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Sos Droga: il Comportamento del Tossicodipendente |
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I suoi sensi di colpa lo spingeranno verso la depressione. La necessità di soldi |
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Sos Droga: Il Tossicodipendente e |
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In questo modo la droga diventa la cosa più importante nella vita del Infatti il suo corpo continua ad aumentare la tolleranza alla presenza A questo punto, ha attraversato una linea invisibile e impercettibile. |
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Sos Droga: |
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· Inaffidabilità. Incapacità di portare a termine qualsiasi · Risentimento inespresso e rancori segreti · Disonestà. Mente ai familiari, amici, datore di lavoro, etc. · Si isola da chi gli vuole bene, si trattiene · Può sembrare cronicamente depresso · Può cominciare a rubare in famiglia, al lavoro ed ai suoi Il tossicodipendente non riesce a smettere per due ragioni: · Il desiderio incontrollabile causato dai residui tossici. · Il cambiamento di personalità generato dallo stile di vita Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà. Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell'ignoranza; |
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Io sono di Taranto, ho 31 anni, mi sono drogato 13 anni della mia vita. |
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Mi hanno portato nei migliori ospedali, nelle comunità, dai migliori |
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Mio nonno mi parlava, mi diceva che sarei cambiato, che sarei nato di nuovo, |
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Tramite un altro ragazzo gli ho detto: "Va bene, domani vengo". |
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Sono andato in chiesa e ho cominciato a pregare; ho chiesto: "Come si fa?" |
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In quel momento i miei occhi spirituali si sono aperti, infatti dopo |
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Il Signore vi benedica
La mia adolescenza l’ho vissuta avendo alti e bassi, anche se ero un ragazzo con dei buoni principi, era nato in me un forte desiderio di diventare qualcuno, insomma volevo essere notato e considerato. Abitavo in una zona centrale di Taranto, e proprio nelle vicinanze di casa mia vi erano dei giovani ragazzi che vivevano una vita di lusso ed erano rispettati. Questo gli era possibile perché svolgevano attività illecite. Ero affascinato da questo modo di vivere e mi piaceva essere come uno di loro, d’altronde io volevo apparire. Un giorno, prima di recarmi al lavoro, guardandomi allo specchio dissi: “Diventerò un mafioso”. Questo pensiero catturò tanto la mia mente che mi fece abbandonare il lavoro. Iniziai a far parte di piccoli gruppi di strada, spacciando droga, facendo qualche rapina ed altre cose illecite. Iniziai a familiarizzare con la polizia. Mi arrestarono più volte, così divenni noto negli ambienti dei delinquenti. Iniziai a fare anche uso di droga, sniffavo cocaina. La mia vita iniziava ad andare in frantumi e questo era solo l’inizio di quel tunnel buio senza via d’uscita. Nel 1992 per la prima volta feci uso di un’arma da fuoco, sparai a mio fratello nelle gambe perché mi aveva rubato dei soldi per andarsi a drogare e questo mi dava molto fastidio, non volevo che fosse un tossicodipendente. Mentre lo accompagnavano all’ospedale scappai via per non farmi prendere dalla polizia. Il giorno dopo i giornali parlavano del mio caso e questo mi faceva pensare che già stavo per arrivare al successo. Così decisi di lasciare i primi amici della strada per frequentare un ambiente dove vi erano veri e propri mafiosi. Qui facevo estorsioni, usavo armi da fuoco e questo mi faceva sentire più rispettato dalle persone. Qualche tempo dopo fui sparato alle gambe da un amico perché non voleva che facessi quella vita, fui colpito da cinque proiettili, mi portarono in ospedale. Questo mi fece riflettere e considerare che prima o poi sarei morto per mano di qualcuno, o di un amico o di un nemico. Nell'anno 1993 un ragazzo fu ferito da alcuni colpi di pistola e fui incolpato ingiustamente. Fecero un confronto tra me e il ragazzo ferito e fu provato che ero innocente. Gli anni più belli della mia giovinezza li stavo vivendo nelle carceri, ormai avevo preso l’immagine del criminale. Nel 1998 mi trovavo a Genova con la mia fidanzata; stavamo progettando di sposarci quando una notte mentre dormivo, fui svegliato e ammanettato dai poliziotti. Mi portarono al carcere di Genova. Chiesi di fare una visita medica perché ero molto esaurito, e così mi diedero una terapia di tranquillanti. Ne avevo bisogno, la mia mente era a pezzi. Dopo qualche settimana fui trasferito nel penitenziario di Lecce, perché era in corso il mio processo presso la Corte d’Assise di Taranto. Ero implicato insieme ad altre 27 persone per associazione mafiosa. I miei genitori soffrivano per questo, però non mi abbandonarono, continuavano a volermi bene, nonostante avevo preso quella strada. Volevo cambiare ma non ci riuscivo. Di notte avevo degli incubi e per dormire abusavo di tranquillanti, volevo sfuggire a quella brutta realtà che mi circondava. Poi nel 1999 fui condannato a nove anni di carcere, più tre che ne avevo già da scontare. Che brutta fine per me che avevo tanta voglia di vivere, già avevo perso il sorriso. Nel marzo del 2000 ricevetti un telegramma con la brutta notizia: mio fratello di 29 anni era morto per un’overdose di droga. Mi sentivo il mondo cadere addosso, ero stato come colpito alle ginocchia, abbattuto per non rialzarmi più. Partecipai al suo funerale con la scorta, quando ritornai in carcere non volevo parlare con nessuno. Alcuni amici del reparto mi chiesero come stavo, ed io risposi: “Sto bene perché Gesù è con me”. Non capivo perché pronunciai quelle parole, non ero un credente, nè conoscevo il Signore, ero solo un cattolico non praticante. Qualcuno mi aveva parlato di Gesù qualche tempo prima, mi disse che Lui mi amava ed era morto per i miei peccati, e se lo avessi invocato con fede e con un cuore sincero, mi avrebbe risposto. Una mattina mi svegliai piangendo, dicevo tra me e me: ho fallito in ogni cosa, sono distrutto. Mi alzai aggrappandomi alle sbarre della finestra, guardai il cielo e con gli occhi pieni di lacrime gridai a Dio: “Sono stanco di vivere così! Signore, cambia la mia vita”. In quell’istante avvertii una dolce presenza, era così piacevole, per la prima volta sentivo la pace nel cuore. Al momento non capivo che stava succedendo, ma poi mi resi conto che Gesù stava iniziando un’opera nella mia vita. Il Signore aveva ascoltato la mia preghiera. Smisi di fumare e già non sentivo più il bisogno di prendere farmaci. Così con tutto il cuore ringraziavo Dio per avermi risposto. Sentivo la Sua presenza spirituale, il Suo amore inteneriva il mio cuore, mi sentivo una nuova persona. Le persone che erano nel carcere vedevano un cambiamento nella mia vita, forse per loro era strano ma non per me che avevo ricevuto la grazia di Dio. Intorno di me tutto rimase lo stesso, però nel mio cuore cambiò qualcosa, c’era un forte desiderio di cercare Dio, lo adoravo e lo ringraziavo. Mia madre si meravigliava di tutto questo. Ebbi una grande gioia quando seppi che dopo poco tempo, mentre era in casa iniziò a piangere e anche lei invocò lo stesso Dio che aveva trasformato la mia vita. Adesso non è più quella donna sofferente di una volta, ma testimonia alle persone della gioia e della pace che Gesù gli ha dato. Oggi a distanza di cinque anni continuo ad avere fede in Dio e a vivere nella sua grazia. Sono una nuova persona, con la pace, la gioia e l’amore di Gesù nel cuore e disposto ad amare e perdonare gli altri, perché Dio ha perdonato me. Nel carcere di Secondigliano posso testimoniare agli altri detenuti quello che Gesù ha fatto nella mia vita, predicare il messaggio della sua Parola e parlare del Suo amore. Ora il mio desiderio è di vivere onestamente secondo la Parola di Dio e servirlo. Sono una nuova creatura in Cristo Gesù.
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