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Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi...

Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi... - DIO E' DIO!

Commento  al Salmo 1   -   (per versetti)

 

 

SALMO 1

Dalla Versione Riveduta

  1. Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via de' peccatori, né si siede sul banco degli schernitori;
  2. ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e su quella legge medita giorno e notte.
  3. Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d'acqua, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà.
  4. Non così gli empi; anzi son come pula che il vento porta via.
  5. Perciò gli empi non reggeranno dinanzi al giudizio, né i peccatori nella raunanza dei giusti.
  6. Poiché l'Eterno conosce la via de' giusti, ma la via degli empi mena alla rovina.

 

Dalla Vulgata di S. Gerolamo

 

 

  1. Beato l'uomo che non andò nel consiglio degli empi e non ristette nella via dei peccatori e non sedette sugli scanni di un contagio pestilenziale
  2. Ma la sua volontà nella legge del Signore e mediterà giorno e notte nella sua legge
  3. E sarà come un albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà il suo frutto nella sua stagione, e le sue foglie non cadranno.
  4. Non così gli empi. Ma come la polvere, che il vento disperde dalla faccia della terra.
  5.  Perciò gli empi non risorgono nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti.
  6.  Perché Dio conosce la via dei giusti, e il cammino degli empi perirà.

 

 

Ho voluto riportare le due versioni del Salmo 1 soltanto per mettere in evidenza come la Vulgata (traduzione che S. Girolamo fece, consultando gli originali scritti in aramaico, ebraico e greco con il solo scopo di dare ai Latini una traduzione fedele e nei casi in cui non esistevano i termini corrispondenti nella lingua dell'antico latino, una interpretazione del concetto la più fedele possibile), renda più facile la comprensione di sottili e profondi concetti che nelle altre versioni restano oscuri per la loro traduzione poco approfondita del  significato spirituale.

 

In questo salmo notiamo immediatamente quattro cose:

  1.  il soggetto: "l'uomo beato";
  2.  il motivo di questa sua beatitudine;
  3.  la sua prospera vita;
  4. (in contrapposizione) "l'uomo empio" e la sua mala sorte.

 

Ci inoltreremo ora nella meditazione della Scrittura sopra riportata considerando le differenti terminologie delle due traduzioni.

Per semplificare da questo punto indicheremo con la lettera "R" la "Versione Riveduta" e con la "V" la Vulgata.

 

Versetto 1

R: Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi,

V: Beato l'uomo che non andò nel consiglio degli empi

 

Questo versetto, nell'individuare il primo dei motivi che rendono l'uomo beato, evidenzia già una differenza espressiva:

 

La R, proponendo l'espressione "che non cammina", dà una più larga possibilità di accesso a questa beatitudine poiché intende riferirsi a persone che in passato possono aver camminato secondo il consiglio degli empi ma che ora non lo fanno più, mentre la V considera beate quelle persone che, anche in passato, mai vi andarono (è superfluo dire che sarebbe illogico pensare che la Scrittura abbia voluto definire beato colui che nel passato non andò nel consiglio degli empi mentre ora ci si trova!).

Nella R sono indicate come beate le persone che “oggi” non camminano secondo il consiglio degli empi, cioè nelle tenebre del peccato, quindi si indica una beatitudine conquistata nel momento in cui esse sono "uscite" dalla strada tenebrosa ma che può essere perduta nel caso in cui ritornino alle vecchie abitudini.

 

La V, invece, definisce beate quelle persone che, pur avendone l'occasione, mai andarono nel consiglio degli empi (certamente è da escludere questo perché in contrasto con la Scrittura che afferma che “tutti hanno peccato” ).

 

A questa formulazione della V possiamo applicare due significati:

  1. quelle persone sono beate perché mai si comportarono malvagiamente (come abbiamo visto è impossibile che questa condizione si sia verificata)
  2. non accettarono di comportarsi secondo il consiglio degli empi nel momento in cui a questo furono chiamate contro il loro pensiero pur non avendo condotto sempre una vita santa e giusta..

 

Dei due significati il secondo mi sembra più attendibile poiché sappiamo benissimo che un solo uomo MAI si comportò malvagiamente, Gesù.

 

Quindi possiamo intendere che sono beate quelle persone che, anche se casualmente cadono in errore, sanno, però, ravvedersi e quando vengono chiamate da altri a partecipare alle loro opere malvagie non aderiscono, anzi, prendono le distanze da essi, dimostrando così di essere fortemente inclini al bene.

 

Profeticamente la formulazione sia della R sia della V indica un personaggio che possiamo riconoscere in Giuseppe d'Arimatea il quale, pur essendo membro del Sinedrio che desiderava la morte di Gesù, non si piegò al volere degli altri anzi si oppose ed in seguito, coraggiosamente, dopo la crocifissione del Cristo, ne richiese il corpo a Pilato. (ved. Luc. 23:50-52)

Posiamo dire che Giuseppe d'Arimatea "non andò nel consiglio degli empi" nel senso che non si lasciò coinvolgere e non entrò in quel complotto contro il Signore oppure "non camminò secondo il consiglio degli empi", non piegò la sua volontà a quella degli empi intraprendendo con la sua decisione un cammino per la strada del bene.

 

Nella parte finale del primo versetto le diverse traduzioni (R e V) esprimono ancora  due concetti diversi.

R :  né si siede sul banco degli schernitori;

V : e non sedette sugli scanni di un contagio pestilenziale

 

A parte i diversi tempi del verbo "sedere" che, come nel primo caso, dilatano o restringono la gamma delle persone interessate, colpisce il fatto che si individuano due categorie differenti di persone (maestri) che siedono sulla cattedra (banco, scanni): precisamente: nella R si parla di "schernitori" mentre nella V si indicano persone che da uno scanno (cattedra, o banco) propagano un "contagio pestilenziale" come "untori di peste",

 

Mentre nella R si mette in evidenza il comportamento denigratorio ed irriverente di questi "maestri" nella V si evidenzia il maggior danno provocato dagli stessi, cioè la trasmissione ad altri con il loro diabolico insegnamento contagioso di false dottrine; la R ci esorta a non imitare gli schernitori che per definizione sono quelli che deridono con disprezzo ed oltraggiano altre persone, dimostrando così di non possedere amore (Carità), non conoscere e non appartenere a Dio (ved. i Giov. 4:7,8).

Il cristiano si trova sempre nel ruolo passivo del deriso, beffeggiato, vittima ed oltraggiato mai in quello dello schernitore, sempre nel ruolo del bersaglio mai in quello del proiettile!

 

Versetto 2

R.: ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e su quella legge medita giorno e notte.

V.: Ma la sua volontà nella legge del Signore mediterà giorno e notte nella sua legge

 

La differenza consiste nei due termini "diletto" (R.) e "volontà"(V.) e nei tempi diversi del verbo "meditare".

Nella R si mette in luce un uomo che ha realizzato pienamente il vivere dilettandosi nella legge del Signore e si afferma che vivere secondo la legge del Signore è per questa categoria di persone "beate" un diletto cioè una sensazione gradevole che prende e conquista l'anima.

Chi non vorrebbe vivere sempre in questo stato?

Certo tutti: ma, in questo stato di beatitudine,  si vive sempre o in alcuni momenti della nostra vita?

 

Per realizzare una vita vissuta costantemente nella legge del Signore, prima deve avvenire qualcosa di importante, cioè si deve sottomettere la carne!

Solo allora l'uomo camminerà guidato dallo Spirito di Dio e non cercherà altre vane, false gioie.

Ora, se pensiamo di sottomettere la carne con le nostre forze ci illudiamo ed a riprova di ciò analizziamo la Scrittura e ci accorgeremo che nessun uomo ne fu capace tranne il Signore Gesù; eppure bisogna riuscire in questa impresaper la beatitudine e salvezza dell'anima nostra.

 

Troviamo, dunque, assieme la via.

 

San Paolo, citando la Scrittura, si esprime così nella lettera indirizzata ai Romani:

"siccome è scritto: Non v'è alcun giusto, neppur uno.

Non v'è alcuno che abbia intendimento, non v'è alcuno che ricerchi Dio.

Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v'è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno." (Rom. 3:10-12)

Poi aggiunge:

"poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato.

Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti:

vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v'è distinzione;

difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio,

e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù," (Rom. 3:20-24)

 

È  la fede in Gesù Cristo che manifesta nell'uomo la giustizia di Dio poiché per mezzo di essa l'uomo riceve lo Spirito Santo che lo guida e lo plasma e, pur lasciandogli il libero arbitrio, lo convince "quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio" (Giov.16:8).

Notiamo: lo Spirito Santo CONVINCE, non forza!

 

San  Paolo dice ancora:

"Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto schiavo al peccato.

Perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio.

Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona;

e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no.

Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo.

Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.

Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me.

io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interno;

ma veggo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra.

Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte?

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato". (Rom. 7:14-25)

 

San Paolo riconosce che la carne lo rende schiavo del peccato e per questo egli stesso, con le sue azioni, non si diletta nelle vie del Signore, anche se con la propria volontà vorrebbe farlo; poi aggiunge e spiega il miracolo che si compie in lui ed in chi crede in Gesù, un miracolo che porta l'uomo ad operare secondo il volere di Dio, libero dalla schiavitù del peccato, dicendo:

 

"Non v'è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù;

perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte.

Poiché quel che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole,Iddio l'ha fatto; mandando il suo proprio Figliuolo in carne simile a carne di peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne,

affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito.

Poiché quelli che son secondo la carne, hanno l'animo alle cose della carne; ma quelli che son secondo lo spirito, hanno l'animo alle cose dello spirito.

Perché ciò a cui la carne ha l'animo è morte, ma ciò a cui lo spirito ha l'animo, è vita e pace;

poiché ciò a cui la carne ha l'animo è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio, e neppure può esserlo;

e quelli che sono nella carne, non possono piacere a Dio.

Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui.

E se Cristo è in voi, ben è il corpo morto a cagione del peccato; ma lo spirito è vita a cagion della giustizia." (Rom. 8:1)

 

Abbiamo detto che la cosa importante che deve avvenire nella vita dell'uomo è "sottomettere la carne"; ora sappiamo che per realizzare ciò non è sufficiente la nostra volontà e la nostra forza ma è indispensabile avere fede in Cristo Gesù il quale opererà in noi, con la Sua forza, la nostra salvezza: per questo diciamo che è Gesù Cristo il Salvatore.

 

 

Nella V si dice che "il beato ha concentrato la propria volontà nella legge del Signore": se lo ha fatto, è certamente perché in essa ha trovato il proprio appagamento spirituale, il proprio diletto, la propria gioia ma, come abbiamo visto la volontà dell'uomo è utile ma non sufficiente a fargli realizzare quanto vuole.

Affinché la nostra volontà diventi vincente (come abbiamo prima considerato) abbiamo bisogno dell'aiuto e della forza dello Spirito di Dio che, per la fede in Cristo Gesù, riceviamo in dono dal Padre.

 

Per questo nella V si dice che quell'uomo "mediterà" (in seguito, quando sarà diventato libero e padrone delle proprie azioni perseverando nella fede in Cristo – ved Giov. 8:31,32) giorno e notte nella legge del Signore, mentre quando nella R si dice che l'uomo "medita" ci si riferisce a colui che, liberato da Cristo, ora lo fa.

  

 

Versetto 3

R: Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d'acqua, il quale  il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà.

V: E sarà come un albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà il suo frutto nella sua stagione, e le sue foglie non cadranno.

 

Come per il versetto 2, anche qui i tempi verbali designano, come per la R, l'uomo che ha realizzato la nuova natura di libero ( R ) e colui che la realizzerà ( V ) (si aggiunge nella R: "… e tutto quello che fa, prospererà".

 

In questo versetto iniziamo a vedere i vantaggi di vivere nelle vie del Signore.

Il paragone con l'albero piantato presso i rivi d'acqua ci dice che non avremo più sete di cose che ci necessitano non solo per il corpo ma anche per lo spirito el'anima.

 

Per il corpo:

Non temeremo alcunché poiché ci poggiamo sulla Parola che ci ha fatto conoscere il nostro Signore e Salvatore Gesù che disse:

 

"Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete o di quel che berrete; né per il vostro corpo di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce. Non siete voi assai più di loro?

E chi di voi può con la sua sollecitudine aggiungere alla sua statura pure un cubito?

E intorno al vestire, perché siete con ansietà solleciti? Considerate come crescono i gigli della campagna; essi non faticano e non filano;

eppure io vi dico che nemmeno Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro.

Or se Iddio riveste in questa maniera l'erba de' campi che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà Egli molto più voi, o gente di poca fede?

Non siate dunque con ansietà solleciti, dicendo: Che mangeremo? che berremo? o di che ci vestiremo?

Poiché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.

Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Non siate dunque con ansietà solleciti del domani; perché il domani sarà sollecito di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno." (Matt. 6:25-34)

 

Per lo spirito:

Se siamo poveri in questo ci ricorderemo che Gesù disse:

"Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de' cieli. (Mat. 5:3)"

Come Santa Maria potremo sempre dire:

"…  lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore, (Luca 1:47)

 

Ci ricorderemo che:

"… ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, talché serviamo in novità di spirito, e non in vecchiezza di lettera. (Rom. 7:6)

Ci rammenteremo nelle prove ciò che ci dice San Paolo:

"… E se Cristo è in voi, ben è il corpo morto a cagione del peccato; ma lo spirito è vita a cagion della giustizia. (Rom. 8:10)

Saremo coraggiosi nel cammino della nostra vita:

" Poiché voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricader nella paura; ma avete ricevuto lo spirito d'adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre!" (Rom. 8:15)

" Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità, ma di forza e d'amore e di correzione. II Tim. 1:7)

Ci rallegreremo nella speranza della nostra salvazione perché:

"Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio;" (Rom. 8:16)

 

Per la nostra anima:

Non temeremo perché la Parola ci dice:

"O voi che amate l'Eterno, odiate il male! Egli custodisce le anime de' suoi fedeli, li libera dalla mano degli empi. (Sal. 97:10)

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