitolo 35 dello stesso libro.
Tale ripetizione non solo trova fondamento giustificante, dal punto di vista narrativo, nella diversità dei soggetti che parlano e che ascoltano (nel primo caso Dio parla ed ordina, Mosè ascolta ed esegue; nel secondo caso Mosè parla, gli Israeliti ascoltano ed eseguono) ma anche, come avviene nella letteratura semitica, nel risultato, ottenuto grazie all'enfatizzazione della costruzione sinaitica del santuario da proiettare, in futuro, in quella del Tempio di Gerusalemme.
Due aspetti interpretativi, dal punto di vista spirituale, potrebbero rendere palese ragioni più profonde contenute nella pseudo-ripetizione:
1. Mosè rende evidente che la legge è spirituale con le parole "Traete da voi stessi il contributo per il Signore" (Testo masoretico - ved. Nota i) - che considereremo in seguito per un'importante interpretazione spirituale).
2. La perfetta e meticolosa esecuzione e messa in opera della "Parola di Dio".
Ritengo utile, perciò, attingere alcune volte al testo masoterico - da altri ben tradotto - esponendo i versetti dal 4 al 10 dello stesso libro dell'Esodo, cap. 35.
In tali versetti, Mosè ripropone al popolo d'Israele l'ordine di Dio:
Il Testo Masoretico - Es. 35:4-9.
4 Parlò Mosè a tutta l'assemblea dei figli d'Israele dicendo: questa è la parola che il Signore ha comandato dicendo:
5 Traete da voi stessi il contributo per il Signore. Ognuno che ha concepito nel cuore rechi le primizie al Signore: oro, argento, bronzo,
6 violaceo, porpora, scarlatto doppio, e bisso ritorto, peli di capra
7 e pelli di montone tinte in rosso e pelli violacee, legni immarcescibili,
8 olio per l'illuminazione, balsami per unguenti e per l'incenso aromatico, 6)
9 pietre di sardonica e pietre per scolpire l'omerale e il pettorale e 10 ognuno fra voi sapiente di cuore venga ed esegua tutto quello che il Signore ha comandato.
La Versione Riveduta. (espone così gli stessi versetti).
4 Poi Mosè parlò a tutta la raunanza de' figliuoli d'Israele, e disse: "Questo è quello che l'Eterno ha ordinato:
5 Prelevate da quello che avete, un'offerta all'Eterno; chiunque è di cuor volenteroso recherà un'offerta all'Eterno: oro, argento, rame;
6 stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto, lino fino, pel di capra,
7 pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino, legno d'acacia,
8 olio per il candelabro, aromi per l'olio dell'unzione e per il profumo fragrante,
9 pietre d'onice, pietre da incastonare per l'efod e per il pettorale.
10 Chiunque tra voi ha dell'abilità venga ed eseguisca tutto quello che l'Eterno ha ordinato.
Fra le due versioni, come si può notare, esiste una sottile differenza (evidenziata in grassetto) nel versetto 5.
Ora, come si vede meglio attraverso una lente maggiormente pulita, così si possono cogliere meglio gli aspetti spirituali attraverso una versione che renda il pensiero più aderente a quello espresso nella lingua originale.
San Girolamo, traduttore della Bibbia dall'ebraico, aramaico e greco in latino, dovette, più volte, difendersi dall'accusa di aver tradotto alcune parole con termini diversi, spiegando che badava a mantenere integro il "concetto" delle espressioni più che i termini che non sempre esistono nelle altre lingue.
È proprio questa sottile differenza nella traduzione del testo ebraico che privilegia le migliori versioni, poiché in esse troviamo la più chiara e vera comprensione spirituale di ciò che Dio vuole dall'uomo come "offerta".
Una prima interpretazione spirituale.
La prima parte del versetto 5 dice: " Traete da voi stessi il contributo per il Signore".
Questa espressione ci porta a capire che il Signore ci chiede qualcosa che deve venire da noi, dall'interiore di noi stessi: "Traete da voi stessi il contributo per il Signore, non dalle cose "che avete" (come dice la V. R.) in casa, nei forzieri, nel giardino o altrove al di fuori di voi stessi, ma dal vostro interiore!
Il testo masoretico ci porta a comprendere che, se dobbiamo "trarre da noi stessi" ciò che si deve offrire al Signore, l'offerta non può che essere spirituale e servire per la costruzione di un tabernacolo spirituale che, come abbiamo letto prima, possiamo considerare sotto due aspetti:
1. individuale (il nostro cuore);
2. collettivo (la chiesa).
In seguito vedremo, perciò, come tutti i materiali richiesti da Dio debbano essere considerati in chiave spirituale.
(Seguendo, invece la Versione Riveduta "Prelevate da quello che avete, un'offerta all'Eterno" si potrebbe arrivare, anche, alla stessa interpretazione spirituale, ma la via sarebbe certamente più lunga e, se non si avesse una personale rivelazione spirituale, si dovrebbe porre fede nell'interpretazione altrui - Vedasi seconda interpretazione).
A favore di questa prima interpretazione spirituale viene in soccorso la stessa Bibbia poiché, come sappiamo ed è stato riconosciuto da molti santi esegeti …
"La Bibbia si spiega con la Bibbia".
Per inciso:
[Molti pretendono di spiegare la Bibbia utilizzando ragionamenti complicati ed interpretazioni personali, alcuni si ergono a dottori, altri si ritengono depositari della Verità ed "unici autorizzati" (da chi e come, poi?) ad esercitare il magistero di "interprete della Sacra Scrittura" ma, quando le loro interpretazioni relative ad un passo della Scrittura sono chiaramente contraddette da altri passi della stessa Bibbia dovrebbero avere il buon gusto e l'onestà intellettuale di abbandonare ogni personale congettura.
Se leggiamo in Efesini al capitolo 4 troviamo scritto:
4:10 Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.
4:11 Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori,
4:12 per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo,
4:13 finché tutti siamo arrivati all'unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d'uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo;
4:14 affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore,
4:15 ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.
Si, abbiamo letto bene, è Lui, il Cristo (e non altri), che ha dato alla Sua chiesa gli uomini che sono e restano i soli autorizzati e veraci interpreti della Scrittura e per poterli distinguere dai mendaci dobbiamo avere da Dio il dono del "discernimento degli spiriti" affinché ci venga rivelato quello della Verità.
A parte, poi, i vari ministeri dati da Dio, è chiaro che a TUTTI è dato intendere la Scrittura per la parte che a ciascuno serve.
Se così non fosse, se l'uomo non potesse capire ciò che Dio vuole dirgli, come farebbe ad ubbidirgli?
E se Dio non aprisse la mente dell'uomo per intendere le Scritture (ved Luca 24:45), quale altro uomo sarebbe capace di fargliele intendere?
Quando Iddio parla all'uomo, il cuore di quest'ultimo distingue lo Spirito della Verità perché il suo cuore "arde".
I due discepoli di Emmaus che ascoltavano la voce del Signore senza, in un primo momento, averlo riconosciuto dall'aspetto fisico, poi i loro occhi furono aperti e Lo videro…:
Ed essi dissero l'uno all'altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr'egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture? (Luca 24:32).
Non si basarono su quello che alla fine "videro" ma sul fatto che il loro cuore "ardeva" mentre Lo ascoltavano.
Ho letto con gioia un passo dal titolo "La rivelazione e la Bibbia - Dalla costituzione "Dei Verbum" del Concilio Vaticano II - 8, L'interpretazione delle Sacre Scritture" che riporto di seguito:
"Ma la Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta. Perciò, per ricavare rettamente il senso dei sacri testi si deve badare con non minore diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura, tenendo debito conto della viva Tradizione della Chiesa e dell'analogia della fede (cioè del fatto che ogni passo della Bibbia deve essere in armonia e non in contraddizione con il resto della Rivelazione)
Bellissimo, peccato, però, che alle parole, spesso non si facciano seguire i fatti.
Mi domando, allora, come mai si rende culto ai santi? quando la Scrittura dice:
Allora Gesù gli disse: Va', Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto (Matteo 4:10).
E Gesù, rispondendo, gli disse: Sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto (Luca 4:8).
Oppure perché si dice che Maria, la Santa madre di Gesù, sia salita in cielo con il corpo? quando è scritto (badiamo che a parlare è Gesù!):
E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell'uomo che è nel cielo (Giovanni 3:13).
ed ancora, l'Apostolo Paolo ci ammaestra dicendoci che tutti "insieme", con il corpo glorificato, risorgeremo e ci incontreremo col Signore:
Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre col Signore (I Tessalonicesi 4:15-17).
Tralascio altre cose perché non ragiono con spirito di parte (a meno che per "parte" non s'intenda il Signore, perché quello è certamente la mia parte) ma con spirito d'amore per una sana correzione della quale io per primo ho tanto bisogno!
Faremo bene, perciò, a stare attenti alle interpretazioni personali che si poggiano su cultura, tradizioni, visioni, profezie e pseudo-miracoli, ma che non trovano conferma nella Scrittura e nel nostro cuore.]
Ciò detto, ritorniamo a meditare sul santo Tabernacolo di Dio.
Dice San Paolo:
Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? (I Corinzi 3:16).
Il tabernacolo sinaitico e il Tempio di Salomone sono "ombra" dei reali e "futuri beni" che è venuto a portarci il Signore Gesù Cristo.
Per costruire questo Tempio furono necessari, come vedremo, molti preziosissimi materiali che, per nostra fortuna, sono da intendere come cose spirituali (altrimenti dove andremmo a prenderli?) che i "poveri" possiedono in maggiore misura dei ricchi!
Continueremo la nostra meditazione iniziando sulla messa in opera del tabernacolo, descritta in Es. 35 (sostanzialmente simile a quanto descritto nella richiesta di Dio in Es. 25), allo scopo di apprendere che cosa dobbiamo fare per realizzare la stessa costruzione spirituale in noi.
(continua … )
Iddio ci benedica
Note
1) Origene, uno dei più dotti cristiani, direttore del Didaskaleion di Alessandria ov'era nato nel 185; morì nel 253-254 a Tiro. Molte furono le sue opere esegetiche e letterarie. Profuse le sue maggiori forze nella gigantesca Esapla allo scopo di avere una corretta versione della Bibbia; purtroppo questo lavoro si è perduto. Uno dei suoi pensieri, che ritengo importante sottolineare, è che l'A.T. è l'ombra e la figura del N.T. e che soltanto l'allegoria permette di scoprire il legame fra l'ordine delle realtà e quello dei simboli.
2) Midrash Rabbah, H. FREEDMAN - M. SIMON edd., Exodus, III, translated by S.M. LEHRMAN, London 1961 (3°ed.), 414-446;546-581. Cf. per un'interpretazione del tabernacolo il cap. XXXV (Terumah), 429.
3) In Hiez., prol. CC 75,3-4; Intendi come "intelligenza mistica", "rivelazione continua".
4) S. Ireneo. Teologo e padre della Chiesa († 202).
5) J. L. KOVACS, Concealment and Gnostic Exegesis: Clement of Alexandria's Interpretation of the Tabernacle, in Studia Patristica XXXI, ed. by E.A. LIVINGSTONE, Leuven 1997, 414-437
6) Nel testo dei Settanta manca questo versetto 8.
i) masòra o massòra
sf. [sec. XVIII; dall'ebr. massorah, tradizione]. Denominazione data a tutto il vasto apparato critico formatosi attorno al testo ebraico dell'Antico Testamento ad opera delle scuole rabbiniche fin dal sec. II a. C. e affidato alla tradizione orale (di qui probabilmente il termine m.); nella seconda metà del I millennio in Babilonia, in Palestina e in particolare a Tiberiade sorsero scuole di editori (masoreti) del testo ebraico dell'Antico Testamento che si proponevano di stabilire il testo più autorevole mediante registrazione delle varianti a quello consonantico da essi ricevuto e mediante l'aggiunta di punti diacritici indicanti le vocali e gli accenti (i testi semitici occid. e merid. sono in origine solamente consonantici).
I rappresentanti principali della scuola di Tiberiade furono i membri della famiglia Ben 'Aser, sull'opera dei quali si basano i nostri testi moderni; autorevoli, ma considerati inferiori per ragioni a noi sconosciute, sono i membri della famiglia Ben Naftalî.
III) Il manoscritto masoretico più antico è il Codex Leningradensis del 1009; di poco più recente è il codice di Aleppo, oggi a Gerusalemme; importante è anche il Codex Cairensis dell'859, contenente solo i Profeti. Il Hebrew University Bible Project, di cui è uscita solo una piccola parte, e la Biblia Hebraica (1937) di Kittel, nonché la sua nuova edizione, completamente rivista e ampliata, dal titolo Biblia Hebraica Stuttgartensia (1967-77), si basano per l'apparato masoretico, in larga misura, sul Codex Leningradensis, sul Codex Cairensis e sulla masora parva o getanah (piccola m.), che stabilisce le modalità di scrittura e lettura di una parola nel caso in cui questa differisca dalle prescrizioni del testo consonantico tradizionale, e sulla masora magna o gedolah (grande m.), che spiega e amplia la precedente.
La scarsezza di manoscritti pre-masoretici o comunque indipendenti dal lavoro dei masoreti spiega l'importanza ai fini della critica dei testi sia di manoscritti del tipo di Qumran, sia di antiche traduzioni (Settanta, Volgata, ecc.) anteriori all'opera dei masoreti. Nonostante i tentativi unificatori dei masoreti, rimasero almeno tre pronunce diverse dell'ebraico: quella sefardita, propria degli Ebrei d'origine spagnola, adottata nelle università e oggi nello Stato d'Israele; quella 8askenazita, propria degli Ebrei dell'Europa centr. e orient., quella degli Ebrei orientali, molto vicina all'arabo.
(continua ...)
Iddio ci benedica.

Schema 


































































